Missione UE in Paraguay: contro Lugo fu un vero golpe

la squadra di eurodeputati torna indignata da Asuncion: «Colpito gravemente l’ordine democratico». Chieste misure di rappresaglia, come la sospensione dei privilegi commerciali e la deviazione degli aiuti allo sviluppo verso attività per la tutela dei diritti umani: «le elezioni del 2013 non devono essere organizzate da un governo de facto»

No al Golpe: l'UE tenta le rappresaglia per via istituzionale (foto: Alejandro Pagni/AFP/GettyImages)

No al Golpe: l'UE tenta le rappresaglia per via istituzionale (foto: Alejandro Pagni/AFP/GettyImages)

Lo ha detto Eduardo Galeano, che in quanto autore de Le vene aperte dell’America Latina, di soprusi ne sa qualcosa, lo ha confermato la presidentessa argentina Cristina Kirchner, che all’età di 23 anni assistette al più atroce dei molti golpe subiti dal suo paese, ed ora lo sigilla anche il Parlamento Europeo, che dal vero non ne ha mai visto uno, ma a quanto pare ne sa riconoscere molto bene le tracce: in Paraguay, Lugo fu detronato con un colpo di Stato.
A parlare è, attraverso un comunicato stampa, l’eurodeputato della sinistra tedesca di Die Linke, Jurgen Klute, che fa da portavoce alla missione di legislatori inviata da Bruxelles a constatare lo stato delle cose nel paese. Klute non esita a definire il processo politico consumato in due giorni contro Lugo, come «un atto illegale e una violazione della costituzione nazionale del Paraguay». L’ex vescovo dei poveri è stato infatti deposto attraverso una sommaria procedura di impeachment lo scorso 22 giugno, dopo aver subito dal parlamento (passato in maggioranza all’opposizione) l’accusa di essere personalmente responsabile della strage di Curuguaty, dove morirono 16 persone durante uno sgombero esecutivo eseguito dalla polizia su un terreno occupato da un gruppo di contadini del movimento Sin Tierra.
Nelle sue critiche, la missione UE ha insisisto proprio nel protestare contro la mancata concessione all’ormai ex presidente Lugo, del tempo minimo per poter organizzare una difesa, da presentare al processo-lampo di cui è stato protagonista controvoglia per 48 ore. Durante il loro soggiorno ad Asuncion, gli eurodeputati hanno incontrato numerosi rappresentanti delle istituzioni locali, incominciando dall’attuale presidente, Federico “Yoyo” Franco, e passando poi ai principali esponenti della società civile.
Le conclusioni di questa tornata di appuntamenti, esternate da Klute e confermate per esempio anche dalla collega spagnola Ana Miranda, non lasciano molto spazio alle interpretazioni: «In Paraguay è stato coplito gravemente l’ordine democratico. Il popolo è stato privato del presidente che lui stesso aveva scelto con il voto. Dopo 61 anni di monopartitismo, di cui 34 trascorsero sotto un regime dittatoriale, è stato interrotto il processo dell’alternanza democratica, ferendo in modo serio la salute politica del paese».
A questo punto, gli eurodiputati hanno annunciato di voler prendere provvedimenti molto seri contro il governo in carica: «le elezioni del 2013 (già programmate da tempo) non possono essere organizzate da un esecutivo de facto», ha detto Klute, precisando che per prima cosa chiedera l’istruzione di un’inchiesta ufficiale da parte dell’UE, poi, proporrà di rivedere le preferenze commerciali unilaterali di cui il Paraguay gode presso il Vecchio Continente e, non ultimo, cercherà di deviare gli aiuti per la cooperazione allo sviluppo diretti ad Asuncion, verso «attività che si occupino della tutela dei diritti umani». Tuttavia, i canali istituzionali non si sono finora dimostrati mai troppo efficaci contro questo genere di situazioni, o almeno, non quanto lo sono state le rivoluzioni.

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