Venezuela: Pangea offre le ragioni del nemico, parla Capriles Radonski

Per un giorno smettiamo di sostenere Hugo Chavez e diamo spazio unilaterale alle argomentazioni dell’opposizione di destra venezuelana che riteniamo più convincenti. Non lo facciamo perchè crediamo possibile l’imparzialità, ma perchè crediamo indispensabile provare a raggiungerla e l’offriamo come moneta di scambio per chiedere al resto della stampa europea di smettere di condannare il progetto bolivariano per partito preso e di dargli la possibilità che noi diamo ai suoi avversari

Capriles: semel in anno licet insanire, dicevano i romani (foto: la rete)

Capriles: semel in anno licet insanire, dicevano i romani (foto: la rete)

Il presidente venezuelano Hugo Chavez sta andando verso le elezioni di ottobre con un forte vantaggio nei sondaggi. Il suo avversario, Henrique Capriles Radonski, privo di una struttura di partito e di una massa elettorale paragonabile a quella del comandante, appare condannato a una sconfitta plateale. Mentre la maggior parte della stampa europea ha dedicato i 13 anni in cui Chavez ha governato con mandato popolare il suo paese a descriverlo come un dittatore, alimentando il qualunquismo dei suoi lettori, questa agenzia ha sempre sostenuto, nelle molte firme che vi hanno scritto, il progetto bolivariano, riservandogli critiche, ma appoggiandone i fini.

Oggi, che il discendente di ebrei sopravvissuti all’olocausto Capriles Radonski ha mostrato l’esaurimento delle proprie argomentazioni, accusando Chavez di avere legami con gruppi nazisti (qualche giorno fa l’aveva chiamato addirittura sionista, forse facendo riferimento a quel primo progetto tedesco di spedire gli ebrei in Israele per liberarsene, quando ancora i forni erano spenti), Pangea News vuole chiedere alla stampa europea di concedere un paragrafo alle ragioni di Hugo Chavez e, per essere più convincente, offre in cambio una intera delle sue colonne alle opinioni del nemico.
Se siamo onesti in questa nostra concessione dialettica, saltiamo le semplici sparate da campagna elettorale come quella del nazi-sionista e ci dedichiamo ad attaccare il principale risultato del socialismo bolivariano: dall’anno 1998, precedente all’ascesa di Chavez, al 2011, il consumo procapite di un venezuelano è aumentato del 40%. Questo fatto, accettato dalle opposizioni, viene usato dall’entourage di Chavez per dimostrare che il modello socialista da loro implementato fa stare meglio i cittadini.

Quelli di Capriles Radonsky, però, riprendono con una versione venezuelana (e quindi ingigantita) il discorso che tutte le destre latinoamericane usano contro le sinistre di governo: il tuo successo non è un merito, ma il frutto di una congiuntura favorevole che presto passerà, lasciandoti nudo. Il vento soffiato per più di un decennio in poppa al Venezuela bolivariano è stato, i più esperti l’avranno già capito, l’aumento nei prezzi del petrolio greggio. Fatte le dovute differenze, la situazione si presenta analoga anche in Argentina, dove la soia è arrivata ieri ai 600 dollari la tonnellata, e via via ancora uguale per gli altri paesi dell’area, ciascuno con il suo prodotto di punta.

Nel caso del Venezuela, nello stesso decennio largo di governo Chavez, il petrolio è passato da costare 8 dollari al barile agli attuali 100. A comprare il greggio sono, come anche nel caso della soia e delle altre materie prime latinoamericane, l’India e la Cina. Nonostante questo ingresso fisso, il Venezuela ha presentato i peggiori dati macroeconomici di tutta l’America Latina. Il Pil del paese è stato, per esempio, il più basso di tutto il sotto-continente, nonchè il più basso dell’Opep, dietro a quello della Libia. Non solo, ma la statale degli idrocarburi Pdvsa, artefice della crescita che per molti venezuelani è equivalsa ad avere il pane nel piatto per 3 volte al giorno, quando in passato la prospettiva era tutt’altro che garantita, ha peggiorato la propria efficienza: nel 1998 produceva 3,2 milioni di barili al giorno, mentre oggi solo 2,4.

Fin qui, Pangea restituisce la rimessa laterale all’avversario perchè uno dei suoi era temporaneamento infortunato, ora però si riprende a giocare: l’unico punto degno di nota del programma elettorale di Capriles Radonski è il finanziamento delle proprie politiche attraverso i proventi della vendita del petrolio. Il segreto di Pulcinella che, dopo addirittura 13 anni, ha portato il Venezuela nel Mercosur.

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