Venezuela: il socialismo fa la guerra a Twitter

Un agitatore arrestato per le sue frasi detonanti piazzate nella rete dell’uccellino. Un quadro eccellente della nomenklatura chavista lasciato senza account e tanti punti oscuri dell’attualità venezuelana, compongono il risiko di una battaglia che si gioca in fila al supermercato e sui social network

L'uccellino e il comandante: rapporti tesi tra Caracas e Twitter (foto: la rete)

L’uccellino e il comandante: rapporti tesi tra Caracas e Twitter (foto: la rete)

«La giustizia arriva, tardi, ma arriva sempre». Mancavano un paio di minuti alle undici di sera di mercoledì 20 agosto e il presidente del Parlamento venezuelano, Diosdado Cabello, annunciava così nel programma Con el mazo dando, che conduce sulla Tv pubblica, l’arresto della twitstar anti-governativa @Anonymouswar, che il paese scopriva solo allora avere 45 anni, vivere con la madre, chiamarsi Leonel Sanchez Camero ed essersi nascosto sotto al letto nel momento in cui è arrivata la polizia a casa sua, col compito di farlo diventare la prima vittima della politica anti-dissenso on line del governo chavista di Caracas.

Con l’accusa di aver violato gli account di alcune personalità istituzionali, presentato come l’hacker di fiducia di alcuni altri esponenti dell’opposizione di destra e addirittura indicato come lo stratega di un piano d’evasione per Leopoldo Lopez (il giovane leader cattolico che il governo Maduro tiene in carcere da 9 mesi per aver guidato la protesta degli studenti anti-socialisti), @Anonymouswar cade prigioniero nella guerra fredda in corso tra Caracas e la libertà d’espressione su internet. Senza processo e senza testimoni, dal suo arresto ad oggi, si può giustificare la permanenza in carcere di Leonel Sanchez con una sola cosa: le sue continue sparate verbali contro il governo, che considera una dittatura.

Le prime denunce di un intervento statale sui social network venezuelani, erano arrivate di pari passo con le rivolte. I manifestanti riportavano infatti dalle guarimbas costruite per le strade e nelle piazze di tutto il paese, che in prossimità della polizia anti-sommossa i loro cellulari smettevano di funzionare. Nei manuali di autodifesa che circolano tuttora on line, si indicano anche con precisione le antenne da colpire sui blindati della Guardia Nacional Bolivariana, che servivano a neutralizzare le reti mobili. Oggi, che di quella protesta non restano che focolai sparsi e radicalizzati, il governo sta puntando a contenere un malcontento di tipo meno esplicito, ma trasversale alla cittadinanza moderata.

I punti in cui questo si esprime in modo più palese sono due: le file per gli alimenti e gli altri oggetti di consumo quotidiano fuori dai supermercati e su Twitter. Nelle une e nell’altro, i quadri di partito, i loro agenti e i loro detrattori hanno liberato una battaglia che ha preso forza negli ultimi mesi ed ora è arrivata all’estremo di un nuovo arresto per quelli che si considerano reati d’opinione. Leonel Sanchez o @Anonymouswar è stato descritto come un mammone un po’ sfigato, avanti con gli anni, buono soprattutto ad alzar la voce quando è protetto dallo schermo di un computer, ma pronto a gettarsi sotto al letto (mancava solo che dicessero che lo pisciava ogni notte!) all’arrivo dei poteri forti. Altri, lo hanno addirittura trattato come un’invenzione, dicendo che tutta la sua storia è solo una montatura che il governo usa, per spaventare gli altri criticoni su Twitter.

Sta di fatto però che da quel 21 agosto, Leonel subisce una prassi detentiva illecita che è stata riservata anche ai dimostranti arrestati in strada a lanciare sassi, incendiare cose e attaccare la polizia: non gli si permette di parlare con il loro avvocato, non si formulano capi d’accusa nei loro confronti e li si tratta un po’ come a Cuba si tratta chi scrive male di Fidel Castro. Nel frattempo, il conflitto sul social network dei 140 caratteri non si è limitata a questo episodio. A inizio ottobre, infatti, i moderatori della compagnia dell’uccellino hanno, forse innocentemente, chiuso l’account nientemeno che di Tarek Al Aissami, che chiamare per il suo titolo, è cioè quello di governatore dello stato di Aragua, sarebbe grandemente riduttivo del suo potere, del suo ruolo di fedele alfiere di Hugo Chavez nel passato e di mente esecutiva del governo che si è formato con la morte di questi: l’attuale e criticatissima amministrazione Maduro.

La chiusura del account @TarekPSUV ha suscitato proteste di alto livello tra i governanti di Miraflores. Proteste che però non hanno ottenuto altro, che la risposta di un pallido portavoce di Twitter il quale ha professionalmente spiegato che, se il comitato di moderazione aveva chiuso l’utenza, voleva dire che questa aveva violato le norme comportamentali e cioè pubblicato contenuti impropri, probabilmente, senza nemmeno sapere chi fosse Tarek Al Aissami. Il fatto curioso è che mentre Twitter ha acconsentito a riattivare l’account dopo le accuse di censura stranamente dirette contro una società privata (non sono gli stati quelli che censurano? Non poteva forse Tarek Al Aissami esprimersi su un altro canale?), il governo, non ha dato notizie di @Anonymouswar, da due mesi in carcere e in isolamento, dove forse incontrerà come unica compagnia quella dello spirito di Hugo Chavez, che, ironia della sorte, in passato si è manifestato sul capo di Maduro, proprio in forma di fringuello.

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