mercoledì 20 set 2017

<b>Puro Futbol:</b> Keylor Navas, il moccioso in guanti bianchi

Il secondo portiere di una delle squadre più forti al mondo è anche il più grande in assoluto, nella sua piccola Nazione di fanatici del calcio. Un giorno i genitori partirono e lui stava diventare l’ennesimo latino cresciuto al sud e trapiantato negli USA, invece rimase a casa col nonno e finì per giocare nel Real Madrid e parare un glorioso rigore ai Mondiali

Keylor Navas: un moccioso in guanti bianchi. (foto: la rete)

Keylor Navas: un moccioso in guanti bianchi. (foto: la rete)

San José – La cittadina ha un nome lunghissimo ed altisonante: San Isidro de El General Pérez Zeledón e, proprio del Costa Rica, paese senza esercito, celebra le gesta di un generale che non ha combattuto nessuna battaglia. 130 chilometri a est della capitale San José, incassata in una valle tra le montagne della cordigliera, San Isidro (ma ai locali piace chiamarla semplicemente El Centro) è la città natale di Keylor Navas, il portiere sensazione dei Mondiali brasiliani del 2014, il vice Casillas che ora scalpita sulla panchina del Real Madrid.

Il calcio, anzi il fútbol, è sempre stato la passione di casa Navas. Il papà di Keylor, Freddy, ha giocato alcune stagioni nel Municipal Pérez Zeledón, la squadra locale relegata nei campionati minori. Con il padre, Keylor conosce i campetti della provincia, terreni di gioco sempre al limite della praticabilità, che non conoscono le mezze misure: se piove si affonda nel fango e se c’è sole si pesta terra dura come il cemento.

   La carriera di Freddy Navas non dura a lungo. A tirare calci al pallone, anche se in serie B, non si guadagna nulla e a San Isidro le opportunità di lavoro mancano. Bastano un paio di annate raminghe e le famiglie, che qui si dedicano quasi solo all’agricoltura, devono guardare altrove. Per anni questa soluzione è stata emigrare negli Stati Uniti e anche i Navas non sfuggono alla logica. Lasciano Keylor con i loro genitori e se ne vanno in cerca di fortuna. Così, il bambino e il nonno si trovano ad avere un sacco di tempo da spendere a bordo campo, a vedere le partite del Municipal che raggiunge finalmente la Prima divisione e quelle delle serie minori, dove i futuri protagonisti del calcio costaricano muovono i primi passi.

   Sono gli anni Novanta e Keylor, classe 1986, può finalmente vestire la sua prima casacca. È quella dell’Adefip, una scuola calcio per bambini: vuole diventare portiere e come numero uno viene notato dagli osservatori. Ha talento, non ha paura, si butta sul pallone come se dovesse rubarlo e portarselo a casa. Il suo allenatore di allora, però, dubita. Gli fa giocare un tempo da portiere e poi lo mette in mezzo al campo perché, oltre a saperci fare tra i pali, il ragazzino ha pure i piedi buoni. Anche nelle partitelle di quartiere –la mejenga– Keylor preferisce giocare in attacco, divertendosi a scontrarsi con le difese rivali. A sedici anni, però, con un assegno da duemila dollari, viene a prenderselo proprio il club più famoso del paese, il Saprissa. Non è più tempo di indugi, Keylor diventa portiere a tempo pieno e fa tutta la trafila delle giovanili. L’appartenenza alla maglia, in un paese piccolo come il Costa Rica, è cosa seria e dura vita natural durante.

   Navas è un morado, un viola, e come tale fa il suo esordio in Prima divisione nel 2005. Nel frattempo ha avuto come maestro il miglior portiere che abbia mai solcato i campi di calcio del Costa Rica. È Gabelo Conejo ed i più vecchi lo ricorderanno difendere la porta costaricana nel Mondiale di Italia ‘90. Baffoni, grande agilità, uscite spericolate, Conejo negò il goal a gente come Brolin e Bebeto. La sua generazione ha scritto una delle pagine più affascinanti del calcio centroamericano e proprio da quell’insegnamento è nata la nazionale costaricana che ha stupito ai mondiali brasiliani. Ragazzi forgiati con pazienza e severità tra cui, appunto, Navas che, intanto, alterna le prestazioni con il Saprissa a quelle con le nazionali minori.

   Arriva anche a un campionato mondiale, quello Under-17, dove la Costa Rica perde ai quarti di finale contro una Colombia, che schiera tre ragazzini destinati agli stadi italiani: Zapata, Guarín e Armero. Il Saprissa, intanto, fa incetta di titoli. Mentre Navas è il suo portiere, la squadra vince sei campionati nazionali e, come un percorso naturale, le frontiere costaricane diventano strette. C’è la Spagna che chiama, ma il Saprissa non vuole lasciarlo andare. Il club è in mano al messicano Vergara e ci vuole un lungo tira e molla prima che Navas approdi all’Albacete, nella Seconda divisione iberica, con la maglia che venti anni prima era stata proprio di Gabelo Conejo.

   Una sola stagione in questo stadio, e poi nel 2011 il tico arriva al Levante. La squadra che l’anno scorso gli dà la consacrazione. È tra i migliori portieri della Liga e gioca un Mondiale da sogno. Il rigore parato al greco Gekas, che apre le porte ai quarti di finale, è uno di quei momenti che rimarranno indelebili nella memoria popolare costaricana. Il Real Madrid è lì che bussa alla porta. Dalle pozzanghere di San Isidro al campo immacolato del Santiago Bernabeu sembra essere passato solo un momento.

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