mercoledì 20 set 2017

<b>STORIE MONDIALI:</B> il Cile elimina la Spagna e cancella l’ombra del Condor

25 anni fa, il Maracanà fu teatro della peggior partita nella storia della nazionale cilena, quella in cui il Condor Rojas si ferì volontariamente, per tentare di squalificare il Brasile nella lotta per arrivare a Italia’90. Oggi, quel vergognoso ricordo che ancora pesava, è stato cancellato dalla vittoria sui campioni del mondo spagnoli

La pace col Condor: finalmente il Cile si è messo a posto col passato (foto: la rete)

La pace col Condor: finalmente il Cile si è messo a posto col passato (foto: la rete)

Aveva detto martedì che la prospettiva di veder di nuovo giocare la nazionale di cui fu a suo tempo portiere, per la prima volta dopo 25 anni, in quello stesso stadio Maracanà in cui tentò il tutto e per tutto e dove invece tutto finì ignomignosamente, non gli provocava «alcun sentimento». Eppure, Roberto El Condor Rojas aveva in passato riconosciuto di essersi «pentito amaramente» per quel gesto vergognoso che costò a lui la carriera, alla sua nazione la faccia, e che inflisse il sospetto di una maledizione eterna tra i suoi posteri. Un’onta e un sospetto, che ieri alcuni altri ex giocatori del Colo Colo come lui, quali Arturo Vidal, Alexis Sanchez e Jorge Valdivia hanno cancellato per sempre, rifilando due gol alla Spagna campione del mondo.

Il Maracanazo Cileno o Condorazo (dal nomignolo di Rojas), ebbe luogo a partire dal 3 settembre 1989 e per alcuni giorni a seguire. Le qualificazioni per i Mondiali italiani, che si sarebbero disputati l’anno dopo, volgevano al termine. Il Cile era nervoso perché il lancio di alcune arance in campo da parte della sua tifoseria, gli aveva fatto perdere il match in casa che gli spettava di diritto, e aveva dovuto affrontare il Venezuela a Mendoza, in Argentina, battendolo 5 a 0.

Tuttavia, il girone aveva preso una brutta piega ed arrivò a sfidare il Brasile al Maracanà con l’assoluto bisogno di vincere per passare. Secondo quanto dissero a suo tempo Sergio Livingstone e Pedro Carcuro del canale di Santiago TVN, la partita era «abbastanza equilibrata», ma a al quarto del secondo tempo le cose si misero male per gli ospiti: Zico portò i Verdeoro sull’uno a zero, lasciando i cileni virtualmente fuori dalla Coppa.

Tutto sembrava sul punto di essere perduto, quando, circa 21 minuti dopo, precisamente al 25esimo della ripresa, un bengala lanciato in campo dalla curva diede a Rojas l’occasione che aspettava e che, come si dimostrò dopo, che aveva addirittura premeditato fin dal prepartita. Dalle immagini TV, che non colgono il momento del lancio del petardo, sembrò davvero che il portiere fosse stato colpito: il bengala fumava copioso in area, mentre il giocatore si teneva la fronte, sdraiato a terra. In pochi secondi, gran parte dei suoi compagni gli si radunarono attorno, dando ad intendere dalle espressioni che la cosa era più grave del previsto.

I cileni chiedevano soccorsi e una barella, ma questi tardavano ad arrivare, e allora i Rojos decisero, con lo spirito patriottico di cui fanno abituale sfoggio, di caricare a braccia il portiere ferito e portarlo negli spogliatoi attraversando il campo del Maracanà. Quando il gruppo arrivò vicino alle panchine, la telecamera captò per un attimo Il Condor: la sua maglia da portiere era completamente imbrattata di sangue. I cileni, indignati, scesero negli spogliatoi e non vollero più tornare a schierarsi e l’arbitro, che dirigeva sotto un regolamento per cui al primo episodio violento si sarebbe dovuto sospendere la partita, di fatto, sospese la partita.

Il Brasile uscì tra gli applausi del pubblico mentre più o meno tutti si chiedevano come si sarebbe risolta la questione delle qualificazioni, poi venne il giorno dopo. Il giorno dopo, si trovarono delle immagini Tv più complete in cui si vedeva chiaramente che, in effetti, un bengala era stato tirato in campo. Si scoprì che era stata una tifosa a farlo, si chiamava Rosemery Mello do Nascimento, aveva 24 anni e da allora sarebbe stata soprannominata la Fogueteira do Maracanà. Rosemery era bellissima e il suo atto vandalico le regalò una certa fama: arrivò addirittura alla copertina di Playboy Brasile, senza lesinare lo sfoggio dei suoi reconditi prodigi nel servizio fotografico all’interno della rivista. Si trattava tuttavia di una notorietà effimera come poche altre e le cronache tornarono ad interessarsi di lei solo quando appresero della sua prematura morte dovuta, all’età di 45 anni, a un aneurisma cerebrale.

Ben più solida fu la fama che invece ricadde sul Condor Rojas, anche se meno stimata. Nelle nuove riprese, si vedeva infatti il bengala cadere a una certa distanza dall’estremo difensore cileno, un fatto che, unito alla ferita da taglio e senza bruciatore che questi aveva in fronte, destava ragionevoli sospetti sull’accaduto. E allora la montatura cadde. Il Condor fu messo sotto pressione e confessò: si era nascosto una lametta da barba nei guanti e, quando, vide cadere il bengala, strinse i denti e si provocò un taglio profondo sulla fronte.

La sua sincerità postuma, però, non fu premiata. Alcuni compagni di squadra dissero: «Ha sbagliato, ma l’ha fatto per il Cile, non per sé stesso» e gli rimasero vicino. La FIFA non la prese così bene e lo squalificò a vita. «Da bambino nessuno mi ha mai insegnato ad essere disciplinato, volevo solo dare al Cile possibilità di giocare i Mondiali», avrebbe detto poi Rojas, che fu capace di parate formidabili, nessuna delle quali però, riuscì mai a marcare la memoria collettiva come fece il Maracanazo Cileno. Un ricordo che un popolo orgoglioso come questo ha sofferto fino a ieri con la forza inaudita delle cose intime. Una colpa che poteva espiare solo sul campo, come ha fatto ieri, dopo 25 eterni anni di penitente attesa.

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