Colombia, è strage di attivisti: ne uccidono uno ogni 4 giorni

L’osservatorio per i diritti umani Programa Somos Defensores denuncia un’aumento del 2,4% tra il 2012 e l’anno scorso. In tutto sono stati uccise 78 persone socialmente impegnate in qualche attività di tutela dei ritti. Altre 209 hanno ricevuto minacce di morte. La ragione sta nella repressione dello sciopero contadino di giugno

Tirate sull'attivista: peggiora la situazione dei diritti umani in Colombia (foto: la rete)

Tirate sull’attivista: peggiora la situazione dei diritti umani in Colombia (foto: la rete)

«Nonostante il tono conciliante usato dal governo e il clima ottimista che hanno seminato nel Paese i negoziati tra Stato e guerriglieri delle Farc a L’Avana, la brutalità militare e di polizia con cui sono state represse le manifestazioni del 2013, mostra la vera natura dell’amministrazione Santos». In questi termini inizia il dossier “D per Diritto”, il documento che l’Ong colombiana Programa Somos Defensores ha appena pubblicato, parodiando il famoso film V per Vendetta e fotografando l’attualità nazionale in quanto a gestione del dissenso.

Il rilevamento ha calcolato che nell’arco del 2013, almeno 366 attivisti per i diritti umani colombiani sono stati vittima di una qualche aggressione. Si tratta naturalmente di una al giorno per tutto l’anno, annoverando nel registro 209 casi di minacce, 39 tentati omicidi, 78 omicidi ed un sequestro. A questo, vanno aggiunti 22 casi di arresti arbitrari, 10 caso di detenzioni prolungate senza che fossero formulate accuse e 7 casi di furto di informazioni.

L’aumento di un 2,4% nei casi di omicidio tra gli attivisti, arriva come risultato di un anno di forti proteste in tutta la Colombia, tra cui la più notevole è stata certamente lo sciopero dei piccoli coltivatori, iniziato a fine giugno. La mobilitazione che si scontrava, tra le altre cose, con gli aumenti nei prezzi delle forniture base per la coltivazione e l’imposizione di Bogotà di scartare le sementi nazionali (a favore di quelli americani), ma che aveva come ragione endemica la desolante povertà del campo colombiano, ha portato a un bilancio ancora provvisorio di almeno 8 morti, più di 400 feriti, 512 arresti e molteplici violazioni dei diritti umani, compresi gli arresti arbitrari, i soprusi in carcere e le sparizioni degli esponenti politici.

La gestione di questa e delle altre proteste ha portato a un ulteriore cambiamento nel funzionamento del meccanismo repressivo che ha registrato PSD: la violenza non è più concentrata solo nelle regioni dell’Antioquia, el Valle del Cauca, del Cauca e di Santander, ma si è sparsa in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, andando a comprendere anche zone solitamente considerate più tranquille, come Cordoba, Caldas, Tolima, Cesar, Sucre e la zona nord del Santander. Neanche a dirlo, la comparsa della violenza politica in questi posti, coincide con le date delle manifestazioni contadine.

I campesinos poveri continuano ad appartenere a una delle categorie più brutalizzate dallo Stato, un titolo che i loro rappresentanti condividono con quelli delle comunità indigene della Colombia. Anche in questo caso, purtroppo, la mobilitazione agricola battezzata Paro Rural, ha portato a un aumento importante: se nel 2012 i leader contadini uccisi erano stati 3, nel 2013 sono arrivati a 15.

Lascia un tuo commento

Powered by WordPress | Servicios de diseño