L’Esercito del Cile paga ancora spie e torturatori di Pinochet

6 ex alti ufficiali della Guerra Sporca ricevono migliaia di euro dalle Forze Armate, in qualità di loro consulenti. Dal 2009 si era dichiarato che nessun ex torturatore fosse ancora a libro paga, eppure, si versa ancora l’onorario al comandante della fucilazione di 14 detenuti politici, o a un agente segreto che lavorò in una delle peggiori galere del regime

Cile: l'Esercito paga ancora i suoi aguzzini (foto: Pangea News)

Cile: l’Esercito paga ancora i suoi aguzzini (foto: Pangea News)

La notte del 18 ottobre 1973, ad un mese e una settimana di distanza dal colpo di Stato militare di Augusto Pinochet, 14 prigionieri politici furono prelevati dal carcere di Antofagasta. I militari obbligarono i detenuti a salire su un camion e li condussero fino alla gola del Way, qualche chilometro fuori città. Giunti in quel luogo isolato, i prigionieri furono fatti scendere e ordinati in fila. Davanti a loro, il plotone d’esecuzione aveva già preso posto e non tardò molto nel fare fuoco. Gli stessi soldati che avevano sparato, dovettero raccogliere i 14 corpi e sistemarli sullo stesso camion che li aveva accompagnati in quel luogo solitario. Quando anche questa operazione giunse a conclusione, allora si accesero i motori. Il giorno dopo, 14 cadaveri furono ritrovati, ammucchiati come spazzatura scaricata da un camion, sulla porta dell’obitorio di Antofagasta.

Al comando di questa delicata, quanto coraggiosa operazione di anti-terrorismo, c’era nientemeno che il generale (oggi congedato e poi riassegnato) Gonzalo Santelices Cuevas, che attualmente riceve 2 mila 338 euro al mese dall’Esercito cileno, in qualità di suo «consulente per lo Stato Maggiore della Direzione d’Intelligence dello Stato (Dine)». Secondo quanto ne sapevano i cileni e il resto del mondo, Santelices Cuevas era stato destituito per ordine dell’allora presidente Michelle Bachelet, oggi nuovamente capo dello Stato in pectore, dopo che la sua deposizione sugli accadimenti del 18 ottobre ’73, sopra riassunti, era stata resa pubblica. In quel documento, infatti, l’ufficiale riconosceva la responsabilità delle proprie azioni, nell’ambito di quel gruppo di sterminio del dissenso politico cileno, passato alla storia con il pregnante nome di Carovana della Morte e comandato quella notte di primavera, dal generale Sergio Arellano.

Secondo la versione ufficiale, lui e tutti gli altri militari che in qualche modo avevano preso parte – direttamente o meno – alle violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime, avrebbero smesso di ricevere un qualsiasi onorario a partire dal 2009, quando l’allora comandante in capo delle Forze Armate, Oscar Izurieta (attuale sottosegretario alla Difesa presso la commissione Difesa della Camera) disse chiaramente che «non restava alcun ex agente» a libro paga dell’Esercito. Dal sito internet ufficiale della forza, invece, si apprende che non solo quello di Santelices Cuevas, ma per esempio anche il nome di Patricio Zambelli Restelli, figura nella colonna degli emolumenti.

Zambelli Restelli si confessò nell’anno 2010 esperto in spionaggio e riconobbe di aver lavorato in qualità di agente nel campo di prigionia di Villa Grimaldi, insieme a una stella del nazismo pinochetista cileno: Miguel Krassnoff. In quel luogo si somministravano interrogatori rotativi ai detenuti, sessioni di tortura e, in alcuni casi, la morte. Nel suo curriculum Zambelli Restelli può vantare anche di aver fatto parte nell’76 della Brigada Caupolican della polizia segreta DINA, che quell’anno rapì tutta la dirigenza del Partito Comunista entrato in clandestinità, e poi la consegnò alla caserma Simon Bolivar, dove fu sterminata.

Forse è grazie a questo tipo di esperienza che le Forze Armate cilene gli danno 1.820 euro al mese, per servigi da «consulente di pianificazione per la Direzione d’Intelligence dello Stato (Dine)». Nelle loro stesse condizioni di impiegati pubblici, ci sono, sempre secondo la pagina web ufficiale dell’Esercito, che ha spulciato il portale cileno El Mostrador, almeno altri 4 ex agenti segreti, i quali, con gradi di responsabilità differente, hanno tutti preso parte alla guerra sporca del regime di Pinochet, concentrandosi soprattutto nei servizi segreti.

1 commento

  1. ximena zambelli restelli says:

    no e vero niente, io so che non e cosi

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