Messico: nascono le piccole e medie imprese dello spaccio

Mentre il presidente messicano presenta il suo nuovo piano di lotta al crimine organizzato, il procuratore generale della Repubblica afferma che sul territorio negli ultimi anni sarebbero nati almeno tra i 60 e gli 80 “piccoli e medi” cartelli della droga

Un mostro pronto a divorare il corpo, e l’anima, degli uomini (Ercole e l’Idra di Lerna, olio su tela di Gustave Moreau / fonte: la rete)

Per combattere il narcotraffico non basta decapitare i vertici delle organizzazioni criminali, perché ci sarà sempre qualcuno pronto a prendere il loro posto. E sebbene il conflitto per il controllo del territorio sia sanguinario, sembra proprio che ci sia spazio per tutti. O forse i cartelli più potenti hanno deciso di terziarizzare la gestione di alcune tratte, perché altrimenti non si spiegherebbe la nascita di un numero di piccoli e medi cartelli della droga, tra i 60 e gli 80 secondo il procuratore generale della Repubblica Jesús Murillo Karam, pronti a coprire ogni angolo del martoriato e bellissimo Messico.

Ognuno è sacrificabile, l’interesse dietro al traffico di droga è talmente immenso che il problema non sono gli uomini. Lo dimostrano le enormi perdite in termini di vite umane subite dal paese negli ultimi sei anni – 130mila secondo i dati di alcune organizzazioni internazionali -, la prosecuzione del narcotraffico nonostante le migliaia di arresti eseguiti dalla polizia e dall’esercito e il cambio di diversi leader delle organizzazioni criminali, che non ha fatto altro che modificare la mappa delle rotte del traffico di droga, ma che non ha certo diminuito il suo volume e la violenza. Come il mostro mitologico, l’Idra di Lerna, che aveva nove teste ed era, o per lo meno sembrava essere, immortale, dato che ogni volta che veniva decapitato di una delle sue estremità ne rinascevano due e così via. A quel tempo ci volle Ercole per ucciderlo – eroe mitologico di sangue misto, figlio prediletto del re degli dei, Zeus (o Giove, come preferite), e di un’umana, Alcmena -, oggi la situazione è un po’ diversa.

Murillo Karam ha dichiarato in un’intervista a un quotidiano messicano che il sistema di giustizia e le istituzioni in generale non erano preparate per affrontare la delinquenza organizzata negli ultimi sei anni, però che questo non è un «problema di governo, la struttura giuridica era creata per un paese in pace». «Quello di cui sono convinto è che è mancata la capacità di sedersi e cercare di pianificare le cose in un altro modo», afferma il procuratore riferendosi alla nuova strategia annunciata dal neo presidente Enrique Peña Nieto, strutturata in sei punti principali di cui uno, il quinto, prevede una “trasformazione istituzionale”, ovvero la creazione di un nuovo corpo di gendarmeria.

Non è la prima volta che in Messico uno dei punti della lotta al narcotraffico è la creazione di una nuova forza speciale, con la garanzia che aiuterà a combattere il crimine nelle strade e la corruzione nelle forze dell’ordine. Uno dopo l’altro, negli anni sono stati istituiti, fusi, separati e riuniti corpi speciali, corpi di polizia e persino i ministeri di pubblica sicurezza e di governo. Nel 1999 l’allora presidente Ernesto Zedillo promulgò la legge che creò la Polizia Federale Preventiva (PFP), un corpo di polizia con poteri speciali per tutelare la sicurezza e che formò un solo gruppo con le altre forze dell’ordine istituite fino a quel momento: la Polizia Federale per le Strade (PFC), la fiscale federale (PF) e quella per l’immigrazione. Poco dopo il presidente successivo, Vincente Fox, a sua volta creò il ministero per la Pubblica Sicurezza – per separare il ramo appunto della sicurezza dal ministero di Governo – che a quel punto racchiudeva la Polizia federale preventiva e il sistema penitenziario del paese. Il presidente successivo, ossia Felipe Calderón, appena sostituito da Peña Nieto, per dare alla polizia preventiva un potere d’indagine oltre che di sicurezza, promulgò una nuova legge che la trasformò nella nuova Polizia Federale: una forza con poteri d’investigazione, un braccio operativo nella lotta alla delinquenza organizzata il cui reclutamento non risparmiò le università, visto il costante bisogno di nuove leve. Negli ultimi anni, inoltre, intere centrali di polizia sono state arrestate dall’esercito perché totalmente corrotte, almeno secondo le forze armate.

Un altro punto di sicurezza riguarda la divisione del territorio in cinque grandi regioni operative che questa nuova gendarmeria sarà incaricata di sorvegliare e proteggere. «Non ci sarà alcuna improvvisazione nella lotta al crimine organizzato» ha affermato il presidente Peña Nieto. In effetti non sembra affatto improvvisato, piuttosto appare tutto molto ripetitivo.

Lascia un tuo commento