I commando USA vogliono raid facili in America Latina

Il capo del SOF americano, la forza che ha mandato ad uccidere Bin Laden, ha chiesto al Pentagono più libertà e rapidità d’azione in diverse aree del mondo, tra cui l’America Latina. La risposta è segreta, speriamo di non vederla in TV

I corpi speciali vogliono più libertà d'azione (fonte: la rete)

I corpi speciali vogliono più libertà d'azione (fonte: la rete)

Hanno progettato la cattura di Bin Laden in una villetta a schiera di Abbottabad, con un’operazione modello in cui 40 soldati contro un solo uomo disarmato hanno perso un elicottero Black Hawk da 6 milioni di dollari ed ucciso una donna innocente. Sono intervenuti segretamente in tutto il mondo, lasciando dietro di sè solamente una traccia d’ombra, fino a che uno di loro non ha ammazzato un ladruncolo (o presunto tale, non lo sapremo mai), che minacciava l’Ambasciata USA di Asuncion, in Paraguay. Così abbiamo saputo della loro esistenza e della loro presenza in America Latina: ora, vogliono di più.

«In paesi dell’America Latina come il Venezuela, la Bolivia, il Nicaragua o l’Ecuador (governati da amministrazioni socialiste, ndr) l’incidenza per gli Stati Uniti è molto maggiore», ha riconosciuto Adam Isaacson, dell’osservatorio politico delle strategie di Washington sull’America Latina, Wola, quando gli è stato chiesto cosa ne pensasse della richiesta presentata al Pentagono dal capo delle forze speciali SOF, confermata in forma di indiscrezione dal verbo BBC.

A quanto pare, le SOF sono un corpo speciale segreto appartenente alle più grandi Us Socom (United States Special Operations Command), il cui acronimo fa riferimento ad una famosa pistola automatica. Secondo Wola, un’ONG che fa volare il passero maya del suo logo con ingenti finanziementi dal grande capitale americano, e che nel proprio sito internet vanta capacità d’influenza sui funzionari della Casa Bianca, la pretesa di avere un protocollo di intervento più agile avanzata su tutto il mondo, ed anche in America Latina, dalle SOF potrebbe avere risvolti poco limpidi: «Non possiamo escludere che si realizzino anche operazioni nei paesi considerati alleati (come per esempio la Colombia o il Messico, ndr), che si concreterebbero come interventi d’intelligence contro individui o gruppi di individui considerati una minaccia per gli Stati Uniti».

Una definizione molto generica e poco generosa nei confronti del concetto di sovranità nazionale, se la si guarda dal punto di vista del proprio paese o dei propri concittadini. Vi sentite una minaccia per gli Stati Uniti? Conoscete qualcuno che potrebbe esserlo? Chi ha detto Hugo Chavez? Intanto, le ambizioni dell’aquila yankee sul continente che ha sempre considerato come il proprio cortile di casa, mantenendogli sistematicamente aperte le vene, sembrano essere molto più modeste: «La presenza degli addetti militari nelle ambasciate americane è ormai all’ordine del giorno», prosegue Isaacson nella sua analisi, «sono gruppi d’elité che si trovano nel paese all’insaputa di tutti, molte volte dello stesso ambasciatore. Circolano armati ma in borghese, la loro presenza è diventata pubblica perchè qualche mese fa hanno ammazzato un ladro per strada ad Asuncion». Davanti a scene così, viene da rimpiangere i tempi in cui la Delta Force falliva la liberazione degli ostaggi all’ambasciata USA di Teheran, in Iran, e poi li si dipingeva come Superman in un film con Chuck Norris.

1 commento

  1. Claudio scrive:

    Pochi secondi dopo che questo articolo è stato postato, un camioncino con scritto “HOT DOG & ICE CREAM” gestito da uno scorbutico e paffuto venditore ambulante, con occhiali da sole neri e un “neo” alla Bruno Vespa vicino alla bocca, ha stazionato nella tranquilla zona di Villa Urquiza….

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