mercoledì 18 lug 2018

Ribaltone in Paraguay: colpa dei dollari della soia e della fame contadina

La destituzione del presidente paraguaiano, Fernando Lugo, è sembrata un gesto improvviso e sconsiderato, ma in realtà è stato un processo durato anni, per disputarsi i soldi della soia, sulle spalle dei contadini. Fallimento della teologia della liberazione e bisogno di rivoluzione

Sombrero, falce e Martello: ancora una volta la riforma agraria lacera l'America Latina (foto: Tina Modotti)

Sombrero, falce e Martello: ancora una volta la riforma agraria lacera l'America Latina (foto: Tina Modotti)

L’America Latina ha assistito ieri ad una versione moderna del processo politico che l’ha resa famosa, suo malgrado, per tutto il Novecento: il colpo di Stato. Come questa agenzia ha scritto sul filo del tempo, quello che ha subito l’ex presidente paraguaiano non è stato propriamente un golpe, ma è stato qualcosa che gli italiani hanno la sfortuna di poter definire con una parola originale: è stato un ribaltone. È lecito chiamarlo così, perchè ad orchestrarlo sono stati i partiti che fino a ieri avevano sostenuto il presidente e lo hanno fatto per i soldi della soia, a scapito dei contadini.

In America Latina, dove questo ribaltone si è consumato, molti dei presidenti delle principali economie, come quella del Brasile e dell’Argentina, non hanno esitato a parlare di colpo di Stato, solo in alcuni casi, ma non sempre, facendo per esempio riferimento ad un “golpe civico” o “golpe istituzionale”. Si è trattato di applicare una soluzione moderna ad un problema antico per l’America Latina, un problema che in molti casi, ma no quello del Paraguay, è un problema risolto: quello della riforma agraria.

Fernando Lugo è stato eletto a capo di una coalizione come uomo simbolo del riscatto contadino. In Paraguay il 2% della popolazione possiede la quasi totalità delle terre private, il resto della gente, la lavora o la lavorava, perchè adesso è disoccupata e senza terra. Negli ultimi 10 o 15 anni l’innalzamento del prezzo della soia ha portato alla monocultura di questa pianta in gran parte delle terre del paese. Coltivazioni che nella maggior parte dei casi sono di proprietà di neo-coloni brasiliani, che hanno la capacità d’acquisto per creare grandi latifondi e che impiegano sugli stessi una porzione minima della gente che la abitava prima, lasciando senza lavoro il resto. In Paraguay si muore di fame. Si muore avvelenati dai diserbanti della soia e si muore per malattie altrove insulse.

La riforma agraria era il punto principale del programma elettorale con cui Lugo pose fine, quattro anni fa, a quasi un secolo di governo (quasi mai costituzionale) del partito conservatore dei colorados. Il partito dei grandi proprietari terrieri e delle classi dominanti: ieri l’altro, la scusa per destituire Lugo è stata la Strage di Curuguaty, in cui sono morte 17 persone (11 contadini e 6 poliziotti) durante lo sgombero armato di un terreno occupato dal contado Sin Tierra. Il fondo era di proprietà di un esponente del partito colorado.

Oggi il Paraguay è governato da Federico “Yoyito” Franco, un liberare che non intende convocare le elezioni anticipate e che vuole vedere cosa riesce a fare negli 8 mesi che gli restano prima che ci siano le presidenziali. Elezioni in cui si dice che il latifondista (guarda caso) dei colorados, Horacio Cartes, abbia già la vittoria in mano. Lugo arrivò nel 2008 al Palacio de los Lopez stando alla testa di una coalizione in cui il partito più forte era quello dei liberali. Il Partido Liberal Radical Autentico (PLRA). Essendo un vescovo, lui non aveva alcun partito, ma, una volta al governo, non è stato nemmeno capace di sviluppare un fronte politico in grado di resistere ai prevedibili quanto legittimi (in termini strettamente costituzionali) attacchi della destra. A metà mandato, poi, ha perso anche la maggioranza parlamentare, cedendola nuovamente alla destra.

Nel suo discorso di addio, Lugo ha dato un saluto speciale alle organizzazioni contadine ed indigene, ma per carattere personale e vocazione cristiana (e non certo ecclesiastica o clericale) non è mai stato capace di appoggiarsi su questa moltitudine ed usarla per creare un’alternativa forte all’establishment storico del suo paese.
Il Paraguay aveva bisogno di un repulisti negli angoli più reconditi dello Stato, dove la maggior parte dei funzionari è cresciuto, arrivato al lavoro ed è tuttora devoto ai colorados. Non si poteva fare in un attimo, ma in quattro anni si poteva fare qualcosa. Per questo Lugo non è stato un presidente di sinistra: non perchè non abbia voluto, ma perchè non ha saputo dare ai contadini il riscatto che aveva promesso loro. Tant’è che non è stato nemmeno in grado di portare a termine nemmeno il 5% delle iniziative che si era proposto.

Ieri, quando si accendevano i primi scontri nelle piazze di Asuncion, per ribellarsi al complotto istituzionale contro il presidente, Lugo ha invitato tutti alla calma. Ha chiesto ai contadini (quelli che gli sono ancora fedeli dopo la delusione ricevuta dal suo governo) di essere pacifici ed ha fermato tutto. Ancora una volta, la sua fede l’ha portato a fare una scelta errata. In Paraguay c’è bisogno di una rivoluzione e lui ha tentato la via del compromesso.

A ribaltone fatto, l’America Latina è insorta. A mezza bocca e dopo la condanna personale di alcuni presidenti e dell’Unasur, l’Organizzazione degli Stati Americani (Oea) parla di sanzioni economiche. Di un embargo. Ma la prospettiva è che il paese possa fregarsene, come se ne sta fregando da circa 3 anni l’Honduras, dopo un golpe molto meno civico, ma pur sempre istituzionale. Con i liberali al governo e i colorados alle porte, il timore, soprattutto per Brasile ed Argentina è quello di trovarsi sempre più Stati Uniti nel cuore del Mercosur. Con le mani sulle grandi coltivazioni di soia e i piedi a mollo nell’Acquifero Guaranì, la più grande riserva d’acqua dolce al mondo, dopo l’Antartide.

In Paraguay esiste una banda di banditi guerriglieri che si chiama Ejercito Paraguayo del Pueblo (EPP). Ve ne abbiamo parlato sulle colonne di questa agenzia. Sono 20 folli male armati e disorganizzati, che hanno ammazzato con crudeltà alcune figure vicine ai grandi esponenti della società paraguaiana. I capi dell’EPP sono cresciuti con le prediche di Lugo sul riscatto contadino. Dopo aver visto l’effetto che fa la messa in atto della parola del loro maestro, è evidente che sono pochi ma forse sognano meno di lui.

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