Boxe: Marquez stende Paquiao, fine di un mito, vendetta di una stella VIDEO

Il dio filippino della boxe è svenuto sotto i pugni di chi sosteneva di averlo già battuto tre volte. Marquez è un pugile inferiore per potenziale e per risultati, ma col naso spaccato a comunque sconfitto il miglior pugile interpeso al mondo e adesso va per Mayweather

Finale inatteso: il manifesto dell'incontro di ieri (foto: la rete)

Finale inatteso: il manifesto dell’incontro di ieri (foto: la rete)

Per vedersi riconosciuta la vittoria, lo ha dovuto praticamente ammazzare. Le ultime volte che lo aveva visto, aveva sempre detto di averlo battuto, ma i giudici non erano stati d’accordo: il campione è Manny Paquiao, avevano detto, il quale si era sempre mostrato sveglio e salterino, esattamente il contrario di ciò che è apparso ieri, pochi minuti prima di perdere i sensi e dormire sul ring il sonno dei giusti per due lunghissimi minuti. Sport ingrato, questo che vuole i suoi giocatori vincitori o mezzi morti, che mentre i suoi cronisti gridano il nome del nuovo dio, sbavandoci sopra adrealina, devono già sbiascicare il nome di qualche sponsor. Quelli che non hanno paura di associare il loro nome al sangue.

Un incontro truccato. Giocate scorrette. Colpi sotto alla cintura. Queste sono le frasi incredule con cui i commentatori internazionali, che all’improvviso si sono trovati davanti all’ingrato compito di giustificare la sconfitta del loro favorito Manny Paquiao, il dio filippino della boxe, contro il frustrato messicano Juan Manuel Marquez. Ma la verità è un’altra ed è registrata dalle telecamere di Las Vegas: Marquez ha spaccato il cranio al fenomeno Paquiao. L’ha buttato giù al terzo round e poi, visto che si è rialzato per ballare un altro bolero ubriaco sul ring, l’ha finito al quinto, sfondando il sogno di un paese prostrato dall’uragano e prenendosi anche la soddisfazione di non aspettare il conteggio dell’arbitro: Paquiao era catatonico, più vicino a belzebù che al suo allenatore, tornato per miracolo tra i vivi dopo un paio di minuti di non vita.

Non era la prima volta che Marquez e Paquiao si incontravano. Il miglior pound for pound messicano incontrava il miglior pound for pound mondiale per la quarta volta. In gioco non c’era nessun titolo, ma la possibilità presunta di competere per aspriarci, contro Mayweather, e poi la vita, come ha dimostrato la facciata al tappeto del filippino. La prima volta che incrociarono i guantoni, Marquez mandò al tappeto Paquiao 3 volte, ma questi si rialzò sempre e finì per vincere ai punti. La seconda volta fu nel 2007 e toccò al messicano baciare il pavimento. Una volta rialzatosi, però, ebbe dalla sua il conteggio elettronico, ma non i cartellini dei giudici e Paquiao vinse ancora. Solo, che davanti alla richiesta di dare una rivincita a Marques, Pac-Man rispose “this business is over” e cambiò di categoria.

Poi, per quegli spostamenti di peso che sono tipici di questo genere di pugili, ci fu un altro appuntamento: il 12 novembre del 2011, Marquez ottenne la sua vittoria più evidente su Paquiao e per la terza volta gli fu sottratta a tavolino. L’autorevole giornalista di boxe del New York Daily News, Tim Smith, scrisse che Marques era stato “derubato da una decisione dei giudici, che, per averla presa, potevano essere solamente ciechi o corrotti”. Una situazione che il messicano avrebbe potuto rovesciare solo con un knock out, sennò lo si sarebbe accusato a sua volta di favoritismo o di sudditanza psicologica degli altri.

Invece Paquiao si è spento come un bambolotto con le pile scariche e Marquez, che era a sua volta caduto il round prima e combatteva con il naso rotto da qualche minuto, ha alzato i guanti mostrando il petto schizzato di sè e la faccia deforme. Per quelle dinamiche strane del pugilato, ora sarà lui ad avere il diritto di sfidare (per la seconda volta) l’americano Mayweather, mentre Paquiao potrà andare a casa a riposarsi, dove lo attende un popolo deluso e un presidente autoritario che ha già promesso che non lo giustizierà per avere perso l’incontro.

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