Cile: mistero sulla morte di Neruda, malattia o veleno?

La versione ufficiale parla di un tumore alla prostata come causa della morte del poeta cileno. Ma il dubbio resta e sebbene fosse stato sollevato anni fa solo adesso la giustizia ha deciso di mettere fine all’incertezza e appurare se Neruda sia stato ucciso da un male incurabile o da una mano umana spaventata dal suo potere politico

Morte naturale o omicidio? In cerca della verità sulla fine del poeta (foto: la rete)

Morte naturale o omicidio? In cerca della verità sulla fine del poeta (foto: la rete)

«Dal momento in cui Pablo scese dall’aereo dissi a Sergio: Pablo viene a morire in Cile». Le parole sono quelle del’avvocato Aída Figueroa, ex sottosegretaria del ministero del Lavoro di Salvador Allende e moglie di Sergio Insunza, che a sua volta fu l’ultimo ministro di Giustizia del governo di quel presidente che fu ucciso dalla dittatura militare di Augusto Pinochet. Entrambi erano grandi amici del poeta Pablo Neruda sin dal 1948. E ancora oggi cercano di dare il loro contributo per riuscire a fare luce sulla sua morte, avvenuta nel 1973 apparentemente per un tumore alla prostata ma che negli anni è stata più di una volta messa in dubbio, aprendo la strada alla possibilità che il poeta sia stato avvelenato in quanto personaggio sgradito al generale Pinochet. Oggi, il cadavere di Neruda verrà esumato e una nuova autopsia sarà effettuata per accertare le cause del decesso.

Il momento al quale l’avvocato Figueroa si riferisce, in un’intervista ai media locali, è una scena avvenuta il 21 novembre 1972, quando Pablo Neruda ritornò in Cile dal consolato di Parigi – dove era stato mandato in rappresentanza del governo dallo stesso presidente Allende – pochi mesi prima del colpo di Stato che distrusse il sogno di un Cile socialista. Doveva fare una serie di analisi mediche, e soprattutto voleva tornare e ritrovarsi con il suo paese dopo avere vinto il Nobel per la Letteratura nel 1971.

Sulla vita di Neruda molte sono le fonti e le notizie che hanno permesso al mondo di conoscere le passioni, le paure, gli impulsi e gli amori dell’uomo e del poeta, ma sulla sua morte, invece, non c’è altro che un nebuloso insieme di dubbi, sorti al momento del suo decesso e mai spariti. Quarant’anni dopo, forse, si saprà la verità. Il giudice che ha ordinato l’esumazione, Mario Carroza, è lo stesso che seguì nel 2011 le indagini sulle cause della morte del presidente Salvador Allende, insieme a tanti altri casi sui quali la giustizia cilena non aveva ancora indagato sebbene siano passati più di vent’anni dalla caduta di Pinochet (1990).

Esperti cileni e stranieri esamineranno i resti del Nobel per la Letteratura per scartare, o confermare, la denuncia del suo ex autista e assistente personale, Manuel Araya, che assicura che Neruda sia morto poche ore dopo aver subito un’iniezione sospetta  in pieno petto e non a causa del tumore, come invece afferma la versione ufficiale o meglio l’unica versione fornita negli ultimi 40 anni.

Araya, che oggi ha 66 anni, da tempo denuncia che il poeta venne assassinato dal regime di Augusto Pinochet per evitare che andasse in Messico e che da lì prendesse il comando dell’opposizione, come era sua intenzione. Secondo l’ex assistente personale, Neruda ricevette l’iniezione nella clinica Santa Maria nella capitale Santiago poche ore prima di prendere un aereo inviato dal presidente messicano Luis Echeverría, che lo avrebbe portato in esilio dodici giorni dopo il golpe militare. Il poeta era militante del partito comunista, «una figura molto pericolosa per Pinochet a causa del grande prestigio internazionale di cui godeva» ha dichiarato Araya, che negli anni non è riuscito ad attirare l’attenzione, o almeno a far sorgere il dubbio, sulle reali cause della morte del poeta ricevendo come risposta alle sue denunce solo silenzio.

Ora la giustizia cilena ha finalmente preso in considerazione la denuncia dell’uomo, che in più coincide con un fatto piuttosto curioso: nella stessa clinica dove Araya sostiene sia stato avvelenato Pablo Neruda, morì nove anni dopo per avvelenamento il presidente Eduardo Frei, duro oppositore di Pinochet. Tra poche ore si saprà se anche Neruda fu vittima della stessa mano.

 

 

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