Dilma contro la piazza: i Mondiali fanno bene al Brasile

A una settimana esatta dall’inizio della Coppa del Mondo, la presidente difende le scelte di un governo che, tra pochi mesi si sottometterà al voto: «Gli investimenti resteranno qui», dice, ma ai futuri paesi ospiti consiglia: Mettetevi d’accordo bene con la Fifa, da noi dovevano pagare tutto i privati ma alla fine, paga Pantalone (cioè lo Stato)

Al centro dell'attenzione: Dilma si gioca tutto sui Mondiali (foto: EFE)

Al centro dell’attenzione: Dilma si gioca tutto sui Mondiali (foto: EFE)

Accarezza la coppa Dilma Rousseff, accarezza la coppa e zittisce le piazze: «Gli investimenti messi in campo per i Mondiali, resteranno al Brasile», ha detto ieri mentre era in compagnia di Sepp Blatter e fuori, nel suo vasto paese, già si accendevano gli scioperi, le marce e i blocchi stradali.

«Che stiano molto attenti al tipo di responsabilità che accetteranno di assumersi», ha aggiunto poi la presidente, quando un giornalista le ha chiesto che consiglio darebbe alle nazioni che ospiteranno le prossime edizioni del torneo. Il motivo è che, secondo quanto ha spiegato lei stessa, in un primo momento si era deciso che gli stadi sarebbero stati costruiti con soldi privati, poi, quando «si è visto che il denaro in arrivo da questa fonte non sarebbe stato sufficiente a costruire nemmeno mezzo campo, lo Stato ha deciso di finanziare».

Ed è proprio questo il punto che ha portato molti brasiliani alla contestazione nei confronti della Fifa e del governo del Partito dei Lavoratori (Pt), che a metà ottobre cercherà un terzo mandato di partito, secondo per Dilma, alle presidenziali. Prima durante la Confederations Cup del 2013 e già ora che si avvicina il fischio d’inizio dei Mondiali, organizzazioni di natura politica, etnica e culturale diversa si sono mobilitate contro gli sprechi per montare lo show del calcio e in favore di un aumento negli investimenti per i settori assistenziali e chiave della società.

Partendo dal casus belli di un aumento nei biglietti dei trasporti pubblici a San Paolo, ora il comune denominatore delle piazze, che tuttavia ancora tardano a mostrare le grandi quantità di persone viste l’anno scorso, è stata lo slogan: «Non stadi, ma strade, scuole e ospedali». Un punto di vista che però la presidente Rousseff non condivide: «grazie ai Mondiali, la costruzione di infrastrutture urbane si è accelerata in tutto il Paese», dove comunque «sarà permesso a tutti di protestare pacificamente», così come «sarà garantita la sicurezza».

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