Colombia, pace fatta: siglato il primo accordo Stato-Farc

L’Havana galeotta strega due nemici storici, che ora si stringono la mano sulla distribuzione della terra, un problema vecchio come l’America stessa. Mancano ancora 4 punti da discutere, ma il più complesso è stato messo in tasca

La terra: oggetto del desiderio (foto: la rete)

La terra: oggetto del desiderio (foto: la rete)

«Festeggiamo in modo veramente sentito il passo fondamentale che è appena stato compiuto a L’Avana, un passo che ci porta verso un accordo pieno, nonchè a porre fine a mezzo secolo di conflitti». Lo ha scritto su Twitter il presidente colombiano Juan Manuel Santos, non appena le agenzie internazionali hanno diffuso la foto di due uomini sorridenti che si stringevano la mano: erano Humberto de la Calle, rappresentante di Bogotà, ed Ivan Marquez, negoziatore per le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, Farc.

Dopo 6 mesi di trattative e 50 anni di guerra, le due parti sono arrivate ad un accordo sulla questione centrale del loro conflitto, la stessa questione che sta al centro della stragrande maggioranza dei conflitti che segnano l’America Latina: la proprietà della terra. Sebbene al momento restino da chiarire i dettagli dell’accordo sul primo dei 5 punti in agenda nei negoziati di Cuba, l’entusiasmo mostrato nella conferenza stampa senza permesso di domande fa ben sperare gli esperti.

Nel comunicato letto pubblicamente e in modo congiunto, si afferma infatti di aver «raggiunto un punto di incontro sull’accesso e l’uso della terra, dei campi incolti, sulla formalizzazione della proprietà, sulla frontiera agricola e sulla tutela delle zone di riserva». Sebbene perchè questo accordo diventi effettivo sia necessario, per comune accordo di entrambi le parti, che si arrivi a un compromesso anche sui restanti 4 punti in discussione, gli analisti colombiani hanno risposto celebrando in modo positivo e praticamente unanime il risultato.

Il quotidiano conservatore spagnolo El Mundo ha scritto ieri un editoriale in cui riassume le argomentazioni della stampa locale, che da un lato celebra il fatto statistico: è la prima volta che le due parti trovano un opinione comune, dopo il fallimento poi rivelatosi tragico dei precedenti negoziati, intavolati nell’88. Dall’altro, invece, mettono in risalto gli aspetti di incentivo allo sviluppo agrario a cui si spera porterà il trattato.

«L’ambizioso piano di distribuzione della terra», secondo i termini in cui l’ha definito De La Calle, prospetta grandi progressi in termini di infrastruttura, irrigazione, viabilità e produzione. Tutto questo, «tenendo conto del problema dei deportati», cioè quelle grandi masse di popolazione che sono state trasportate da una regione all’altra della Colombia in seguito al conflitto sulla proprietà.

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