Vento da Sud: dopo Benedetto XVI, ci sarà un papa argentino?

Papa Ratzinger si sente mancare le forze ed annuncia il passaggio dei doveri al resto della brigata. Tra i candidati favoriti, ci sono due argentini: Sandri e Bergoglio, una sfida in cui il primo parte favorito, tra l’altro, anche perchè era fuori dal paese durante l’ultima dittatura militare, un alibi che invece non può esibire Bergoglio, oggi accusato di aver dato 4 preti terzomondisti in pasto ai carnefici dei generali, perchè li credeva comunisti

Accento ispano: sarà così la nuova Chiesa (foto: Pangea News)

Accento ispano: sarà così la nuova Chiesa (foto: Pangea News)

Dal prossuimo 28 febbraio, Benedetto XVI si ritirerà in quello che in passato aveva annunciato come un crepuscolo della vita quieto e dotto, tra letture, scritture e meditazioni che solo la pace monastica sarà in grado di dargli. Lo ha annunciato lui stesso ieri in latino, per farsi capire meglio da tutti e, secondo esperti vaticanisti italiani, il suo successore celebrerà già la messa di Pasqua in Vaticano: visto il rito abbreviato che si applicherà alla convocazione del conclave (in virtù del fatto che non si dovrà celebrare alcun funerale per il papa uscente), i tempi dovrebbero essere infatti strettissimi e già a fine marzo il mondo cattolico avrà il nome del suo nuovo pastore.

Il senatore italo-argentino Esteban Caselli, eletto a Palazzo Madama nella precedente legislatura tra le fila del partito di Silvio Berlusconi, Pdl, e quest’anno ricandidato con gli stessi colori al voto del 23 febbraio, crede che la prospettiva di avere un Papa sudamericano e in particolare un argentino sia oggi più concreta di quanto non calcolino i bookmakers di Londra o i vaticanisti di Roma. Caselli, che nella sua carriera è stato colpito da molte accuse, una su tutte quella di aver cantato i nomi di alcuni militanti peronisti, in un interrogatorio subito dagli sgherri della dittatura militare che governò l’Argentina tra 1976 ed il 1982, fu in seguito anche ambasciatore presso la Santa Sede per il proprio paese: correvano gli anni Novanta e la presidenza di Carlos Menem, un musulmano convertitosi al cattolicesimo per compiacere la Costituzione locale e poter così arrivare alla Casa Rosada.

Questo fatto, gli dà un ambigua ma indiscussa attendibilità in proposito. Dal suo punto di vista, Caselli è convinto che il nome del più potabile tra i papabili sia quello del suo connazionale Leonardo Sandri; il figlio 70enne di immigrati ebrei ed italiani, che alcuni oggi ricorderanno per essere stato dato in pasto alle telecamere il 2 aprile 2005, all’ora di annunciare la morte di Giovanni Paolo II, a cui aveva fatto da portavoce durante la malattia è considerato addirittura il numero 3 della Chiesa. Oltre a questo, Sandri ha percorso anche una meno nota ma non meno brillante carriera diplomatica all’interno del Vaticano e ora ricopre anche il ruolo di prefetto per la Congregazione per le Chiese Orientali, cioè di capo delle diocesi situate in regioni come per esempio l’Iraq, l’Iran, l’Egitto, Israele, la Palestina, la Siria o la Turchia.

Se il conclave scegliesse questo argentino, risolverebbe certo due importanti questioni: asseconderebbe le pressioni che riceve da decenni e darebbe, per la prima volta nella storia, il comando ad un Papa del terzo mondo, senza doversi sbilanciare su di un cardinale di colore, che potrebbe risultare sconvolgente per le ali più oltranziste della Curia e poi, garantirebbe massima priorità alla situazione dei cattolici travolti dal tifone della storia: cioè quelli che abitano paesi mediorientali, che militano in primavere arabe, che combattono guerre civili o che vivono in teocrazie musulmane: una scelta che di certo darebbe un nuovo protagonismo internazionale alla Chiesa di Roma

Da curriculum, Sandri ha poi avuto il grande merito di non trovarsi nel proprio paese quando questo attraversava gli anni più bui della sua storia, cioè quando alla fine del decennio del Settanta, le Forze Armate sequestrarono, torturarono ed uccisero clandestinamente circa 30 mila oppositori politici, meglio conosciuti come desaparecidos. Una qualità di cui non può vantarsi per esempio l’altro importante cardinale argentino che ora si candida a sostituire Ratzinger: monsignor Bergoglio. Uno che, secondo il profetico Caselli «non ha alcuna possibilità di essere eletto», anche se non è chiaro perchè.

Forse, azzardando un’ipotesi, il motivo che oggi taglia fuori Bergoglio lo ha spiegato il giornalista peronista Horacio Verbitsky nel saggio d’inchiesta El Silencio, dove ha raccolto le testimonianze di alcuni preti, come don Yorio, don Jalics (ungherese), i quali raccontano che negli anni Settanta loro ed altri prelati come don Douron e don Rastellini, furono arrestati torturati e in alcuni casi anche uccisi (assieme ad altri loro collaboratori civili), dal governo militare di Jorge Videla: il motivo era che stavano coscientizzando i poveri contro il potere, attraverso l’istruzione elementare e le mense popolari nelle baraccopoli di Buenos Aires. Insoma, avevano la colpa di andar predicando i principi della Teologia della Liberazione, quell’ideologia bastarda tra cattolicesimo e marxismo che permette di nascondere un fucile in un crocefisso e di usare entrambi per combattere i soprusi del mondo.

In tutto questo, Bergoglio avrebbe diverse volte recitato la parte del capo indispettito con l’insubordinazione dei sottoposti, cercando di convincere i curati coi gradi da caporale e amanti dei poveri a desistere dalle missioni negli slum, ma senza riuscirci e dando quindi via libera ai militari per il loro sequestro. Le tesimonianze in proposito sono chiare, ma ambigue in quanto all’attendibilità di chi le rende: forse, però, sarebbe davvero un rischio troppo grandere per l’Oltretevere, quello di fare un Papa che in breve potrebbe apparire in una foto d’epoca, dove assume atteggiamenti equivoci insieme a qualche soldato golpista ed assassino, tipo quella in cui Ratzinger compariva bambino in uniforme da chierichetto Nazista.

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