Brasile, il calcio nel pallone: il futebol verdeoro in balia di sé stesso

Serie A brasiliana in confusione per la nascita di un torneo alternativo al campionato nazionale e alla coppa di lega, fondato dai principali club degli stati meridionali del paese. Tra i possibili dirigenti della neonata federazione anche l’ex rossonero Leonardo. Il dilemma organizzativo di un paese grande come un continente

Scontro in area: il calcio brasiliano vive giorni di conflitti e secessioni. (foto: la rete)

Scontro in area: il calcio brasiliano vive giorni di conflitti e secessioni. (foto: la rete)

Grande è la confusione sugli stadi del Brasile. 13 club affiliati alla CBF (Confederação Brasileira de Futebol) hanno dato vita negli ultimi giorni alla Liga Sul-Minas-Rio, un torneo da giocare nella regione meridionale del paese e da integrare alle due maggiori competizioni calcistiche già esistenti, il campionato di serie A, conosciuto popolarmente come Brasileirao, e l’ambita Copa do Brasil.

Flamengo, Fluminense, Cruzeiro, Atlético Mineiro, Grêmio, Internacional di Porto Alegre, Atlético Paranaense, Coritiba, Joinville, Avaí, Figueirense, Chapecoense: questi i 12 club della prima divisione verdeoro – ai quali si aggiunge il Criciúma Esporte Club, appartenente alla serie cadetta – che il 10 settembre hanno levato il loro grido al cielo pretendendo «maggior rilevanza e autorità nella discussione riguardo il futuro del calcio brasiliano», per poi annunciare la creazione della nuova competizione, sulla quale prevalgono per ora più dubbi che certezze.

Come ogni secessione che si rispetti, anche quella del futebol verdeoro è stata innescata dai ribelli stati del sud, nello specifico Rio Grande do Sul, Santa Catarina, Paranà, Minas Gerais e Rio de Janeiro. Il calcio brasiliano non è nuovo a improvvisazioni di questo tipo: la neonata Liga Sul-Minas-Rio sorge infatti dalle ceneri dell’ormai “estinta” Copa Sul, competizione ufficiale a 12 squadre disputata tra il 1999 e il 2002 negli stati di Minas Gerais, Santa Catarina, Rio Grande do Sul e Paraná, nata come gesto di reazione di fronte al macchinoso funzionamento dei loro rispettivi campionati statali.

Ciò che infatti rende unico il calcio brasiliano è la storica integrazione di un ampio numero di campionati a carattere regionale (Campeonatos Estaduais, Campionati Statali), spesso e volentieri creati al principio del ‘900, con il campionato nazionale vero e proprio, il così detto Brasilerao, svoltosi per la prima volta nel 1971: mentre i primi hanno luogo da gennaio a marzo, Brasilerao e Coppa del Brasile occupano la seconda parte della stagione, dando accesso alle blasonate Copa Libertadores e Sudamericana, corrispondenti grossomodo alle europee Champions ed Europa League.

Le ragioni di un’organizzazione così frammentata sono per lo più logistico-geografiche: in un paese grande come un continente, diviso in 26 stati, la competitività sportiva è andata sviluppandosi principalmente tra le città di uno stesso stato, dando vita a derby locali quali Flamengo-Fluminense per lo stato di Rio de Janeiro, Corinthians-Palmeiras per quello di San Paolo o ancoraGrêmio-Internacional a Porto Alegre, molto più attesi degli scontri tra big di stati differenti.

Secondo il regolamento presentato in settimana – ma non ancora approvato ufficialmente dalla CBF brasiliana – il nuovo torneo quindi, da disputare nel primo semestre del 2016, prevede la partecipazione di 12 squadre (14 per il 2017), 2 per ogni stato organizzatore, più gli invitati di lusso della regione di Rio de Janeiro, la prestigiosa e influente coppia “Fla-Flu” (Flamengo-Fluminense).

Presidente provvisorio della Liga Sul-Minas Rio sarà, fino a dicembre, Gilvan de Pinho Tavares, presidente del Grêmio di Porto Alegre, che tra i suoi possibili futuri successori ha recentemente fatto il nome di Leonardo Nascimento de Araújo, meglio noto come Leonardo, centrocampista del Milan tra il ‘97 e il 2011 e in seguito allenatore dei rossoneri, dell’Inter e del PSG. L’abitudine a lavorare all’estero dell’ex campione del mondo ’94, nonché i suoi alti onorari, hanno fatto però sorridere non pochi addetti ai lavori, insinuando il dubbio che fare il nome di Leonardo sia stata solo una trovata pubblicitaria per far guadagnare visibilità al progetto.

Nonostante le perplessità iniziali, il presidente federale Marco Polo Del Nero, eletto nell’aprile del 2014, non ha chiuso le porte al progetto, ricordando che «il Brasile deve pensare come un paese continentale, valorizzando l’aspetto nazionale senza dimenticare i propri regionalismi». Puntuale è arrivata l’opposizione di 14 dei 16 club di serie A del Campionato Statale di Rio de Janeiro – l’esotico Campeonato Carioca – i quali, non apprezzando il passaggio della coppia Fla-Flu nel bando dei secessionisti del sud, hanno rilanciato la posta proponendo la ripresa del torneo interstatale tra la regione di Rio e quella di San Paolo (Torneio Rio-São Paulo), disputatosi regolarmente tra il 1950 e il 1966 e tra il 1997 e il 2002.

Grande è dunque la confusione sotto il cielo del Brasile, che la situazione sia eccellente o meno per giocare a pallone solo la storia potrà dirlo.

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