Grandi imprese: il Brasile è il miglior BRIC su cui investire

I voti di 1.500 manager di tutto il mondo hanno messo il paese in testa al gruppo dei grandi emergenti, ma il governo scommette su piccole e medie, respingendo critiche di populismo e creando consenso

La ricetta vincente di Dilma (foto: la rete)

La ricetta vincente di Dilma (foto: la rete)

«Daremo totale priorità alle piccole e medie imprese», ha detto ieri la presidentessa brasiliana, Dilma Rousseff, dal 22° vertice Ibero-Americano, in corso a Cadice, in Spagna e, mentre finiva la frase, le importanti testate economiche The Economist e Financial Times pubblicavano i risultati del loro ormai classico sondaggio Barometro Globale degli Affari, secondo cui gli oltre mille e cinquecento grandi manager interpellati avevano indicato per ampia maggioranza il Brasile, come il miglior paese del gruppo BRIC su cui investire.

Il sondaggio si realizza su base trimestrale e circa il 33% degli intervistati considera la Cina, il più importante dei BRIC, come “un luogo ostile agli investimenti privati”. Un altro 54% degli stessi ha inoltre espresso un’opinione simile anche sulla Russia, mentre solo il 15% sarebbe disposto a dirlo anche del Brasile. Riguardo a questo paese, poi, il 44% dei dirigenti di grandi compagnie internazionali contattati per registrare il Barometro, crede che si tratti di “un luogo amichevole su cui dirigere gli affari”.

Questi risultati, hanno collocato Dilma Rousseff  su di un livello superiore, rispetto agli altri interlocutori del Vertice Ibero-Americano, proprio perchè questa donna è a capo di una delle nazioni che più si sono sviluppate negli ultimi anni e che soprattutto hanno ottenuto buoni risultati secondo termini di giudizio neoliberali, pur applicando politiche di responsabilità sociale, che vedono di buon occhio anche i socialdemocratici.

Per fare un esempio, il Cile supera infatti il Brasile nella classifica di The Economist e del Financial Times, ma non può però vantare una crescita economica altrettanto grande,  nè privelegi alla sua cittadinanza altrettanto validi. D’altra parte, il Venezuela di Hugo Chavez, che invece ha migliorato molto quest’ultimo aspetto riguardo alle grandi masse di persone, prima escluse dalla cittadinanza dei diritti, ottiene tuttavia solo l’ultimo posto nel Barometro delle corporazioni.

Proprio su questi aspetti, si giocherà ora il futuro politico di Dilma, che questo mese arriva al giro di boa di metà mandato e deve affrontare la critica di parte della grande imprenditoria locale, in merito ai limiti della misura di stimolo che ha varato per arginare gli effetti collaterali della crisi.

Tuttavia, la ricetta Rousseff, che la stessa ha ripetuto anche a Cadice, è fatta di investimenti pubblici, abbassamento del costo del denaro e incentivi alla produzione, e quindi avrà effetti a medio lungo termine, mentre i provvedimenti di sostegno alla popolazione, che alcuni vedono sconfinare nel populismo, sono un indiscutibile investimento politico che di certo darà un ritorno elettorale di classe superiore alle legislative e forse durerà fino alle prossime presidenziali.

 

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