mercoledì 22 nov 2017

Tanti uomini che odiano le donne: il femminicidio dilaga in America centrale

AVVERTIMENTO. Da Ciudad Juarez, l’onda di omicidi si allarga a Guatemala, El Salvador e Honduras. Pagano la voglia di libertà: «Ogni volta che viene ritrovato un cadavere è come se venisse lasciato un messaggio: questo è quello che vi succederà se continuate a fare quello che non dovete fare».

Una mattina Wendy, Diana e Heidy sono uscite per andare a scuola, come sempre. Hanno salutato la madre e sono entrate nel piccolo bosco dietro casa per percorrere a piedi i due chilometri necessari per arrivare in classe. I loro cadaveri sono stati ritrovati tra gli alberi con la gola tagliata. La più grande aveva 12 anni.
Aura Suruy, madre delle bambine, è stata minacciata e insultata dai parenti dei tre ragazzi arrestati per l’omicidio. La sua colpa è di essersi rivolta alle organizzazioni locali, che portano avanti la battaglia per la difesa delle donne, e avere denunciato l’omicidio delle sue tre figlie. Anche i vicini di casa, che hanno osato mostrarle comprensione e vicinanza sono stati intimiditi. «Vi uccideremo» è la scritta apparsa nel quartiere. Sembrerebbe uno dei tanti episodi di “feminicidio” accaduti in Messico, in particolare a Ciudad Juarez, tristemente nota per l’uccisione sistematica di donne per il solo fatto di appartenere al genere femminile. Ma non si tratta di una storia messicana. Tutto questo è accaduto nel vicino Guatemala. La persecuzione delle donne da anni ha oltrepassato i confini dello Stato dominato dai narcotrafficanti e si è esteso in tutta l’America centrale, in particolare negli Stati di El Salvador, Honduras e, appunto, Guatemala.
Lo chiamano il triangolo della violenza, dove una donna può essere uccisa solo per il fatto di essere uscita di casa per andare a lavorare. O a scuola. È dove lo stupro, seguito dall’omicidio, viene utilizzato ogni giorno come arma di guerra in quello che viene definito un rituale di morte.
«Gli uomini vengono uccisi con un colpo di pistola o a coltellate. Per le donne è diverso, è un rituale – dice al Riformista Walda Barrios-Klee, dell’associazione Union Nacional de Mujeres Guatemaltecas, a Madrid per un incontro sul tema del feminicidio in Guatemala – Tutte vengono prima violentate e poi assassinate con torture. Questo fa pensare a una patologia sociale».
Negli ultimi dieci anni, più di 5mila guatemalteche sono morte in modo violento. «Il problema dell’assassinio delle donne è che è stata un’escalation – continua l’attivista – è una cifra aumentata terribilmente dal 2000 fino al 2009, durante il quale ci sono state 867 uccisioni: significa circa 3 donne al giorno». La sua organizzazione è nata nel 2000 e da allora cerca di aiutare le fortunate che sono sopravvisute e i parenti delle morte a ottenere giustizia e protezione.
L’ipotesi più accreditata è che sia un fenomeno dovuto alla sempre maggiore emancipazione delle donne e, quindi, alla conse- guente paura degli uomini di perdere il potere. Dentro e fuori le mura domestiche. «C’è un legame tra la maggiore partecipazione delle donne nella vita pubblica e nel lavoro e il feminicidio. Le assassinate sono donne che hanno lasciato la casa per andare a lavorare nelle fabbriche o partecipare attivamente alla vita politica o per studiare», afferma Barrios-Klee.
Con una percentuale di delitti impuniti pari al 97%, il Guatemala è uno degli stati con il più alto tasso di criminalità del mondo.
Il fatto che le donne studino o portino i soldi a casa come i mariti o i compagni non piace alla popolazione maschile. «Le donne stanno iniziando a conoscere più profondamente i loro diritti – dichiara al Riformista Esmeralda Judit Alfaro, direttrice dell’organizzazione Mujeres Tierra Viva – per questo gli uomini pensano: che sta succedendo alle donne? Si stanno ribellando all’improvviso!».
Le priorità però restano sempre le stesse: la famiglia. «Molte donne quando hanno potere la prima cosa che fanno è pensare al benessere dei figli, più guadagnano più cose possono portare a casa – continua Alfaro – ma questo comunque ti da un livello di potere differente. Metti più in discussione il potere dell’uomo che si inizia a chiedere: bene se lei inizia a prendere troppe decisioni potrebbe anche prendere delle decisioni che non mi favoriscono». Ed è qui che inizia la repressione. «Quando viene ritrovata una donna assassinata è come se venisse lasciato un messaggio: questo è quello che vi succederà se continuate a fare quello che non dovete fare».
Spesso alle donne è persino precluso il diritto alla salute. Lo sanno bene le vicine abitanti del Chapas, in particolare del villaggio San Juan de Chamula, dove esiste una precisa gerarchia. L’uomo lavora fino a 16 anni, poi ci pensano le mogli, spesso più di una. Vengono mandate a lavorare anche al nono mese di gravidanza mentre i loro mariti se la spassano al bar del centro bevendo Coca- Cola, considerata una bevanda sacra perchè provoca rutti e quindi in qualche modo depura il fisico. Qui alle giovani è vietato cu- rarsi. Nel piccolo cimitero del paese ci sono croci differenti, per grandezza e colore, a seconda del sesso e dell’età del morto. Le ver- di sono le donne, le azzurre gli uomini, le nere gli adulti (oltre 40 anni) e le bianche i bambini. Inutile dire che le verdi sono le più numerose. «Abbiamo imparato a essere coraggiose – conclude Esmeralda – e ci imponiamo di andare avanti nonostante tutto, al- trimenti continueremo per sempre a essere dominate».

Giulia De Luca

(tratto da il Riformista)

Riformista 8 Aprile 2010

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