Cuba-Usa: i negoziati in mano alle signore del disgelo

L’ex ballerina Roberta Jacobson e la dura e pura Josefina Vidal sono le due diplomatiche che all’Avana guidano il vertice Usa-Cuba. Obiettivo: spianare i profondi disaccordi che ancora impediscono ai due Paesi di riavvicinarsi

Si sciolgono i ghiacci dei Caraibi: dietro le quinte, ci sono due donne al comando (foto: la rete)

Si sciolgono i ghiacci dei Caraibi: dietro le quinte, ci sono due donne al comando (foto: la rete)

Dietro le quinte del disgelo che dopo più di 50 anni di embargo, sta riavvicinando Cuba e Stati Uniti ci sono due donne: la statunitense Roberta  Jacobson, segretaria di Stato aggiunta per i rapporti con l’Emisfero Occidentale e la cubana Josefina Vidal, direttrice generale nei rapporti con gli Usa per il Ministero degli Esteri. Incredibilmente importanti, come le differenze che dividono i due Paesi, le due alte funzionarie si sono incontrate faccia a faccia dopo poco più di un mese dall’annuncio del presidente Barack Obama e del suo collega Raul Castro, di voler ristabilire le relazioni diplomatiche. Queste due donne, dalle quali ora dipende il futuro delle relazioni tra Usa e Cuba, hanno in comune la fermezza e la preparazione, ma non avrebbero  immaginato che un giorno sarebbero state a capo di una rivoluzione geo-politica.

Roberta Jacobson, in particolare, non pensava a una carriera diplomatica, ma a fare la ballerina. Nata nel 1960, lo stesso anno in cui gli Usa stabilirono  l’embargo contro Cuba, oggi Jacobson vanta più di 25 anni di carriera nel Dipartimento di Stato, specializzandosi sulle questioni latinoamericane. Per due anni (dal 2000 al 2002, anni in cui il discusso ex presidente Alberto Fujimori ottenne il terzo mandato) è stata il numero 2 dell’ambasciata Usa in Perù e a Washington si è occupata di Messico, Canada e Cuba. «L’America Latina è una laboratorio di democrazia», ha dichiarato Jacobson alla rivista della sua università Brown Alumni Magazine, affermando che fu proprio questo aspetto ad attirare il suo interesse verso il continente. Domina perfettamente lo spagnolo e nel 2012 è diventata la prima donna segretario di Stato aggiunta per i rapporti con l’Emisfero Occidentale, coordinando il lavoro di circa 10mila persone in 30 paesi.

Ai tempi dell’adolescenza, però, le sue ambizioni erano altre. Quando viveva in un quartiere residenziale del New Jersey, sognava di diventare ballerina. Durante l’università, partecipò ad alcuni spettacoli teatrali per poi ammettere, poco dopo, di non essere «sufficientemente brava nel ballo». E così rivoluzionò la sua vita. Senza perdersi d’animo per il suo sogno perduto, si iscrisse alla Scuola di Legge e Diplomazia Fletcher dell’Università di Tuftsen, considerata il centro accademico più antico degli Stati Uniti, specializzato in relazioni internazionali. Madre di due figli, Roberta Jacobson è considerata da diversi diplomatici latino-americani come una statista determinata, professionale ma anche con una certa predisposizione allo humor. Fu proprio questa sua tendenza al buon umore a renderla antipatica, nel 2012, ad alcuni politici dei settori Usa più conservatori: durante i festeggiamenti per il suo compleanno a Cartagena, in Colombia, apparve infatti alla sua festa l’allora segretaria di Stato Hillary Clinton, e le due donne vennero fotografate mentre ballavano sorridenti e rilassate.

Negli ultimi anni, Jacobson è stata molto attiva nel caso di Alan Gross, l’imprenditore statunitense detenuto a Cuba per diversi anni e che è stato liberato lo stesso giorno in cui Raúl Castro e Barack Obama hanno annunciato il ripristino delle relazioni. «Lei ha fatto molto dietro le telecamere», ha affermato il Segretario di Stato Usa John Kerry. E la sua controparte cubana non è da meno. Josefina de la Caridad Vidal Ferreiro è riconosciuta a Cuba come una donna preparata, intelligente e determnata. Profonda e acuta osservatrice della politica Usa, parla perfettamente inglese, francese e russo. Fervente sostenitrice della politica cubana, ha frequentato un dottorato nell’Istituto Statale di Relazioni Internazionali di Mosca. «Non si può chiedere a Cuba di rinunciare alla sua forma di governo come condizione per normalizzare le relazioni con gli Usa», ha affermato Vidal in una intervista del 2009.

Diplomatica navigata, negli anni ‘90 è stata analista all’ambasciata cubana di Parigi, è specializzata nelle questioni Usa e attualmente è considerata la principale ideatrice della politica cubana verso gli Stati Uniti. «È una studiosa sofisticata dei politici e della politica statunitense», ha dichiarato John Coatsworth, direttore della scuola di Affari Pubblici e Internazionali della Columbia, dove Vidal ha tenuto una conferenza a settembre 2013. Dieci anni prima, nel 2003, Vidal aveva dovuto abbandonare gli Stati Uniti su ordine del governo Bush che espulse 14 diplomatici cubani, dichiarandoli persone non gradite per presunte “attività ostili alla sicurezza nazionale”. Uno di quei diplomatici era il marito di Josefina Vidal, José Anselmo López: sebbene lei non fosse compresa nella lista, decise comunque di rientrare nel suo Paese. Di nuovo a Cuba, entrò nella divisione America del Nord del ministero degli Esteri che dirige dal 2006.

Nel 2012, nove anni dopo avere lasciato gli Usa, il Dipartimento di Stato le diede il visto per portare avanti un lavoro di avvicinamento con gli esuli cubani. Un anno dopo, durante la sua conferenza alla Columbia, si mostrò incline a un avvicinamento tra i due Paesi. «Cuba è cambiata di più in due, tre anni che nei 20 anni precedenti – affermò – Gli Usa sembrano ignorare queste trasformazioni che stanno avvenendo nel nostro Paese». Le due regine della diplomazia hanno ora in mano il destino delle relazioni tra Cuba e Usa. Dopo i primi due giorni di negoziazioni, dalla squadra hanno affermato che ci sono ancora “profondi disaccordi” tra le due parti.

Cuba e Stati Uniti avranno bisogno di altri incontri prima di poter riallacciare i rapporti diplomatici, in quello che i funzionari di ambo le parti affermano sarà un lungo processo di normalizzazione. In particolare, l’appoggio degli Usa alla comunità cubana dissidente da un lato e le vicende riguardanti i diritti umani nell’isola dei Caraibi (e anche negli Usa, dato che Guantanamo è uno dei temi più caldi) sono i principali punti di scontro emersi da questo primo avvicinamento. Jacobson ha affermato che l’incontro ha segnato un passo importante ma è troppo presto per dire se la politica del presidente Obama avrà successo. Vidal, da parte sua, ha dichiarato che prima di ristabilire qualsiasi relazione diplomatica, Cuba vuole essere eliminata dalla lista degli Stati che patrocinano il terrorismo (gli altri sono Iran, Sudan e Siria), dove fu inserita nel 1982 per avere offerto rifugio a membri dell’Eta, il gruppo separatista dei Paesi Baschi, e delle Farc, le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia. Per sapere quindi come andrà a finire tra i principali rappresentanti del comunismo e del capitalismo, bisognerà aspettare ancora qualche incontro delle due “signore del disgelo”.

Questo articolo è stato pubblicato su Repubblica Sera.

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