mercoledì 24 mag 2017

Qualificazioni #Russia2018: Argentina ancora a secco di vittorie, il Brasile rimane un tabù

Il superclasico del Cono Sud finisce 1 a 1, con reti di Lavezzi e Lucas Lima. Albiceleste superiore nel primo tempo, ma in debito d’ossigeno sul finale, nonostante gli ingressi di Gaitàn, Lamela e Dybala. Martedì prossimo, a Barranquilla, sfida chiave con la Colombia di Pekerman

Pareggio amaro: sia Argentina che Brasile speravano nei tre punti al Monumental. (foto: La Rete)

Pareggio amaro: sia Argentina che Brasile speravano nei tre punti al Monumental. (foto: La Rete)

Buenos Aires – Più Argentina che Brasile. Più occasioni albicelesti che verdeoro. Eppure, a dieci minuti dal triplice fischio, buona parte del pubblico del Monumental di Buenos Aires avrebbe firmato per il pareggio. Dopo un’ora di superiorità infatti, la Selecciòn si è ritrovata a corto di energie, e se David Luiz non si fosse fatto cacciare per un’entrata a piedi uniti sulla tibia di Lucas Biglia – per fortuna senza conseguenze – i carioca avrebbero anche potuto tentare il colpaccio in extremis.

Dopo il rinvio del big match a causa di un maltempo di proporzioni bibliche, il Brasile più povero degli ultimi anni ha dunque affrontato un’Argentina in crisi di indentità, per la quale – Martino dixit – raggiungere due finali nell’arco di un anno senza portarne a casa nemmeno una si è rivelato un duro colpo dal punto di vista morale. «Non sembrava nemmeno uno stadio argentino, si percepiva la tensione della gente e questo ci ha aiutato» ha poi dichiarato Carlos Dunga in conferenza stampa, stuzzicando l’orgoglio dei più.

Privo di Messi, Aguero, Tevez, Pastore, Zabaleta e Garay, il Tata Martino ha quindi puntato sul tridente Di Maria – Higuaìn – Lavezzi, accompagnato da un centrocampo a tre con Mascherano a ringhiare davanti alla difesa, Biglia a svariare in lungo e in largo come la tradizione argentina del numero “5” impone, e Banega trequartista. Per lui, inizio in sordina con successivo crescendo, fino a fallire l’occasione che avrebbe potuto chiudere i conti.

In difesa, la coppia centrale Otamendi – Funes Mori regge bene, con l’ex River (ora Everton) a coprire le folate offensive di Marcos Rojo sulla sinistra. Sulla destra, Facundo Roncaglia non è Pablo Zabaleta, ma Di Maria gli dà una grossa mano tornando e ripartendo in verticale, macinando chilometri che poi pagherà sul finire del tempo. Alla mezz’ora è proprio “Spaghetto”, con la 10 della “Pulce” sulle spalle, a ricevere palla da Banega nella propria metà campo: brusca sterzata a sinistra a mettere fuori causa due marcatori, apertura sulla destra per Higuaìn, cross in mezzo del Pipita e zampata puntuale del Pocho Lavezzi, che firma il primo gol argentino in queste qualificazioni dopo lo 0-2 con l’Ecuador e lo 0-0 con il Paraguay. Il Brasile, che fin’ora aveva aspettato le mosse avversarie per colpire di rimessa, è poca cosa, con Neymar che svaria sulla tre quarti in modo sterile, finendo il più delle volte per giocare da solo.

Secondo tempo: Otamendi scende sulla destra, scambia con Higuaìn sulla tre quarti e serve Banega, che dal limite, dopo un rimpallo, prende il palo. I padroni di casa si rilassano e 10 minuti dopo, sul fronte opposto, Dani Alves mette in mezzo un cross di esterno destro per la testa di Douglas Costa (Bayern Monaco) che centra la traversa. Il pallone arriva infine a Lucas Lima (Santos) che lo mette alle spalle di Romero, finora quasi mai chiamato al dovere.

Il Brasile fiuta la ormai cronica incertezza albiceleste: mentre l’esterno dell’Atletico Madrid Filipe Luis spinge sulla sinistra, David Luiz gioca d’anticipo recuperando palloni importanti a centrocampo e azzardando sortite offensive, per poi salvare un paio di volte il risultato su contropiede argentino. Di fronte al visibile calo fisico dei suoi, Martino butta nella mischia Gaitàn per Lavezzi, Lamela per Banega e Paulito Dybala per Higuaìn, applaudito dopo i mugugni iniziali, ma il risultato rimarrà invariato fino alla fine.

Le facce di Mascherano & Co. all’uscita sono comprensibilmente serie, per aver seminato molto e raccolto assai poco. Se la classifica, per quanto precoce, è la peggiore nella storia delle qualificazioni mondiali argentine, con 2 punti su 9 disponibili e penultimo posto davanti al Venezuela, l’ultima vittoria ufficiale contro il Brasile risale addirittura al giugno del 2005 (qualificazioni a Germania 2006), quando sulla panchina c’era Nestor Pekerman, adesso alla guida della Colombia. Martedì, nella tropicale Barranquilla, con Mascherano in forse per una contrattura, i vicecampioni del mondo andranno a caccia di quei tre punti di cui hanno tanto bisogno per risollevare la testa.

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