Cile: gli studenti occupano l’ex TV del presidente

le manifestazioni per il diritto all’istruzione pubblica (in piazza da 2 anni) sono tornate a bussare alla porta dell’ex canale di Piñera. Volevano parlare alla nazione ma sono solo riusciti ad interompere le trasmissioni. Solo lunedì, gli hacker peruviani avevano colpito il sito dello stesso network

Tele Commando: la TV Chilevision è stata a un passo dal diventare un'emittente pirata (foto: Filippo Fiorini/PangeaNews)

Tele Commando: la TV Chilevision è stata a un passo dal diventare un'emittente pirata (foto: Filippo Fiorini/PangeaNews)

Per la seconda volta da quando quasi due anni fa il movimento studentesco cileno è sceso in piazza a chiedere un’educazione pubblica ed equitativa, i cori della protesta si sono sostituiti al salmo del TG della sera: il canale televisivo Chilevision è stato occupato dai manifestanti, che avevano appena inscenato una lunga e numerosa marcia, conclusasi con gli ormai immancabili scontri con la polizia.

Le intenzioni dei giovani entrati negli studi di uno dei tre principali canali del paese era quella di dare portata nazionale a una rivendicazione volutamente emarginata dai media. A farlo sapere, è stato il gruppo di coordinamento, Fech, a cui partecipa anche il più famoso tra i capipopolo di questa rivolta: la giovane ed attraente comunista, Camila Vallejo.

Rispetto alla prima e precedente esperienza dell’anno scorso, questa volta l’irruzione in studio è andata più vicino al successo, mancandolo di poco, però, perchè una volta trovatisi centinaio di studenti con bandiere e tamburi in studio, Chilevision ha immediatamente sospeso le trasmissioni, proseguendo il telegiornale che stava mandando in onda, con due voci fuori campo che leggevano le notizie.

Il canale Chilevision, che ora è tornato alla sua normale programmazione, è stato dal 2005 al 2010 un’azienda di proprietà dell’attuale presidente del Cile (allora imprenditore) Sebastian Piñera. La sua gestione, caratterizzata da un forte rinnovo del palinsesto, dall’inserimento di contenuti prodotti entro i confini nazionali e l’imposizione del ritorno di quel telegiornale che i contestatori hanno bloccato ieri sera, ha portato ad un importante aumento del fatturato.

Tuttavia, Piñera vendette questo suo fruttifero attivo per cedere alle pressioni che iniziarono ad interessarlo quando si candidò a presidente: sebbene la legge cilena non lo proibisse, per molti era un grave conflitto di interessi correre in campagna elettorale ed essere al tempo stesso anche proprietario di una televisione. La situazione, poi, si sarebbe potuta aggravare nel caso in cui fosse arrivata la vittoria alle urne che il politico ha poi di fatto ottenuto.

Ora, il canale è di proprietà di Time Warner e solo lunedì era stato al centro delle cronache internazionali per aver subito un attacco da parte del gruppo hacker peruviano Lulzsec. La banda di pirati informatici, parte della rete Anonymous, ha tenuto bloccato il portale web di Chilevision per alcune ore, pubblicando invece che la home, il disegno stilizzato di un uomo con cilindro che beve vino e dice (in didascalia): «succhiatelo e continuate a succhiarlo», citando Diego Armando Maradona in riferimento ai cronisti che l’avevano criticato per la sua gestione della nazionale argentina. In questo caso, Lulszec voleva protestare contro alcuni commenti razzisti pronunciati contro i peruviani («pidocchiosi») durante il discusso reality show Amazonas.

Una settimana nera, quindi, quella vissuta da Chilevision, un canale molto discusso per l’obiettività del suo servizio informativo, a cui però continua a fare da contraltare una ottimale redditività economica per i suoi proprietari.

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