Fumata nera: il Papa contro la legalizzazione delle droghe

In visita a una clinica per tossici di Rio, Bergoglio affronta un tema delicato e conferma la posizione tradizionale del Vaticano: La Chiesa non approva la liberalizzazione delle sostanze stupefacenti. La prima volta da conservatore, di un Pontefice creduto liberale

Stop alla droga: sul tema Francesco è inflessibile (foto: la rete)

Stop alla droga: sul tema Francesco è inflessibile (foto: la rete)

La visita di Papa Francesco all’ospedale per tossicodipendenti che porta il nome del santo a cui lui stesso si ispira, Sao Francisco de Assis, ha messo in luce la prima presa di posizione veramente polemica del nuovo Pontefice: la sua netta avversione alla legalizzazione delle droghe, senza distinzione di peso (leggere o pesanti) almeno nel suo lessico.

«Non c’è liberalizzazione che possa ridurre il dilagare delle droghe o limitare la dipendenza chimica che provocano», ha detto Bergoglio nel suo terzo giorno a Rio de Janeiro, dove sta partecipando alle Giornate Mondiali della Gioventù. «Vorrei ripetere a tutti voi che lottate contro la dipendenza chimica, a voi familiari che avete un compito non sempre facile: la Chiesa non e’ lontana dalle vostre fatiche, ma vi accompagna con affetto».

In questo modo, ha smentito chi credeva che il vento di riforme portato in Vaticano dalla sua elezione, fosse così forte da potersi trasformare in tempesta rivoluzionaria: No, la Chiesa di Roma resta contraria all’uso delle sostanze stupefacenti e si oppone a qualsiasi politica di riduzione del danno che contempli la depenalizzazione delle sostanze. Questo, anche a costo di generalizzare con il termine «dipendenza chimica» che molte, potenti e dannose droghe, come l’extasy o lsd, non danno per prova scientifica. Oppure, a costo di avere al centro delle propria ritualità il vino, che per danni e fattore di dipendenza può essere considerato una droga a tutti gli effetti, a dispetto della sua diffusa legalità.

La presa di posizione di Francesco, poi, rappresenta anche un inedito per il suo ancora giovane pontificato: la trattazione di un tema in cui la Chiesa incontra forti critiche. Sebbene nessuno sospetti la posizione contraria di Bergoglio nei confronti di questioni come per esempio l’uso del preservativo, il divorzio, l’omosessualità o il celibato ecclesiastico. Non parlando di questi aspetti, il Papa aveva finora portato alcuni a pensare che, presto o tardi, sarebbe arrivato il disgelo. Invece, non sembra essere così.

1 commento

  1. In parte per ignoranza, la confusione tra liberalizzazione e legalizzazione (o regolamentazione) è fondamentale per perpetrare il proibizionismo sulle cosiddette droghe, prima fonte di reddito per le ormai potentissime mafie internazionali.
    Il potere delle mafie deriva dalle loro immense ricchezze, e la prima fonte di ricchezza delle mafie è notoriamente il commercio “libero” di sostanze stupefacenti “proibite”, ovvero sfuggenti alle regole del mercato e alle leggi.
    Proibire, nel migliore dei casi, deriva da un atteggiamento da struzzo, di chi pretende di nascondersi agli altri coprendosi la faccia con le mani.
    Bergoglio ha reiterato l’alleanza della chiesa cattolica con le mafie internazionali, rassicurando quest’ultime, assicurandosi l’indotto di denari pubblici e di anime, attraverso i lager delle “comunità di recupero” e lasciando aperti i condotti che convogliano denaro proveniente dai traffici internazionali nelle casse dello IOR.

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