Il Cile rinuncia alla legge antiterrorista: festa di Mapuche e studenti, proteste dei coloni

La contestata norma che aumentava le pene carcerarie per delitti commessi in contesto di dissenso sociale è stata congelata dal nuovo governo Bachelet, che promette di non applicarla fino a una corretta modifica. Celebrano le comunità mapuche della Patagonia cilena e il movimento studentesco. Preoccupate, invece, le famiglie di coloni che si scontrano con gli indigeni per la terra

In marcia: le proteste dei Mapuche non saranno più considerate atti di terrorismo (foto: la rete)

In marcia: le proteste dei Mapuche non saranno più considerate atti di terrorismo (foto: la rete)

Il primo passo di avvicinamento alle comunità indigene mapuche del sud del Cile era stato una richiesta di perdono pubblica, per bocca del nuovo sindaco dell’Araucania, Huenchumilla, riguardo all’occupazione delle loro terre che 100 anni fa completò la costituzione territoriale del Cile. Poi, è arrivato un altro gesto importante: un gabinetto di ministri ha revocato le concessioni ambientali a Endesa, la compagnia spagnola controllata dall’italiana Enel, per il progetto Hidro Aysen, un piano per la costruzione di 5 grandi centrali idroelettriche e una mega linea di alta tensione attraverso tutto il Paese, che aveva svegliato forti proteste ambientaliste. Infine, ieri, la presa di posizione più chiara.

Il nuovo ministro dell’Interno, Rodrigo Peñarillo, ha annunciato che la legge antiterrorista non sarà applicata né per questioni legate alle comunità indigene, né su conflitti di ordine sociale. Dopo il suo varo da parte del governo appena concluso di Sebastian Piñera, infatti, moltissimi militanti della causa mapuche, che da quasi quindici anni sconvolge il sud del Cile, avevano iniziato a scontrarsi con un’inasprimento delle pene che a molti era sembrato spropositato.

Mentre si dibatteva su quale azione fosse o meno da considerarsi terrorista, ovvero quale gesto avesse lo scopo e il risultato di seminare terrore tra la popolazionne, gli attivisti indigeni si scontravano con detenzioni che potevano prolungarsi fino a 10 giorni, in attesa di raccogliere prove contro di loro, e con condanne che procedevano regolarmente fino alla sentenza, dettata la quale il giudice aveva poi l’obbligo di valutare se fosse il caso o meno di applicare la legge antiterrorista, triplicando eventualmente gli anni di carcare che aveva comminato.

«Voglio sia chiaro che la legge non è adatta a risolvere i problemi del Cile – ha detto il ministro Peñarillo uscendo da un incontro sulla questione tenuto al palazzo de La Moneda – quello che vogliamo è imboccare una nuova strada in Araucania, aprire un dialogo ed avazanzare con i miglioramenti». Parole che hanno ripreso le critiche già arrivate qualche mese fa dalle Nazioni Unite, e a cui ha fatto eco la massima autorità regionale della zona, Huenchumilla, dicendo che «in Araucania la società è fratturata e vogliamo lavorare per risolvere questo problema di convivenza».

Infatti, mentre celebrano la decisione tutte le associazioni e le comunità impegnate nella difesa della causa mapuche, che da tempo denunciavano l’applicazione arbitraria della norma nei loro confronti e l’uso esagerato della forza da parte dei reparti anti-sommossa di Carabineros, resta il disappunto delle famiglie di coloni con cui queste si scontrano, assumendo a volte strategie di guerra aperta che hanno portato alla distruzione di proprietà private e alla morte di diverse persone.

«Ci troveremo con minori difese davanti alla giustizia», ha per esempio detto Jorge Luchsinger Mackay al quotidiano di Santiago La Tercera. L’uomo, agricoltore dell’Araucania, è rimasto orfano di entrambi i genitori quando un gruppo di attivisti filo-mapuche ha dato fuoco alla loro casa, rivendicando la restituzione del terreno che questi possegono, secondo gli indigeni in modo illegale.

Oltre alla questione delle comunità autoctone, il ministro degli Interni ha precisato che nemmeno nei confronti delle proteste di piazza sarà utilizzata la legge anti-terrorista. Un affermazione che toglie dal mirino il moltitudinario movimento studentesco cileno che da anni lotta per l’istruzione pubblica nazionale. «Adesso sarà costituita una commissione per stilare una proposta di modifica della legge», ha concluso Peñarillo.

1 commento

  1. Tabatha says:

    Jjajajajajajajajajajajajajajajajajaj Chile pais de payasos!!! estos huoneves de la derecha son alieligenas y nosotros somos indigenas!! En que universo paralelo viven estos huevas!! que administremos un aeropuerto para comprar las tierras ancestrales!!

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