La pace della droga: la battaglia che porterà Mujica al Nobel

Un gruppo olandese per la liberalizzazione delle droghe, crede che la via uruguayana alla lotta contro il narcotraffico sia la strategia vincente. Proporrà il presidente per l’assegnazione del Nobel per la pace

Pepe: sarà il nuovo Nobel per la pace? (foto: la rete)

Pepe: sarà il nuovo Nobel per la pace? (foto: la rete)

L’Ong olandese Drug Peace Institute, ufficialmente riconosciuta dalle Nazioni Unite, vuole proporre il Presidente uruguayano Jose Mujica come candidato al premio Nobel per la pace per la sua proposta di legge che prevede il controllo statale della produzione, distribuzione e commercializzazione della marijuana. Perché l’idea diventi realtà è necessario che sia lo stesso Mujica a dare il suo consenso. Per questa ragione il presidente di Drug Peace, Frans Bronkhorst, ha visitato Montevideo lo scorso febbraio, occasione durante la quale ha presentato una proposta ufficiale in tal senso al governo uruguayano.

A renderlo noto è stato il quotidiano uruguayano “El Observador”, che ha pubblicato un’intervista a Bronkhorst, nella quale il presidente della Ong ha sottolineato che Mujica merita il Nobel in quanto la sua proposta di legge suggerisce una “pace della droga” come strategia alternativa all’infruttuosa “guerra alla droga” di cui numerosi governi si sono fatti portabandiera negli ultimi decenni. “Vogliamo organizzare una campagna globale dei consumatori di cannabis per presentare Mujica al mondo come personalità di riferimento” ha poi concluso Bronkhorst, che dal 1994 lotta assieme alla sua Ong per fermare tutte le guerre alla droga.

Il progetto di depenalizzazione e statalizzazione della marijuana proposto da Mujica ha già generato numerose polemiche sia dentro che fuori dall’Uruguay e attualmente è ferma nel parlamento dopo la richiesta, avanzata dallo stesso Mujica, di metterlo temporaneamente in stand-by fino al raggiungimento di un più ampio appoggio popolare alla proposta che, secondo le ultime inchieste, sarebbe osteggiata dalla maggioranza della popolazione.

L’Uruguay, del resto, “è uno stato laico” come ricordato da Mujica dopo la decisione di non presenziare all’insediamento del nuovo papa argentino Francesco, al secolo Jorge Bergoglio. Uno stato laico ma anche conservatore, nel quale l’approvazione di una legge rivoluzionaria come quella proposta dal presidente e tutto tranne che semplice. Il primo passo, quindi, sarà superare l’ostacolo interno. Una volta fatto questo, “Pepe” Mujica potrà concentrarsi nel diffondere la sua proposta al resto del mondo e magari pensare anche al Nobel. Non prima, perché i Nobel per la pace dati sulla fiducia possono poi tradirsi in maniera anche eclatante, Obama docet.

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