«Il nostro peggior figlio di puttana»: L’ombra di Nixon sulla caduta di Allende

Nuovi documenti rivelano la preoccupazione di Washington per l’uscita del Cile dalla propria sfera d’influenza. Poi, gli ordini di Nixon per mettere i bastoni tra le ruote al governo Allende. Poi, i rapporti della Cia che avvisavano dei preparativi di golpe durante il 1972: 2 giorni prima del tragico 11 settembre ’73, la Casa Bianca fu avvisata del sollevamento, prima, aveva deciso che fosse «ora di dare un calcio in culo al Cile»

Destituito: una manifestazione in favore di Allende, nel quarantesimo anniversario del golpe di Pinochet (foto: Filippo Fiorini / Pangea News)

Destituito: una manifestazione in favore di Allende, nel quarantesimo anniversario del golpe di Pinochet (foto: Filippo Fiorini / Pangea News)

È stata una tradizionale argomentazione antimperialista delle sinistre sudamericane. Piano, piano, è diventata la versione dei fatti più largamente condivisa tra gli storici di tutto il mondo ed ora, viene confermata anche dai documenti: nei primi anni Settanta, gli Stati Uniti hanno ostacolato la nascita e lo sviluppo del governo socialista di Salvador Allende in Cile ed erano al corrente del sollevamento militare che depose il presidente e ficcò il paese in quasi vent’anni di dittatura.

I ricercatori americani James Siekmeier e James McEvleen hanno impiegato circa un decennio ad analizzare, ordinare ed interpretare i documenti segreti riguardanti il Cile, che negli ultimi tempi erano stati declassificati dagli archivi di Washington e resi pubblici. Oggi, esce il primo di due volumi che complessivamente coprono un arco di tempo dal 1969 al 1976, in cui vengono pubblicati 366 dispacci d’ambasciata, dossier d’intelligence e registri di conversazioni tra alti funzionari.

Gli episodi salienti di questo gran pezzo di storia che viene alla luce, riguardano in primo momento i timori di Washington per l’uscita del Cile dalla propria sfera d’influenza. Durante il governo del democristiano Frei, l’ambasciatore americano a Santiago, Edward Korry, viene rassicurato dallo stesso presidente che, secondo quanto riferisce il diplomatico ai propri superiori, garantiva che non si sarebbe avvicinato «né a De Gaulle, né all’ambasciata russa, perché nessuno dei due è in grado di aiutare veramente il Paese e sa bene che solo gli Stati Uniti sono in grado di farlo».

Già con Frei, infatti, il Cile attraversava una fase economica difficile: lo stesso Korry parla in un’altra lettera segreta degli «scarsi aspetti favorevoli» che si possano sottolineare nella situazione del momento, in cui «il governo sta affrontando un forte rallentamento economico e una crescente inflazione». Un contesto che rendeva il Cile un alleato più volatile e un peggior cliente per gli Stati Uniti, ma pur sempre un luogo migliore di quello che sarebbe potuto diventare se l’Unidad Popular fosse arrivata al potere (UP).

Poco prima delle presidenziali che portarono Salvador Allende a La Moneda sotto queste insegne, un’altro documento rivela come l’allora consulente per la sicurezza nazionale, Henry Kissinger, avesse affidato al direttore della Cia, Richard Helms, il compito di «presentare al presidente (Nixon) un piano d’azione per prevenire una vittoria di Allende, tenendo conto che questi potrebbe decidere di agire anche contro le nostre raccomandazioni». Un’azione che di fatto fu poi intrapresa nei giorni successivi al voto, quando Nixon chiese a Kissinger di «far piangere l’economia cilena», allo scopo di impedire che il potere del politico socialista si consolidasse e di lì a due anni conquistasse anche una maggioranza al congresso.

Espressioni esplicite, quelle dei governanti americani, ma indicative. Il massimo climax lo si raggiunge nel registro di una conversazione sempre tra il presidente e quello che a suo tempo era ancora l’assessore per la sicurezza nazionale. Il quotidiano New York Times aveva da poco dato notizia del decreto con cui Allende aveva nazionalizzato tutte le miniere di rame, la principale risorsa naturale del paese. «Hai visto questo?», chiede Nixon a Kissinger. «Si», risponde il consgliere. «Be’, se hai intenzione di dire qualcosa, dai il compito ad Haig, il nostro peggior figlio di puttana, che s’inventi qualcosa. È ora di dare un calcio in culo al Cile».

Un calcio che di fatto fu sferrato dalle Forze Armate. Il servizio segreto americano informò infatti nel 1972 che per portare avanti le riforme socialiste, era probabile che Allende avrebbe finito per infrangere i propri poteri costituzinali, come di fatto successe l’anno dopo. Quello sarebbe stato un buon pretesto per la sollevazione armata dell’esercito e le altre forze. Il progetto era del generale Canales, due giorni prima del primo tragico 11 settembre della storia, quello del 1973, in America seppero che alla guida dei golpisti, invece si era messo l’ex ufficiale lealista, Augusto Pinochet. Stava per iniziare una cruenta tirannia, che sarebbe durata fino alle porte degli anni Novanta.

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