L’Uruguay porta in Brasile il fantasma del Maracanazo

Un’ingegnosa pubblicità dello sponsor tecnico della nazionale oriental, sveglia brutti ricordi negli animi dei brasiliani, anzi, sveglia il loro peggior incubo: il fantasma del 1950

Sul luogo del delitto: Il fantasma del '50 entra al Maracanà (foto: la rete)

Sul luogo del delitto: Il fantasma del ’50 entra al Maracanà (foto: la rete)

Il calcio innanzitutto era uno sport, era divertimento, dopo-lavoro, poi diventò una professione ed ora i più critici lo demoliscono definendolo puro business, dove lo spettacolo è rinchiudersi in casa davanti ai televisori e starsene comodi sul divano, fra una pubblicità e l’altra, senza più idoli e con giocatori che vanno e vengono per strappare un nuovo contratto milionario. Ma a certe latitudini il football si chiama ancora fútbol, ha ancora un’anima nobile e somiglia più ad una religione che ad un semplice sport.

Tutte le religioni però hanno i loro diavoli, i loro fantasmi, e anche questa non fa differenza. Se lo ricordano bene i tifosi del River Plate che appena due anni fa girando per Nuñez si trovarono di fronte al Fantasma de la B. Se lo ricordano ancora meglio i tifosi dell’Independiente, ai quali è toccata la stessa sorte il semestre scorso. Ora è il momento del Brasile di rivivere i fantasmi del passato.

A sette mesi dall’inizio dei Mondiali di Calcio sono definite tutte le partecipanti al torneo e, con gran dolore carioca, l’ultima squadra sudamericana ad essersi qualificata è l’Uruguay di Oscar Washington Tabarez, dopo la larga vittoria sulla modesta Giordania nello spareggio Interzona. Un Mondiale senza l’Uruguay sarebbe stata una manifestazione acefala e senza un pezzo di storia fondamentale, specialmente per un Mondiale giocato in terra sudamericana come questo.

Eppure, in Brasile c’è già chi fa gli scongiuri, perché da una settimana per le strade di Rio de Janeiro è stato avvistato “El Fantasma del 50”.

Così Puma, sponsor tecnico della Celeste, ha voluto festeggiare la qualificazione alla fase finale: con uno spot che vede protagonista il Fantasma, con un 50 stampato a tutta schiena. Il Fantasma, per l’occasione a tinte non più bianche ma celesti, si aggira per le spiagge della costa mentre spaventa i turisti, gioca a pallone e beve tranquillo un bicchiere al bar, per arrivare fin dentro al tempio del fútbol brasiliano per eccellenza: quel Maracanà che 63 anni fa vide nascere la sua leggenda.

Il “disastro del Maracana”, così è conosciuta la vittoria nella partita finale del Mondiale 1950, l’unica edizione fino ad oggi disputata sul suolo brasiliano, dell’Uruguay ai danni della formazione locale strafavorita, davanti ai quasi 200.000 spettatori che festeggiavano già dal mattino una vittoria che non era mai stata messa in discussione. Addirittura in vantaggio, il Brasile si fece rimontare dalle reti di Schiaffino e Ghiggia (unico calciatore ancora in vita presente quel giorno) regalando la vittoria alla Celeste e aggiungendo alla storia del calcio un capitolo tutto nuovo alla voce Maracanazo. Le cronache successive parlano di suicidi ed infarti sugli spalti causati dalla sconfitta inattesa e brutale. Assurde, per qualcosa che non è una religione.

La pubblicità, divertente ed ingegnosa, è diventata subito virale ed in breve ha fatto il giro del mondo, con tanto di canale Youtube e pagina Facebook con più di centomila fans, suscitando ilarità ma anche qualche polemica fra la stampa brasiliana, che ha risposto a tono alla provocazione sottolineando che quello del ‘50 fu l’ultimo titolo mondiale vinto dai rivali e ribadendo di essere ora protetta “dall’angel del pentacampeonato”. Anche fra gli stessi giocatori uruguagi lo spot non è stato digerito benissimo, come ha confidato Diego Lugano, che in Brasile ha giocato per 3 anni: «Non è quello che pensiamo in Nazionale», ha detto il capitano, «l’importante è mantenere un profilo basso e questo spot non credo ci aiuti».

Quel che è certo è che fra poco non si scherzerà più e a parlare, come al solito, sarà il campo. Il Brasile si presenterà con i favori del pronostico e con l’obbligo di vincere, l’Uruguay invece appare ridimensionato rispetto alla squadra che vinse l’ultima Coppa America in Argentina. Proprio come nel 1950 e, ovviamente, proprio come nel 1950 la finale si giocherà al Maracanà. Ci saranno sei partite prima di conoscere le finaliste, ma El Fantasma del 50, nel frattempo, sarà lì ad attenderli.

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