Cile, il tradimento di Ippocrate: i medici di Pinochet esercitano ancora

Hanno torturato i prigionieri politici durante la dittatura militare, oppure, avevano il compito di mantenerli in vita mentre qualcun altro torturava. Un canale televisivo li ha scoperti al lavoro nelle cliniche più prestigiose di Santiago, alcuni hanno ammesso di aver sbagliato, altri, hanno negato tutto, come la loro stessa natura

Desaparecidos: la grave conseguenza, dell'aplicazione di certe cure (foto: Filippo Fiorini / Pangea News)

Desaparecidos: la grave conseguenza, dell’aplicazione di certe cure (foto: Filippo Fiorini / Pangea News)

«Giuro di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza» dice il sermone che fanno recitare ai medici, una volta che si sono laureati. Si chiama solennemente il Giuramento di Ippocrate e un tempo tirava in ballo addirittura «Apollo medico, Asclepio, Igea, Panacea e tutti gli Dei e le Dee», ma per fortuna in tempi moderni ci si è limitati a farne una questione di coscienza personale, altrimenti alcune benemerite cliniche di Santiago del Cile avrebbero da tempo dovuto installare un parafulmine speciale.

Il motivo lo ha scoperto e dimostrato il programma televisivo En la mira del canale Chilevision, partendo da una lista nera stilata dall’avvocato per la difesa dei diritti umani, Carmen Hertz: molti medici-carnefici della dittatura di Pinochet non solo sono ancora liberi, ma addirittura esercitano tranquillamente la professione. È il caso per esempio di Raul Navarro Quintana, colto a godersi gli ultimi soli dell’autunno australe su una notevole BMW decapottabile bianca, noto alle cronache per essere stato membro del Commando della Morte, un gruppo speciale organizzato dal regime per perseguitare gli oppositori politici, e in passato processato e assolto per la morte di un medico e di un altro civile. Nonostante Chilevision abbia mostrato mezza dozzina di testimoni che lo ricordano in altre vesti, lui ha ribadito irritato di aver agito solo come si confà a un medico, quando è stato colto all’uscita della Clinica Moncada, dove esercita come chirurgo plastico.

In panni simili anche Alejandro Forero, oggi attivo nella Clinica Indisa, oppure Manfred Jurgensen, al tempo membro della CNI. Il loro compito era per lo più quello di mantenere in vita il prigioniero mentre gli sgherri di Pinochet lo torturavano. Elettrodi nei coglioni, nel culo, sui capezzoli. Gambe spaccate «che facevano il rumore di un’asse di legno spezzata», hanno ricordato i sopravvisuti di allora davanti alle telecamere cilene, mostrando a dire il vero una gran angustia, che stona molto con l’arroganza mostrata invece dai medici.

Alcuni di loro, poi, sono andati oltre il mero compito di tenere in vita le vittime. Guido Díaz Pacci, per esempio, è accusato di aver sparato il colpo di grazia in testa al collega pediatra Jorge Jordan. Anche nel suo caso, diversi testimoni lo hanno indicato come «coppia fissa» con colui che solo di recente è diventato l’ex comandante in capo del Esercito, Juan Emilio Cheyre e con cui compivano abusi indicibili sui loro priginoieri. A Vittorio Orvietto Tepiztky, invece, è stato mostrato il vecchio stato di servizio in cui l’ex capo della polizia politica, Dina, Contreras aveva scritto per lui e, dopo aver affermato un paio di volte «non ho nulla di cui pentirmi», davanti all’inistenza del cronista che bloccava la porta, ha detto «Ebbene, vuol sapere se mi sono pentito? Si, me ne sono pentito».

Il premio di Pangea, tuttavia, non può che andare all’avvocato Eduardo Berrios, difensore del medico torturatore Sergio Jara Arancibia, che dopo aver chiesto al giornalista di spegnere la telecamera, e aver creduto che per farlo bastasse scostare leggermente l’obiettivo verso destra, ha detto: «Ti do quello che vuoi se tu non mostri le immagini in cui c’è Jara», ma come potete comprovare guardando il programma qui sotto, l’offerta è stata rifiutata:

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