Colombia: No alla partecipazione politica della guerriglia

Le Farc pongo un’Assemblea Costituente come requisito per la resa. Il governo rifiuta e, nonostante i recenti successi della diplomazia, i negoziati di pace potrebbero fermarsi

"La colombia vuole la pace" è scritto sulla bandiera mostrata durante una marcia spontanea degli abitanti di un paese dell'entroterra (foto: la rete)

“La colombia vuole la pace” è scritto sulla bandiera mostrata durante una marcia spontanea degli abitanti di un paese dell’entroterra (foto: la rete)

Il difficile e delicato processo di pace tra il governo colombiano e le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, Farc, è stato ora attaccato dal Procuratore Generale Alejandro Ordóñez che, nel dare appoggio all’opinione del presidente Santos, ha dichiarato che i negoziati di pace dovranno essere sospesi, se la guerriglia non farà un passo indietro sull’esigenza di convocare un Assemblea nazionale costituente.

Ordóñez, alimentando un fuoco già di per sé difficile da spegnere dopo anni di lotte, di morte e di guerra, ha ribattuto sostenendo che la guerriglia «non ha il potere e non rappresenta una parte della società sufficientemente grande da poter convocare l’Assemblea». Cedere su questo punto, sostiene il procuratore, significherebbe legittimare i violenti e delegittimare le loro vittime e lo Stato. «Se la condizione delle Farc è l’Assemblea Costituente, il governo non può continuare il dialogo – ha affermato Ordóñez – questo significherebbe inviare il drammatico messaggio che la violenza alla fine porta una ricompensa».

Le personalità politiche favorevoli all’attuale processo di pace hanno però risposto alle affermazioni del procuratore, giunte in un momento fondamentale e che ha bisogno di delicatezza e lucidità: «Ordóñez è un nemico dichiarato del processo di pace e sono pronto a scommettere che spera che si interrompa – ha affermato il rappresentante della Camera Iván Cepeda Castro -, lui non riconosce l’articolo 22 della Costituzione che obbliga tutti i cittadini a cercare la pace e per questo attacca il processo».

L’esigenza di convocare un’Assemblea Nazionale Costituente, nonostante il reiterato rifiuto del governo, è, secondo le Farc, la chiave per la pace tanto ambita dagli «spiriti patriottici dei colombiani». La pace voluta dalla guerriglia, secondo le dichiarazioni dei suoi negoziatori, «deve significare cambiamenti storici, per il bene di tutti i patrioti» e in tal senso l’unico mezzo per raggiungere questo traguardo è l’Assemblea Nazionale Costituente. Le parti hanno concretizzato e firmato un accordo sul primo punto in agenda ai negoziati di pace in corso da sette mesi a Cuba, la questione agraria. Sono passate ora al secondo punto, quello della partecipazione politica della guerriglia.

Cominciato ufficialmente lo scorso 18 ottobre a Hurdal, una località a 80 chilometri a nord di Oslo, in Norvegia, il negoziato di pace si è trasferito come da programma all’Avana – che sarà la sede permanente dei colloqui – che ha già ospitato gli incontri bilaterali conclusi con un accordo per avviare le trattative. Ai negoziati hanno preso parte anche rappresentanti di Norvegia e Cuba come paesi garanti, e Venezuela e Cile, come paesi accompagnanti.

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