Maduro contro Felipe Gonzalez: difende i golpisti del Venezuela

L’ex presidente spagnolo viene bersagliato dal capo dello Stato venezuelano, perché vuole difendere i due principali prigionieri politici del suo Paese: «È un lobbysta, Chavez lo cacciò da Caracas»

Fuoco alle polveri: Felipe Gonzalez fuma in una vecchia immagine (foto: la rete)

Fuoco alle polveri: Felipe Gonzalez fuma in una vecchia immagine (foto: la rete)

Buenos Aires – «È bastata la promessa di un bello stipendio in euro, e ha aderito subito alla campagna dei golpisti»: l’accoglienza riservata all’ex presidente spagnolo Felipe Gonzalez, che appena assunto la difesa dei due principali prigionieri politici venezuelani, è stata calda, certo, ma non del tutto affettuosa. Il presidente Nicolas Maduro ha infatti mostrato tutto il suo sdegno per l’iniziativa di un uomo che come lui vede la scritta «socialista» nella tessera del partito a cui appartiene, ma che declina anche il termine «democrazia» in modo totalmente diverso, «tanto – ha ricordato lo stesso capo di Stato – che nel 2005 o nel 2006, fu cacciato dal palazzo di Miraflores di Caracas nientemeno che dal comandante Hugo Chavez, perché era venuto a proporre degli affari sporchi».

Gonzalez, un simbolo vivente dello stato di diritto spagnolo, che dopo la caduta del dittatore Francisco Franco, emerse nelle prime elezioni libere del ’82 come leader del Partito Socialista (Psoe) e dell’opposizione, non è nuovo ad operazioni di questo genere. Nel 1977, infatti, assunse le difese di due prigionieri politici del regime del generale Augusto Pinochet, in Cile, ottenendo dopo qualche tempo la loro liberazione. In questo caso, però, Gonzalez ha chiarito di non voler fare paragoni forzati e di contestare la detenzione dei sindaci venezuelani Lepoldo Lopez e Antonio Ledezma, proprio perché «in Venezuela è ancora vigente la Costituzione e questa non prevede reati d’opinione».

Secondo il punto di vista di colui che per 13 anni ha governato la Spagna, non dovrebbe essere il segretario del Partito Socialista Unito del Venezuela (Psuv), e presidente, Nicolas Maduro, ad accusare Lopez e Ledezma di aver convocato le manifestazioni che da più di un anno chiedono le sue dimissioni, «ma un giudice o un pm». Eppure, Leopoldo Lopez ha compiuto il 18 marzo 2015 i suoi primi 13 mesi di carcere, mentre Antonio Ledezma è stato arrestato quattro settimane fa con l’accusa di essere a capo di una fantomatica cospirazione golpista.

Per attirare maggiore attenzione sul caso di questi due politici, eletti entrambi nel municipio metropolitano Chacao, della capitale Caracas, Gonzalez ha in mente di creare una lega di ex presidenti latinoamericani, come il cileno Ricardo Lagos, l’uruguaiano Julio Maria Sanguineti e il brasiliano Fernando Henrique Cardoso. Intanto, ha incontrato la moglie di Leopoldo Lopez, Lilian Tintori, che in seguito all’arresto del marito ha mosso un passo in prima fila nella guida dell’opposizione al governo socialista, lavorando spalla a spalla con la moglie di Ledezma, Mitzy Capriles, e con la ex deputata Maria Corina Machado.

Una versione di questo articolo è stata pubblicata su LaStampa.it

1 commento

  1. Ugo says:

    Come vi permettete a scrivere su cose delle quali non ha avete neanche la più pallida idea???
    Perchè non andate in Venezuela (anche solo per 3 giorni) e cercate di entrare per esempio in un supermercato o in un ospedale. Quel governo pieno di bastardi ha rubato assolutamente tutto, anche i fondi minimi necessari per il cibo e le medicine- 700 miliardi di dollari in 15 anni!!!!! Neanche a parlarne di sicurezza, democrazia e diritti umani.
    Andateci cari giornalisti, e se ce la fate a tornare vivi chiametemi e ne riparleremo. Non fate i comunisti di scrivania. Cretini venduti!!!!!!!!!!!!!

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