mercoledì 26 apr 2017

Cuore in mano: lettera di Chavez nell’anniversario del golpe

Nell’anniversario della svolta socialista del Venezuela, arriva una nuova svolta: i primi segni di fiducia in un rientro di Hugo Chavez alla testa del governo. Ma, anche se fosse, resta il problema del successore, perchè gli oppositori scalpitano: e se gli avversari di oggi fossero gli amici di un tempo?

Cuore in piazza: Maduro legge la lettera di Chavez, ieri a Caracas (foto: Presidencia Venezuela)

Cuore in piazza: Maduro legge la lettera di Chavez, ieri a Caracas (foto: Presidencia Venezuela)

Ventuno anni fa, la storia del Venezuela cambiava. Paradossalmente, la svolta arrivò con la fine di una politica disastrosa chiamata La Grande Virata (El Gran Viraje), imposta da un colpo di stato militare, alla testa del quale c’erano 3 colonneli, uno dei quali, era l’attuale presidente, Hugo Chavez. Ieri, nel giorno dell’anniversario, mentre migliaia di sostenitori gremivano l’angolo di Paguita a Caracas, la storia del Venezuela ha iniziato forse un nuovo cambiamento: il vicepresidente Nicolas Maduro ha compiuto l’atto quasi-ridicolo di sostituire Chavez nei suoi rinomati e lunghissimi discorsi, che per l’occasione era stato inviato per lettera dallo stesso, an

cora nascosto nella convalescenza cubana. Tuttavia, per la prima volta da quando la malattia ha sottratto il leader alla scena pubblica, le sue parole avevano sapore di ritorno.

«Sono con voi nel cuore e nello spirito», ha scritto Chavez per ricordare il Giorno della Dignità nazionale dei Venezuelani, «e non avete idea di quanto mi dispiaccia non essermi ancora ripreso del tutto ed essere lì con voi a festeggiare» quel 4 febbraio 1992 in cui guidò un colpo di stato nazionalista, sotto gli ideali del liberatore delle Americhe, Simon Bolivar. Oggi, il capo dell’opposizione di centrodestra, Enrique Capriles Radonsky, critica il fatto che lo Stato celebri un sollevamento militare contro un governo costituzionale, quello dell’allora presidente Carlos Andres Perez. Tuttavia, sebbene tecnicamente l’analisi di Capriles sia ineccepibile, storicamente zoppica.

Il governo Perez vinse infatti un secondo mandato nel 1988 e inaugurò una stagione di liberalizzazioni dei prezzi (soprattutto nella benzina), privatizzazioni, svalutazioni della moneta nazionale ed altri provvedimenti neoliberali che seguivano alla lettera i dettami del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), della Banca Mondiale (Bm) e, in fondo, degli Stati Uniti. Un anno dopo, il 67,2% dei venezuelani viveva sotto alla soglia di povertà, il paese era allo sfascio e il popolo insorse scatenando le rivolte conosciute come El Caracazo.

Da questo caos sociale, sorse due anni dopo un colpo di Stato nel quale Chavez non era che uno dei tre leader principali, appoggiati da un centinaio di altri ufficiali e da 2.000 soldati scelti: il sollevamento fallì e colui che oggi il popolo chiama El Comandante, fu arrestato, incarcerato e poi indultato 2 anni dopo. Nonostante questo fallimento roboante, il processo di rinascita del socialismo nazionalista venezuelano era cominciato: oggi lo chiamano Due decenni dopo, la realtà neoliberale, i disordini in strada e la crisi economica sembrano fatti di un passato lontanissimo.

Gli eredi di quella scuola hanno appena perso le elezioni presidenziali e l’unico ostacolo politico reale al mantenimento al potere del bolivarismo è la malattia del suo leader e la difficoltà nel partorire un successore. Sebbene questo resti ancora un punto irrisolto del sistema politico costruito allora, potrebbe insorgere il più inatteso scenari a posticipare la resa dei conti: Hugo Chavez potrebbe rimettersi in sesto e, così come ha detto l’ex presidente cubano, Fidel Castro, il presidente boliviano, Evo Morales, e molti altri gregari dell’apparato burocratico di Caracas, tornare in sella al proprio governo. Nel mistero che circonda molti aspetti della malattia del leader, quasi inspiegabilmente, in molti sentono la vicinanza del suo rientro in carica e credono che la lettera di ieri tradisse per la prima volta una certa fiducia nel fatto che questo sia veramente possibile. Se non lo fosse, ci sono alcuni uomini a cui in pochi stanno guardando e che non fanno parte di quei settori dell’elitè economica neoliberale che si fa scudo dietro a Capriles Radonski. Sono i colonnelli che ventun anni fa insorsero con Hugo Chavez e che oggi sono suo suoi avversari, pur restando bolivariani: Francisco Arias Cardenas, governatore dello Stato di Zulia, Jesús Urdaneta e Yoel Acosta Chirinos, fondatori ed esponenti del Movimiento Revolucionario Bolivariano 200.

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