Marina appoggia Aecio: il Brasile diventerà liberale e ambientalista?

Sconfitta al primo turno, alla candidato ambientalista resta un colpo di coda sul ballottaggio: verso chi indirizzerà il 20% di elettori che ha conquistato? Sembra proprio che la scelta ricadrà su Aecio Neves, lasciando a Dilma Rousseff la pesca tra il 7% di indecisi

Unzione dal basso: Marina indica Aecio (foto: Dado Galdieri/Bloomberg via Getty Images)

Unzione dal basso: Marina indica Aecio (foto: Dado Galdieri/Bloomberg via Getty Images)

La competitività femminile esasperata nella corsa per la presidenza, poi, una difficile sconfitta da mandare giù e, forse, anche la voglia di vendetta mascherata da razionalità politica. E così succede che, dopo essere stata addirittura data per vincente nei sondaggi pre-elettorali, l’ambientalista Marina Silva è stata invece tagliata fuori al primo turno nelle elezioni brasiliane di domenica e al ballottaggio sono passati la presidente in carica, Dilma Rousseff (41,59%) e lo sfidante socialdemocratico Aecio Neves (33,5%). Ora, in vista dello spareggio del 26 ottobre, il consiglio che questa ragazza dalla volontà di ferro darà ai propri elettori, 22 milioni circa, ovvero il 21,3% degli aventi diritto, potrebbe davvero spostare l’ago della bilancia.

«Il risultato delle elezioni manifesta la voglia di cambiamento dei brasiliani», ha detto appunto Marina, alludendo a quella che molti hanno interpretato come la decisione di appoggiare Aecio Neves, colui che per storia personale, etnia, religione e formazione è probabilmente il candidato più distante da lei, ma anche quello che in termini di idee, si scopre adesso che non è poi così a largo del suo discorso. La Silva, che ha fatto della salvezza dell’Amazzonia una causa personale, aveva infatti manifestato nella settimana precedente al voto la volontà di ridurre l’interventismo statale, un pilastro della ricetta Rousseff e invece un bersaglio della campagna socialdemocratica di Neves.

A lei, sembra essere mancata la capacità di dimostrarsi affidabile, con un progetto a tutto tondo, su scala nazionale. Ufficialmente, Marina si riunirà oggi con la propria coalizione, per prendere una decisione concertata e che cosa chiederà in cambio a Neves? Probabilmente, qualche posto chiave per sviluppare il tema dell’ambiente, le risorse energetiche e i trasporti. In ballo, però, non ci sono solo i loro voti. Restano infatti in disputa anche tutti gli indecisi del primo turno, che con il 7% che gli assegna Ibope, potrebbero essere a loro volta determinanti.

In un paese così complesso da essere spesso considerato un continente a parte rispetto al resto del Sudamerica. Un posto dove le autorità hanno dovuto proibire in tutta fretta le selfies al seggio con la scheda elettorale, perché gli smartphone e i social network dilagano, ma dove al tempo stesso ci sono stati anche tanti cittadini che sono andati a votare in canoa, perché vivono nei delta dell’Amazzonia cara alla Silva, oppure, dove è stato rieletto in Parlamento, Tiruca, il pagliaccio analfabeta, la disputa elettorale, ora, si riduce a un discorso semplicissimo: stare o cambiare.

Il partito dei lavoratori (Pt) a cui appartiene Dilma, è al governo già da 12 anni: con alti e bassi, ha cavalcato un periodo di crescita, sviluppo e affermazione del paese. Un’epoca che ora, però, coi dati macroeconomici alla mano, sembra volgere al termine. Parole come recessione, deficit nella bilancia dei pagamenti o corruzione sono oro colato sulla bocca degli oppositori e Neves, 54 anni e una modella poco più che trentenne come seconda moglie, ora insiste molto sulla questione del rinnovamento. «Sono pronto a guidare un progetto politico a favore del Brasile e di una nuova politica – ha detto – la nostra proposta di governo è sempre aperta ai nuovi contributi».

Per questo e per altre ragioni pratiche, espresse dal suo consulente politico Fraga, l’exploit del partito è stato visto favorevolmente dagli imprenditori e accolto subito in modo favorevole dalla borsa di Brasilia, che ha reagito al rialzo all’indomani del suo secondo posto trionfale alle urne. Ma al di là delle classi dirigenti, che covano un certo malcontento per le tinte socialiste dell’amministrazione degli ultimi anni, saprà un Neves che ha ceduto terreno ad alleati variopinti, preparare un discorso che convinca le grandi masse? E chi da qui al 26, non si farà convincere dal vecchio detto che, «chi lascia il vecchio voto per il nuovo, sa per quel che perde, ma non quel che trova?»

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