Messico alle urne: destra favorita, narcos nell’ombra e giovani al fronte

Con le presidenziali di oggi finiranno 12 anni di amministrazione della destra del Pan: lo sostituirà il neoliberalismo populista del Pri, strafavorito nei sondaggi. Lopez Obrador, candidato della sinistra, è troppo staccato per sperare: sarebbe una tragedia, se non fosse che è appena nato #YoSoy132 la proposta dell’attivismo giovane che promette di cambiare il paese

Segreto: #YoSoy132 ha denunciato l'acquisto di voti da parte del Pri (foto: la rete)

Segreto: #YoSoy132 ha denunciato l'acquisto di voti da parte del Pri (foto: la rete)

Buongiorno Messico, oggi ritornerai nel passato e a rammaricarsene sarà solo il tuo futuro: i giovani. È domenica primo luglio ed il paese viene chiamato alle urne nel mezzo di una guerra tra narcotrafficanti che ha fatto più morti della campagna afgana, ma che non è stata mai menzionata in campagna elettorale. In testa ai sondaggi, con 17 punti percentuali di vantaggio sul primo concorrente, c’è Enrique Peña Nieto, il candidato del Pri, ovvero lo stesso partito che ha governato per tutti i settant’anni successivi alla rivoluzione del 1910, passando dalla sinistra e alla destra, e secolarizzando nel paese la prassi delle prebende, delle bustarelle e del nepotismo.

Per la sinistra moderata, c’è Andres Manuel Lopez Obrador, che ha recuperato qualcosa nel rush finale prima del D-day, ma che continua ad essere privo di qualsiasi speranza di vittoria. Le ragioni di questo duello dall’esito scontanto sono varie: il potere comunicativo di Peña Nieto, che ha goduto dell’appoggio incondizionale del grande network Televisa e di Azteca TV per più di due anni ininterrottamente e poi il diverso impatto pubblico dei rispettivi manifesti programmatici. Il candidato del Pri è sceso in campo con una formazione tipicamente neoliberale e populista, promettendo ai messicani il miglioramento dei loro guadagni (che trovata geniale) e della loro capacità d’acquisto, attraverso una riforma delle tasse. Poi, gli incentivi alle imprese e l’abbassamento del costo del denaro, per far ripartire l’economia.

Lopez Obrador, che in Messico viene chiamano con l’acronimo Amlo, è invece andato contro due grandi nemici: il potere oligarchico secolare e la minaccia della crisi internazionale, tuttavia, la sua scommessa è stata timida, azzardando come principale fatto concreto del proprio programma (oltre ad un’indigenismo alla moda sudemricana) la riapertura dei negoziati con gli Stati Uniti e il Canada in merito al Nafta, il trattato di libero scambio creato nei primi anni Novanta da uno dei vari presidenti del Pri arrivati al potere con un broglio: Carlos Salinas de Gortari (nonchè causa scatenante dell’indignazione ribelle del Sub-comandante Marcos e degli zapatisti nella regione del Chiapas).

Come un afroamericano si ribella all’appellativo razzista negro, adottandolo e facendolo proprio, per svuotarlo della carica offensiva, forse Amlo avrebbe avuto ricavi elettorali maggiori se si fosse spostato a sinistra, piuttosto che cercando di smentire l’immagine da diavolo socialista che gli cucivano addosso le TV, spaventando i messicani con il fantasma degli espropri proletari. Lo spazio per muoversi, c’era: in questa storia elettorale tristissima, come riescono ad essere solo i suffragi scontatemente in mano ad un potere corrotto e monopolista, la principale sorpresa è arrivata infatti dal movimento studentesco di #YoSoy132, una forza spontanea sorta da molte delle università del paese, come alternativa unitaria alla corruzione e ad un destino segnato.

Contro il vento e la marea delle accuse di sedizione arrivate da più parti, #YoSoy132 si è staccato da Amlo ed ha proposto la democrazia partecipativa, la fine delle politiche del sottobanco e delle sghignazzate, nonchè degli oligopoli economici, personificati nella figura di Carlos Slim di Telmex e della giunta delle trame in regia a Televisa. Tra i risultati, come spesso accade in questi casi, propoponendo contenuti validi in avversione a Peña Nieto, #YoSoy132 ha finito per sottrarre voti a Lopez Obrador, fermo oggi al 24%, contro il 41% del favorito. Ora, il ruolo di quella che alcuni vogliono considerare la versione messicana degli Indignados europei, sarà quello di vigilante: #YoSoy132 ha infatti mobilitato tutta la propria militanza per fare da osservatore anti-broglio in quanti più seggi possibile, installando accampamenti in diverse città.

Come molti si chiedono, trovando poche risposte anche nella stampa di movimento, il nome del gruppo deriva dal suo episodio fondante: Peña Nieto del Pri si reca a tenere un discorso presso l’Universidad Iberoamericana, dove trova un fronte unito dei movimenti giovanili che lo criticano e lo mettono in difficoltà. Il fatto viene silenziato dai media, ma la notizia trapela e il segretario del Pri, Joaquin Coldwell, va in conferenza stampa a dire che che i presunti studenti ad aver attaccato Peña Nieto erano in realtà agitatori infiltrati e senza scrupoli. Per tutta risposta, 131 studenti fanno un video in cui mostrano le credenziali universersitarie, rivendicando il loro status di studenti e la loro indipendenza, poi, il materiale viene diffuso su Twitter con l’hashtag #YoSot132, ovvero “io sono il 132esimo”.

Come epilogo, resta il pessimo giudizio che i messicani riservano all’operato del presidente uscente, Felipe Calderon, tant’è che la sua candidata, Josefina Vazquez Mota, per il partito Pan, arriva solo al 20%. La principale colpa in 12 anni di governo è certamente quella della guerra narcos: il paese è considerato unanimente un bagno di sangue. L’ex presidente di destra Vicente Fox, che a suo tempo pose fine ai 70anni di governo del Pri poi, ha sottolineato il regresso economico di cui è stata vittima la società: mentre l’America Latina vive un trend di crescita, una delle economie di questa che più è legata all’Occidente sviluppato, va a marcia indietro: aumento della disoccupazione ed in generale, della povertà. Tant’è che lui voterà Peña Nieto. Povero Messico, il presente è fottuto, per il futuro spera in tutte le tue migliaia di 132esimi giovani coraggiosi.

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