mercoledì 22 nov 2017

Chilavert: da portiere a contestatore, non vuole i poveri vicino a casa

La sua abilità nei calci piazzati ne hanno fatto il portiere con più gol in carriera, mentre adesso, guida una protesta di residenti in Argentina per opporsi alla costruzione di case popolari vicino al suo quartiere: “le nostre proprietà perderanno valore”, dice dopo essersi riunito con il Sindaco

E’stato ed è tuttora uno dei più grandi miti del calcio: ha segnato 62 gol in carriera giocando nel ruolo meno indicato per farlo, quello del portiere. Ora però non sono più i suoi rigori a portarlo in prima pagina, ma la sua voglia di rigore. Il paraguaiano Josè Luis Chilavert ha infatti rilasciato ieri un’intervista ad una radio argentina in cui si presentava come il capo di una protesta di residenti della cittadina di Ezeiza, circa 60 km fuori Buenos Aires (e sede dell’aeroporto internazionale della capitale), che si vogliono opporre alla costruzione di case popolari nei pressi del quartiere che abitano.

“I palazzoni faranno perdere valore alle proprietà su cui abbiamo investito”, ha detto candidamente Chila-gol,  alludendo al fatto che i poveracci a cui verrebbero assegnati gli appartamenti statali vivono ora in una baraccopoli, in condizione da terzo mondo, e che quindi gli agenti immobiliari della zona non valuteranno granché le proprietà adiacenti a questa turba di straccioni.

Da bravo capo rivolta, colui che la stimata classifica IFFHS indica essere il miglior portiere sudamericano della storia, nonchè il sesto miglior portiere del mondo, si è incontrato ieri con il sindaco del comune in cui risiede, protestando poi all’uscita della riunione “per l’atteggiamento superiore del politico”, che invece di ascoltare i reclami di Chilavert e dei suoi vicini avrebbe solo “tenuto un monologo”.

Ora, c’è da vedere a quali strategie di piazza ricorrerà il portiere che fece la gloria della squadra argentina del Velez Sarsfield, nonchè della propria nazionale, il Paraguay, vestendo la cui maglia una volta segnò anche un rigore a Higuita, oppure, con cui sputò in faccia al brasiliano Roberto Carlos, per averlo chiamato dispregiativamente “indigeno”.

 

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