Mondiali, chiacchiere a zero: adesso si gioca

Un falso Ronaldinho si è inginocchiato davanti al vero Messi. Pirlo ha criticato Sabella. Maradona ha criticato Sabella e Pelé. Pelé ha detto sono il migliore, ma non so con chi vorrei giocare in finale. Tevez va in vacanza e se ne frega. Sono gli ultimi sprazzi di chiacchere prima che il fischio d’inizio non dia la parola all’unico vero oracolo: il calcio

Bando alle ciance: iniziano i Mondiali in Brasile (foto: la rete)

Bando alle ciance: iniziano i Mondiali in Brasile (foto: la rete)

I giochi sono fatti, i minuti sono pochi: è arrivato il giorno che tutti attendono da quattro anni, il fischio d’inizio di Brasile 2014. E per un Mondiale in cui le polemiche sono iniziate da mesi, non poteva che essere una vigilia chiacchierata, l’ultima vera giornata da comari in piazza, prima che gli echi delle parole sfumino dietro al suono dei calci al pallone e i boati delle curve. Come al solito, tra i più chiaccheroni c’è stato O Mais grande: Pelè, il quale si è dimostrato incerto sui suoi desideri, dicendo prima che sognava che i suoi andassero in finale con la Spagna e poi con l’Uruguay, ma sicurissimo invece sul fatto di essere il migliore: sono O mais grande di nome e di fatto, ha appunto ricordato il funambolo d’altri tempi, aggiungendo: «Se avessi giocato in questi di tempi, di gol ne avrei fatti mille in più».

A fargli subito eco è stato l’unico chiacchierone del calcio più grande di lui: Dios, Diego Armando Maradona Franco. El Pibe de Oro, che si occuperà di fare le telecronache per la rete venzuelana Telesur in compagnia del Poeta del Futbol, Victor Hugo Morales, che nell’86 lo battezzò in diretta Barrilete Cosmico (Aquilone Interstellare) dopo il gol del secolo contro gli inglesi, è sbarcato in terra gialloverde e ha detto: «Se ne torni nel museo da cui è scappato», in riferimento al suo storico arci-nemico, con cui diverse volte ha detto di non voler più parlare, perché, secondo un vecchio mito sempre smentito dal diretto interessato, «Pelè ha perso la verginità con un ragazzino».

Non contento, Diego ha sparato anche contro al suo successore nella panchina dell’Argentina, Alejandro Sabella: «Dovevamo portare un attaccante puro come Suarez!», ha detto il Pibe. Si riferiva a Tevez, che secondo lui è stato escluso per aver commesso l’errore di «criticare Grondona – presidente dell’Afa e contabile della Fifa – e Bilardo», suo assistente tecnico ai Mondiali in Sudafrica. «Non so perché lo dica, non c’è niente di vero», ha ribadito subito l’Apache, uno dei grandi esclusi “sani” di questa Coppa, secondo cui il motivo della mancata convocazione non cela nessuna cospirazione, ma solo «una questione di gusti» di Sabella che poi non lo preoccupa nemmeno più di tanto, dato che non vedrà le partite e si dedicherà alle vacanze.

«Io invece l’avrei portato», ha variato sul tema Andrea Pirlo da Magaratiba, la Coverciano tropicale in cui si allenano gli Azzurri, chiarendo poi però che alla Juve non si sogni di rubargli il posto da artigliere delle punizioni: «Sembrano facili da calciare, ma non lo sono», ha precisato il nostro smorto. Certo, dalla quiete del ritiro italiano è facile fermarsi e ragionare. Mica come l’Uruguay, che si è allenato davanti a uno stadio stracolmo, o l’Argentina, che a Belo Horizonte ha provato non solo davanti a spalti strapieni, ma davanti a spalti che non appena l’allenamento è finito, si sono riversati in campo invadendolo. Tra i tifosi deliranti, c’era anche un eccezionale sosia di Ronaldinho, che si è inginocchiato davanti a Messi. Questo è quanto per la vigilia, da oggi si fa sul serio.

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