Messico: 26mila persone scomparse, Amnesty chiede giustizia

In molti casi le indagini non sono mai cominciate e le famiglie continuano ad aspettare un qualsiasi indizio che possa fargli sapere dove trovare i loro cari. Dal 2006 al 2012, durante la presidenza di Felipe Calderon, le migliaia di sparizioni sono state spesso attribuite alla guerra contro il traffico di droga, senza però indagare veramente sui fatti

Desaparecidos: 26 mila pesone svanite nel nulla (foto: la rete)

Desaparecidos: 26 mila pesone svanite nel nulla (foto: la rete)

Lotta alla droga, morti violente, corruzione dei poteri forti. Negli ultimi anni le notizie di cronaca circolate sul Messico sono state tante e dure, al punto che tra le conseguenze della guerra civile che si sta consumando nel paese, c’è anche quella di farne dimenticare i danni collaterali. Oggi si contano almeno 26mila casi di persone scomparse ancora irrisolti o sui quali, troppo spesso, non si è nemmeno cominciato a indagare.

La segnalazione (l’ennesima) arriva questa volta da Amnesty International (AI), attraverso un comunicato in cui si sostiene che l’aver riconosciuto ufficialmente le migliaia di persone scomparse, non è sufficiente ad assolvere il governo dalle sue negligenze in merito e conferma solo l’immensa tragedia e le incredibili dimensioni delle violazioni dei diritti umani che vivono i messicani.

Ventiseimila in sei anni, ovvero durante la presidenza di Felipe Calderon, che nel 2006 decise di intraprendere una guerra aperta contro i narcos senza ottenere i risultati sperati. Sono numeri da dittatura – basta ricordare che l’Argentina, durante il regime militare del generale Jorge Rafael Videla, perse 30mila dei suoi figli -, con migliaia di famiglie che continuano ad aspettare un segno, una speranza, qualsiasi indizio che possa dire loro che fine hanno fatto i loro cari.

Nel suo comunicato, AI «sostiene che il primo passo deve consistere in rivedere ed epurare i più di 26mila casi che figurano nella banca dati delle persone scomparse. Nei casi in cui la sparizione risulti essere involontaria si dovranno cominciare indagini accurate che permettano agli investigatori di stabilire tutti i dettagli riguardanti le vittime e aiutino a consegnare alla giustizia i responsabili», e aggiunge come le autorità siano «obbligate a stabilire in maniera imparziale quali casi potrebbero costituire sparizioni forzate secondo le norme internazionali vigenti in materia di Diritti Umani».

La guerra ai narcos, che ha causato più di 60mila morti, ha fatto sì che tutto fosse attribuito ai signori della droga: qualsiasi morte, sequestro o fatto criminale ha trovato negli ultimi anni un terreno in cui essere depositato, senza che fossero poste troppe domande. Secondo l’organizzazione, le dichiarazioni rese da ex funzionari, attraverso le quali hanno cercato di ridurre il numero di sparizioni, forzate e non, «sono un esempio di come lo stato messicano abbi cercato, negli ultimi anni, di ignorare il suo dovere di indagare e fare luce sui casi denunciati».

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