<b>PURO FUTBOL:</b>Uruguay, l’ultima qualificata d’America

L’analisi delle sudamericane qualificate al Mondiale arriva alla sua penultima tappa con la temibile seleccion charrua, custode della famosa garra uruguya – ovvero la grinta celeste – e convinta di essere stata quattro volte campione del mondo come l’Italia

Grida bene chi grida ultimo: Uruguay, qualificata all'ultimo respiro (foto: la rete)

Grida bene chi grida ultimo: Uruguay, qualificata all’ultimo respiro (foto: la rete)

L’ultima nazionale sudamericana classificata al mondiale brasiliano del 2014 è l’Uruguay fresco di qualificazione dopo aver eliminato nello spareggio internazionale la modesta nazionale della Giordania. Gli uomini del “maestro” Oscar Washington Tabarez hanno passeggiato a Montevideo, dopo il rotondo cinque a zero inflitto ai rivali in terra medio orientale e si presenteranno alla coppa del mondo come teste di serie. E che nessuno si lasci ingannare dalla qualificazione in extremis, perché quelli della celeste non sono di certo gli ultimi arrivati, come confermato dal terzo posto al mondiale sudafricano e dalla conquista della Coppa America nel 2012, niente meno che in casa dell’Argentina di Leo Messi.

Il calcio, nella Republica Oriental de Uruguay, è stato fin dalla fine dell’ottocento uno degli elementi chiave per la creazione di una coscienza nazionale. I risultati sono sotto gli occhi di tutti; 19 tornei in bacheca, tra cui due mondiali di calcio (1930 e 1950), due ori olimpici (1924 e 1928) e quindici coppe America, niente male per uno Stato di 3 milioni e mezzo di abitanti. Non tutti sanno che, poi, gli uruguayani si considerano tetracampeones del mondo, in quanto i giochi olimpici del 1924 e del 1928 furono gli unici organizzati dalla Fifa e, per questa ragione, sulla tradizionale uniforme celeste compaiono 4 stelle, proprio come sulla casacca azzurra della nazionale italiana.

Le rivali storiche della Seleccion Charrua, come viene detta la popolazione uruguayana per la discendenza dall’omonima, antica popolazione, che viveva anticamente in quel territorio, sono le altre due grandi potenze calcistiche sudamericane, il Brasile e l’Argentina. Se è vero che a livello statistico la celeste ha più partite perse che vinte con queste due squadre, è anche vero che molte delle vittorie ottenute sono rimaste nella storia del calcio. La più nota, che è forse anche la più ricordata, è quella che passò agli annali come Maracanazo, quando nella finale della coppa del mondo 1950 i charruas furono capaci di battere per 2 a 1 i favoritissimi carioca nella loro casa, lo stadio Maracanà di Rio de Janeiro.

La nazionale uruguayana di oggi è una squadra che può affrontare e battere qualunque altro team del mondo. Se è vero che alcuni giocatori emblematici come l’ex inter, Diego Forlan, e il centrale del West Bromwich, Diego Lugano, hanno abbondantemente passato i trenta, è anche vero che altri hanno ormai raggiunto l’apice della loro carriera. Su tutti l’ex bomber del Napoli, Edinson Cavani, e il centravanti del Liverpool, Luis Suarez, sulla carta una delle coppie d’attacco più forti del mondo.

Molti i nazionali uruguayani che militano nel campionato italiano; da Walter Gargano del Parma ad Alvaro “Palito” Pereira dell’Inter, e ancora Diego Perez del Bologna, Alvaro Gonzalez della Lazio e Marin Caceres della Juventus. Una squadra di grandissima qualità ed esperienza, che nessuna nazionale si augura di ritrovare nel proprio girone in Brasile.

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