Storia di Luis: «Ho lasciato i gesuiti per combattere insieme agli indios del Cile»

Bianco nelle tribù del sud. Ribelle tra gli alzati, Luis Garcia-Huidobro aveva deciso di lottare per i diritti dei Mapuche indossando la veste dei gesuiti, poi capì che non era abbastanza. «Non c’è stata nessuna frattura, solo lo stesso percorso spiriturale», dice della decisione di lasciare l’ordine e dedicarsi completamente alla causa indigena, ora che è stato fermato con un fucile in macchina

Tradizioni: scontri per la terra nell'Araucania cilena (foto: la rete)

Tradizioni: scontri per la terra nell’Araucania cilena (foto: la rete)

Quando il 28enne Luis Garcia-Huidobro è sceso l’altro ieri dall’Eurocopter usato dai Carabineros per sorvolare le manifestazioni che tentavano di impedire il suo arresto, sembrava tutto meno che un prete. La barba rossiccia, i jeans sporchi e i due agenti che lo tenevano per le braccia, gli davano piuttosto le sembianze di un capo ribelle appena catturato. Eppure, i connazionali lo conoscevano dal febbraio scorso come il seminarista che aveva lasciato la Compagnia di Gesù, per dedicarsi alla causa Mapuche, ovvero la lotta degli indios del Cile per riavere le loro terre d’origine, oggi trasformate in coltivazioni di legname. Ma era mai possibile che in pochi mesi, Luis si fosse spinto così avanti, da essere ora fermato con un’arma da fuoco nel bagagliaio?

All’indomani della sua prima notte passata in cella, e del primo volo in elicottero della sua vita, lui dice di no: «Mi sorprende tutto questo clamore. È solo uno show della polizia, per screditarmi e difendere le multinazionali che contestiamo». Le circostanze che l’hanno portato fin qui, sono cominciate la sera di giovedì scorso, quando è stato convocato per una denuncia che non sapeva di aver ricevuto. «Tirua è un paesino – dice del posto in cui si è trasferito dopo l’infanzia in una famiglia di classe media, dal cognome che in Cile fu di poeti, architetti, politici e attori – stavo andando alla polizia, quando ho imboccato una strada contromano e mi sono trovato dietro una volante. Hanno voluto che li seguissi senza neanche chiedermi i documenti», e, una volta in caserma, gli agenti gli hanno trovato in macchina un fucile calibro 12 e un paio di cartucce. Un archibugio, certo, ma anche un archibugio rubato, che gli è costato il carico di ricettazione, oltre a quello per non avere il porto d’armi.

«Il mio avvocato mi ha detto di non parlare del fucile, ma posso dire che da queste parti è normale averne uno». Anche se nel suo caso, il problema è il fatto che ad averlo è un attivista bianco, schierato con gli indios che occupano i latifondi dei figli dei coloni europei, scontrandosi per questo coi poteri forti di Santiago, e partecipando a un conflitto che conta già diversi morti da entrambe le parti. La questione Mapuche risale ai tempi in cui lo stato cileno «pacificò» le regioni dell’Araucania e del Bio Bio, assoggettando militarmente gli autoctoni. Poi, si aggravò quando la dittatura di Pinochet varò una serie di leggi che liberalizzava lo sfruttamento del territorio, arrivando all’estremo in cui oggi l’impatto ambientale dell’industria del legname è considerato molto grave e l’Onu ha lanciato un appello sulle violazioni dei diritti umani perpetrate dalla polizia nella zona.

Luis mentre viene tradotto in arresto dai Carabineros (foto: la rete)

Luis mentre viene tradotto in arresto dai Carabineros (foto: la rete)

«Piove spesso, ma abbiamo mesi interi di siccità, perché l’acqua viene deviata per irrigare i boschi artificiali», spiega ancora Luis Garcia-Huidobro, secondo cui le mosse recenti con cui il governo Bachelet sta tentando di abbassare la tensione con le tribù (che spesso ricorrono al fuoco per liberarsi degli alberi trapiantati), non cambiano la questione di fondo: «Qui si scontrano due visioni inconciliabili del mondo- spiega – il consumismo, contro la spiritualità». Attenzione, però, spiritualità non è un sinonimo di pacifismo: «Ho capito che la resistenza pacifica non serve a niente quando ho visto l’antisommossa sgomberare un terreno occupato. Ci avevamo lavorato per mesi e loro hanno distrutto tutto in 5 minuti. Poi sono arrivati dei giovani incappucciati coi fucili, hanno affrontato la polizia e l’hanno scacciata. È stata una grande vittoria per questo popolo umiliato». E allora vien da chiedersi: Non sarà che perdendo Don Luis, i Mapuche hanno trovato un comandante Garcia-Huidobro?

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