Corruzione: I panni sporchi delle Madres si lavano in Plaza de Mayo

Lo storico gruppo pacifista è sempre meno un modello di resistenza civile e sempre più un caso di corruzione: la giustizia indaga Mades de Plaza de Mayo per una truffa da 120 milioni di euro. Le Abuelas si vergognano e Cristina Kirchner è in imbarazzo per il suo fiore all’occhiello che appassisce in pubblico

Matrilineare: Hebe de Bonafini, capo carismatico di Mades, oggi messo in discussione (foto: Filippo Fiorini / Pangea News)

Matrilineare: Hebe de Bonafini, capo carismatico di Mades, oggi messo in discussione (foto: Filippo Fiorini / Pangea News)

Buenos Aires – Hanno camminato in circolo sulla Plaza de Mayo ogni giovedì dall’aprile del ’77 a oggi. Sono state donne derubate dei loro figli, arrestati e trasformati in desaparecidos dal regime militare di Videla, e poi donne a loro volta incarcerate, torturate e in certi casi anche uccise, solamente per aver chiesto notizie dei loro cari. Sono diventate un modello planetario di pacifismo, ma ora rischiano di diventare anche il simbolo della decadenza morale del governo Kirchner, sempre più criticato e messo alle strette in tribunale, sul fronte corruzione. Ebbene, questo stesso governo che ha fatto una bandiera della politica sui diritti umani e che sta processando gli ex gerarchi della dittatura, oggi fatica a tenere le Madri di Plaza de Mayo e sé stesso fuori dall’inchiesta per truffa allo Stato in cui queste sono coinvolte e che potrebbe arrivare a toccare anche la loro storica leader, Hebe De Bonafini.

«Per strada ci gridano “ladre”», ha detto ieri Estela Carlotto, la presidente di Abuelas de Plaza de Mayo, ovvero l’altra grande associazione che nella storia si è battuta contro i sequestri e gli omicidi politici della Giunta Militare, che però non ha alcun vincolo amministrativo con il gruppo nel mirino della giustizia: Madres. Pochi giorni fa, fonti della magistratura argentina hanno per l’appunto fatto sapere che il giudice Martinez de Giorgi ha ordinato una serie di provvedimenti per riaprire l’inchiesta contro l’associazione, basandosi sul materiale raccolto dalla Sovrintendenza Generale (Agn), per cui sarebbero stati dati alle Madri circa 118 milioni di euro in fondi pubblici, per costruire 4.800 case popolari, delle quali però solo 822 sono state portate a compimento e a un prezzo superiore del 76,8% rispetto a quanto spendono per cantieri analoghi, altri istituti impegnati nell’edilizia solidale.

Quando nel 2011 si aprì la prima inchiesta per scoprire dove fosse andato a finire il denaro mancante, fu affidata a Norberto Oyarbide, un giudice rockstar, criticato per l’affezione al lusso ed alla sua ostentazione, la frequentazione dei postriboli gay di Buenos Aires, ma soprattutto, denunciato innumerevoli volte (e mai condannato) per i legami col potere esecutivo incompatibili con l’ordinamento repubblicano. Nonostante le polemiche, però, il magistrato tenne fuori dall’inchiesta le Madri, che si dissero «vittime» del raggiro, e addossò tutta la colpa su un’unica persona: Sergio Schoklender, il tesoriere del gruppo che veste sempre scuro e che, un giorno del 1981, precisamente quello del suo 23esimo compleanno, uccise entrambi i genitori e spese il loro denaro in una atroce notte al mare. Dopo il carcere, Hebe De Bonafini accolse quest’uomo quasi come un figlio, riportandolo in società attraverso la militanza nel suo gruppo e scoprendo, trent’anni dopo, che questi la ricambiava derubandola.

Schoklender aveva deviato il denaro sui suoi conti correnti e andò in prigione, restandoci fino a che le proteste per la parzialità del giudice non portarono alla ricusazione di Oyarbide e al trasferimento di tutti i fascicoli sulla scrivania del magistrato che ora si occupa del caso, un provvedimento che ha rimandato l’istruttoria al punto iniziale. Nell’inchiesta di Martinez De Giorgi, considerato indipendente per il fatto di aver in passato condannato e assolto politici di ogni razza, saranno in primo luogo i funzionari pubblici a temere di essere coinvolti. Molti si chiedono infatti come sarebbe possibile derubare per anni e per tali quantità lo Stato, senza la complicità di qualche regolatore.

D’altra parte, è anche difficile credere che la stessa Hebe De Bonafini, legata da un rapporto così intimo con Schoklender, sia stata ingannata senza che le sorgesse alcun sospetto. Nella prima parte del processo, la madre di due operai della zona sud di Buenos Aires, desaparecidos dalle squadre di para-polizia, ha sempre rifiutato un confronto faccia a faccia col figlio putativo e, comunque vada questa nuova fase giudiziaria, sarà difficile che lei e le Madri non ne risultino danneggiate. La loro deriva etica, infatti, corre di pari passo con quella che molti argentini attribuiscono anche al governo di Cristina Kirchner, un gabinetto sempre meno fatto di disciplinati militanti e sempre più composto da politici arricchiti, anche quando Cristina mantiene un profilo relativamente pulito e le peggiori colpe ricadono sui suoi sottoposti.

1 commento

  1. siracusa scrive:

    questi pezzi di merda sfondaron la argentina. si hanno rubado tutto e siamo nell sfondo dal mare

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