mercoledì 20 set 2017

<b>PURO FUTBOL:</b> un Messico localista, spera in un Mondiale storico

Con un’eliminazione agli ottavi come miglior risultato in bacheca, lo scanzonato (e quasi indisciplinato) Messico arriverà alla Coppa del Mondo con qualche perlina del campionato italiano e qualche altra vecchia conoscenza europea. Ma il suo inizio non sarà facile: è in girone con Brasile, Croazia e Camerun

A testa alta: il Messico sbarca in Brasile in un girone di ferro (foto: la rete)

A testa alta: il Messico sbarca in Brasile in un girone di ferro (foto: la rete)

L’altra nazionale ispano parlante uscita vincitrice dallo spareggio per entrare al mondiale 2014 è il Messico, che per l’occasione ha battuto 5 a 1 in casa e 2 a 4 in trasferta i semi professionisti della Nuova Zelanda. La nazionale messicana ha conquistato così la sua quindicesima partecipazione ai mondiali di calcio, dove spera di poter migliorare i due quarti di finale conquistati nelle due edizioni che l’hanno vista nelle vesti di organizzatrice, ovvero il 1970 e il 1986, ad oggi il miglior risultato ottenuto.

Tuttavia, l’esordio brasiliano del Messico non sarà dei più facili. Finiti nel girone A dopo un’estrazione piena di sospetti e accuse, dovranno affrontare il Camerun, la Croazia e nientemeno che i padroni di casa: il Brasile.

La prima apparizione di una sorta di nazionale messicana è del 1923, quando l’unica squadra composta da giocatori messicani del campionato locale fu invitata a giocare una partita amichevole con la vicina nazionale del Guatemala. Pur non entrando nelle statistiche ufficiali, quel match viene ricordato come il primo della selezione messicana. Dopo anni passati a fare da vittima sacrificale alle nazionali di turno, fu nel 1970, nel primo mondiale giocato in casa, che la squadra ottenne la sua prima goleada; un 4 a zero ai danni della piccola nazionale di El Salvador. Grandi aspettative venivano riposte nella squadra che ospitò il mondiale nel 1986, soprattutto per la presenza del bomber del Real Madrid, Hugo Sanchez. Anche in quella occasione, però, i chicanos non riuscirono a superare i quarti di finale.

Il Messico di oggi è una squadra imprevedibile, anche per se stessa, nella quale uno dei problemi irrisolti è quello della disciplina. Ai festaioli giocatori della selezione, infatti, viene spesso rimproverato un impegno non sufficiente e comminate squalifiche per condotta non ortodossa. Condotta irregolare che, storicamente, non è appannaggio dei soli giocatori, come testimoniato dalla dalla vicenda dei cachirules, con la squalifica di due anni applicata alla federazione messicana nel 1988 dopo che questa aveva schierato diversi giocatori al di fuori del limite d’età alle qualificazioni per il mondiale Under-20 che si sarebbe giocato in Arabia Saudita nel 1989.

Al mondiale brasiliano la nazionale messicana cercherà di migliorarsi, anche se ancora non è sicuro che lo farà avvalendosi dei pochi giocatori che militano in campionati diversi da quello locale. Il commissario tecnico Herrera, infatti, ha rinunciato a loro anche nei due incontri del ripescaggio e non ha ancora chiarito se tornerà a convocarli per la fase finale. Tra loro il centravanti del Manchester United, Javier Chicharito Hernandez, l’ex fantasista del Barcellona, Giovanni Dos Santos, oggi in forza al Villareal, dove gioca anche il connazionale Javier Aquino, e il centrocampista del Valencia Andres Guardado. La dimensione locale del calcio messicano è dimostrata anche dalla storica assenza di giocatori nella serie A italiana, i cui unici nomi entrati negli annali sono quelli anonimi, di Pedro Pineda (Milan), Héctor Altamirano (Cremonese), Mario García (Varese), Javier Ledesma e Alejandro Galván (Inter).

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