mercoledì 18 lug 2018

Paraguay, Lugo: la democrazia è stata ferita

L’ex presidente Lugo accetta la volontà di un Senato che gli è stato unanimente contrario, consegna lo stato al suo vice e si dice pronto a rispondere del suo operato nella strage di Curuguaty. L’addio di un vescovo libertino, arrivato alla presidenza grazie alla sua amicizia con i poveri

Uscita: il presidente del Paraguay, Fernando Lugo, lascia il potere (foto: la rete)

Uscita: il presidente del Paraguay, Fernando Lugo, lascia il potere (foto: la rete)

«La democrazia è stata ferita in modo vile ed evidente». Queste le parole dell’ultima conferenza stampa del vescovo libertino e di sinistra, Fernando Lugo, dal Palacio de los Lopez di Asuncion, dove ha accettato poco fa il verdetto unanime del Senato ed ha riconsegnato le responsabilità di governo al suo vicepresidente, Federico Franco, secondo nella linea di comando e nuovo presidente del Paraguay.

L’accusa per Lugo è quella di aver «gestito in modo negativo» la crisi di Curugaty, in cui hanno perso la vita 16 persone tra poliziotti e contandini, ed è tornata violentemente all’ordine del giorno dell’agenda politica paraguayana la tragica questione contadina che affligge il paese.

Dietro le dimissioni imposte a Lugo in seguito ad un processo politico realizzato in tempi rapidissimi, c’è una lotta politica iniziata almeno un anno fa, in vista dell presidenziali previste per il 2013, che ha portato alla spaccatura della coalizione di centro e centrosinistra che sosteneva il presidente eletto e che aveva posto fine a circa 70 anni di governo ininterrotti del partito conservatore, detto dei colorados.

Originario di una famiglia che ha sempre fatto capo a questa tradizione politca, tanto che suo fratello è un funzionario dei colorados, Fernando Lugo scelse la strada dei voti, per dare ascolto alla sua vocazione nei confronti del prossimo. Come vescovo della poverissima provincia di San Josè, Lugo si è distinto come paladino delle lotte contadine, usando la sua carica per intercedere con i poteri di Asuncion, e diventando uno dei maggiori – se non il maggiore – esponente in vita della Teologia della Liberazione, quel credo politico che assimila i principi del cattolicesimo a quelli del comunismo.

Una volta diventato presidente, la stima delle sinsitre latinoamericane ed internazionali nei suoi confronti si è fatta sempre più fredda, senza che tuttavia si dismettesse mai quel rispetto dovuto a chi portava avanti politiche inequivocabilmente sociali e progressiste, relativamente al campo del possibile in uno stato arcaico com’è tuttora il Paraguay.

A minare in parte la sua immagine, l’insorgere ed il riconoscimento da parte di Lugo di una serie di figli che avrebbe avuto quando ancora non aveva lasciato la veste ecclesiastica, che in alcuni casi aveva aiutato, assieme alla madre, dietro le quinte, e che in altri casi aveva abbandonato al loro destino.

A livello personale, poi, Lugo ha scalato la vetta delle cronache mondiali anche per la sua lotta contro il cancro: una battaglia contro un linfoma che ha vinto definitivamente quest’anno, soprattutto grazie alle cure ricevute dalla stessa struttura brasiliana (l’ospedale Sirio-Libanes di San Paolo) che ha curato anche la presidentessa Dilma Rousseff e l’ex presidente Lula.

Ed è proprio dal Brasile che è arrivato l’appoggio più netto ed immediato alla sua causa, condannando il procedimento di impeachment che l’ha appena colpito, poichè considerato irregolare, e proponendo sanzioni internazionali per il paese. Nella sua posizione di vescovo in sandali amico dei poveri, arrivato fino alla presidenza, il sessantacinquenne Lugo era un personaggio di rilievo della sinistra di governo latinoamericana, di cui fanno parte senza dubbio anche il presidente venezuelano, Hugo Chavez, quello boliviano, Evo Morales, quello dell’Ecuador, Rafael Correa, quello cubano, Raul Castro, e, a capo delle economie più forti, le presidentesse argentina e brasiliana, Cristina Kirchner e Dilma Rousseff, rispettivamente. Ora, non si potrà certo dire lo stesso anche del suo successore ad interim, don Federico Franco

1 commento

  1. graffa says:

    Certo, annoverare CFK fra gli esponenti di sinistra… Lo so, in teoria è corretto… 
    Articolo impeccabile, per capire quel che sta accadendo. GRAZIE

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