mercoledì 22 nov 2017

Giorno del migrante italiano: a Buenos Aires tutti con Colombo

Nuova manifestazione delle comunità italiane d’Argentina in difesa della statua del navigatore genovese. Oggi scade la misura cautelare che impedisce la rimozione. Cosa farà Cristina? Andrà avanti col suo piano di rinnovo dell’identità nazionale o darà ascolto a paisani insorti?

Colombo: la comunità italiana si oppone (foto: Pangea News)

Colombo: la comunità italiana si oppone (foto: Pangea News)

Quest’anno per la prima volta dopo molto tempo il giorno dell’migrante italiano in Argentina è tornato ad avere un significato particolare. Le associazioni dei nostri connazionali nel Paese sono fatte da gente un pò avanti negli anni ed anche se il loro orgoglio di patria è fortissimo, molti faticano a ricordare la nostra lingua e i loro figli non hanno mai visitato lo Stivale. Mentre ci si può dividere tra chi crede che questo declino sia uno scempio, oppure la miglior prova di integrazione, un fatto è arrivato improvviso a scuotere il corso degli eventi: la presidente Cristina Kirchner ha deciso di rimuovere la statua di Cristoforo Colombo dal parco della Casa Rosada.

Come già aveva fatto Hugo Chavez, anche Cristina ha pensato di dare un taglio più latinoamericano all’edificio simbolo del potere esecutivo nel Paese. Senza arrivare ai toni usati da colui che a suo tempo fu presidente venezuelano, che chiamò Colombo «genocida», la Kirchner ha detto per bocca del suo segretario, Oscar Parrilli, di ritenere più appropriata nel parco di palazzo la presenza di un’eroina della guerra d’Indipendenza. Fondamentalmente, perché donna, perché argentina e perché simbolo della lotta di liberazione dal «giogo coloniale».

Mentre gli storici di tutto il mondo si sentono nuovamente chiamati in causa per stabilire quale fu l’effettivo ruolo dell’ammiraglio genovese e quale quello di Juana Arzuduy (la suddetta eroina), gli italiani d’Argentina si sono organizzati in un piccolo ma determinato movimento di protesta per impedirne la sostituzione. Nella loro causa, hanno trovato l’appoggio del comune di Buenos Aires, guidato dal sindaco di centrodestra Mauricio Macri, e realizzato alcune dimostrazioni.

Dopo una prima, avvenuta qualche settimana fa, gli italiani di Buenos Aires sono stati messi nuovamente in allarme venerdì quando una grande gru è comparsa accanto a Colombo: il governo era determinato a smontarlo e a portarlo a Mar del Plata, dove, invece che far la guardia ai capi di Stato e ai loro ministri, sarebbe andato a far ombra ai bagnanti e ai loro schiamazzi estivi. Per fortuna, il Comune, che rivendica la proprietà del suolo su cui sorge il monumento, ha dispiegato tutta la sua forza legale ed ha ottenuto che un giudice firmasse una misura cautelare, che proibiva di toccare Colombo finché non se ne fossero chiarite le ragioni, da presentarsi entro un limite di tre giorni.

Mentre questa dead line cade oggi, il governo ha messo nero su bianco le proprie motivazioni, un pò retoriche forse, ma pur sempre motivazioni. Secondo Parrilli, alcuni studenti di ingegneria e di belle arti hanno rilevato che Colombo attraversa un grave stato di degrado e deve essere smontato. Poi, portato a Mar del Plata, dove sarebbe stato richiesto dagli italiani di là. Infine, sostituito da Juana Arzuduy, donata dalla sorella nazione boliviana e conforme alla volontà della presidente.

A tutto questo, gli italiani d’Argentina rispondono che nessuno di loro a Mar del Plata ha mandato a chiamare l’ammiraglio. Presentano a loro volta pareri tecnici secondo cui, una statua in marmo così pesante e vecchia, una volta smontata non può essere più rimessa insieme e propongono di fare altrove la statua all’Arzuduy. Difficile dire, a poche ore dalla fine della misura cautelare, chi l’avrà vinta, ma di sicuro, non il povero Colombo.

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