Cia: in Cile ci abbiamo provato nel ’70, ma poi Pinochet fece tutto da solo

Il primo agente americano a parlare direttamente del Cile, si ricorda che stava cenando al Da Carla quando arrivò un’altra spia e gli disse: «Chiama a casa, è importante». Era il 9 settembre, due giorni dopo, le forze armate cilene avrebbero ucciso la democrazia. Lui giura che fecero tutto da sole, visto che nel 1970 Nixon aveva insistito per tentare una cospirazione contro Allende, che non andò in porto

Vivo ricordo: un sosia di Allende a Santiago del Cile (foto: Filippo Fiorini / Pangea News)

Vivo ricordo: un sosia di Allende a Santiago del Cile (foto: Filippo Fiorini / Pangea News)

Ad appena una settimana di distanza dalle rivelazioni di due ricercatori statunitensi sul golpe di Pinochet, i dati sensibili della loro ricostruzione vengono confermati da uno dei principali attori dell’epoca: La Cia ammette di aver tentato di organizzare un golpe per impedire l’ascesa al potere di Salvador Allende, ma al tempo stesso si dissocia da qualsiasi responsabilità nella pianificazione di quello che poi fu realmente messo in atto nel ’73. L’ex agente d’intelligenza americano, Jack Devine, fu assegnato all’ufficio di Santiago del Cile quando aveva 31 anni. Era l’inizio di una carrera che sarebbe durata altri tre decenni, passando per l’Afghanistan sotto occupazione sovietica, e la Colombia di Pablo Escobar, ma allora era solo il 1971, il presidente era il socialista Salvador Allende e Washington era preoccupato per la nascita di una Cuba del sud.

Nel libro autobiografico The good hunting, che Devine sta per lanciare e di cui presenterà alcuni estratti nel prossimo numero di Foreign Affaires, c’è un capitolo intitolato Cosa accadde realmente in Cile, che il quotidiano La Tercera definisce come «la cronaca più estesa di un’ex agente segreto americano, in merito alle loro operazioni prima del golpe» di Pinochet. L’ex spia racconta che il 9 settembre del 1973 stava cenando nel ristorante italiano Da Carla, nella capitale cilena, quando un collega arrivò e gli disse: «Chiama subito casa, è importante». Si trattava della notizia dell’imminente sollevamento dell’esercito, della marina e dell’aviazione, sotto gli ordini di Pinochet e contro il governo dell’Unidad Popular e di Salvador Allende.

Il fatto, conferma quanto avevano già rilevato James Siekmeier e James McEvleen analizzando i documenti secreti declassificati a Washington negli ultimi anni: la Casa Bianca seppe del golpe solo due giorni prima che accadesse. Quello che Devine aggiunge, però, e che a sua volta era emerso dalla suddetta ricerca, è che l’amministrazione Nixon e in particolare lo stesso Nixon e il consigliere per la sicurezza nazionale, Henry Kissinger, erano molto preoccupati dalla possibilità di una cubanizzazione del Cile ed erano disposti a tutto pur di evitare una vittoria socialista alle urne.
«Il nostro miglior informatore era il Partito Comunista Cileno», spiega oggi Devine. Il PCC, allineato con Mosca, era convinto che la democrazia non sarebbe stata efficace per installare un regime comunista in Cile e, d’altra parte, che il governo di Salvador Allende non sarebbe durato. Allora e sempre secondo il racconto dell’ex agente, «nel 1970 la Casa Bianca volle bloccare l’elezione di Allende, e chiese di fomentare un colpo di Stato (…) nonostante noi della Cia avessimo anticipato che si sarebbe trattato di un bagno di sangue». Tuttavia, «non fu un’operazione ben concepita e il Paese virò drasticamente in favore dei socialisti».

Devine non lo conferma, ma con tutta probabilità si trattò dell’omicidio del generale Schneider, che allora era a capo delle forze armate. L’operazione fu realizzata da un commando di paramilitari di destra armati dalla Cia, che si fecero passare per terroristi dell’estrema sinistra. Il loro piano era quello di rapire Schneider per strada e scatenare l’indignazione degli altri ufficiali, che avrebbero poi proceduto a prendere il potere. Salvador Allende aveva appena vinto le elezioni e l’azione fu portata a termine poco prima che il congresso riconoscesse il suo trionfo e lo dichiarasse presidente.

Come spesso succede, però, le cose andarono molto diversamente da come erano state previste. Schneider non fu rapito, ma rimase ucciso durante il suo tentativo di sequestro. I militari non si sollevarono, anzi, il Paese compì una brusca virata in favore di Allende, il quale iniziò da subito ad implementare le riforme socialiste che tanto temevano in America.

Secondo Devine, si decise di lasciar perdere la strategia cospirativa e quello fu l’ultimo tentativo del genere. «Posso negare categoricamente che la Cia abbia collaborato coi militari nella messa in pratica dell’11 settembre. Avevamo contatti solo in qualità di informatori, ma non erano neppure informatori tanto buoni e, dopo il tentativo di sollevamento fallito in giugno e noto come il Tacnazo, noi credevamo che la maggior parte degli ufficiali sarebbero stati fedeli alla costituzione». Si sbagliavano di grosso.

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