mercoledì 24 mag 2017

Carne a rate e teatri al buio: l’economia argentina è di nuovo in bilico

Un governo giovane e una nazione abituata alle crisi affrontano giorni difficili a sud del Rio de la Plata. I prezzi di alimenti e beni di prima necessità sono quasi impagabili, così come i servizi base alle case. Il nuovo presidente, Mauricio Macri, ci mette qualche toppa e gode ancora di un certo consenso, forte probabilmente del pasticcio lasciato dai predecessori. Ma quanto durerà la pace sociale a questo ritmo?

Buenos Aires, 24/03/16 - A girl shows a caricature of Argentine president Mauricio Macri, during the rally for the 40th anniversary of the military coup in Argentina.

Proteste contro il presidente Macri a Buenos Aires (foto: Pangea News).

Buenos Aires – Quando nel 2002 l’Argentina fu colpita dalla peggior crisi dalla sua storia, in Spagna, dove si diresse il grosso dell’emigrazione, si diceva non ci fosse miglior affare che «comprare un argentino per ciò che vale, e rivenderlo per quanto dice di valere». Era una battuta razzista, certo, ma se si fosse acquistato un prodotto argentino nel 2003, quando la crisi stava per finire, per esempio un kg della loro famosa carne, oggi costerebbe in pesos 12 volte tanto, ma più o meno gli stessi euro.

Negli ultimi 13 anni, il Paese ha affrontato un’escalation inflazionaria la cui parte peggiore si è concentrata nei primi sei mesi del governo di Mauricio Macri. Lo scorso 24 maggio, i partiti d’opposizione che calcolano il costo del denaro (sostituendo un istituto statistico ancora inattendibile, da quando l’ex presidente Cristina Kirchner lo ha trasformato in un ministero della propaganda), hanno annunciato che in aprile il peso si era svalutato del 7%.

Nei mesi successivi e fino ad oggi, la situazione è migliorata, con 4% in maggio, il 3,5% in giugno e un mese di luglio attorno al 2,5. Tuttavia, quello stabilito in aprile, era un record che non si ripeteva dai tempi del default. Rispetto al 2015, c’era stata una differenza del 42% e da dicembre, del 25%. Macri è entrato in carica due settimane prima di Natale, vincendo un risicato ballottaggio contro il peronismo, che aveva tenuto la Casa Rosada per più di dieci anni. La sua è stata una campagna elettorale liberale, centrata sulla necessità di porre fine a corruzione, crimine e una spesa pubblica gigantesca.

Gli avversari di Macri sostenevano che questo piano avrebbe implicato un costo sociale molto grave e ora si può dire che avevano ragione, aiutati certamente in questa analisi, dal fatto di essere stati proprio loro a vuotare le casse dello Stato. L’attuale ministro delle Finanze, Alfonso Prat-Gay, l’ha chiamata «riattivazione dell’economia», ma nel linguaggio degli otto milioni di poveri che si contano tra 40 milioni di argentini, si traduce nella difficoltà di pagare cibo, trasporti, affitto, mutua e bollette.

Le macellerie di Mauricio Gaj sono un buon esempio di quanto stia accadendo. Si chiamano «Campos de Fatima», come un pezzo di pampa sessanta km fuori Buenos Aires, ma si trovano a Lanus, nella dura periferia sud della capitale. Qui, ci sono fabbriche abbandonate che ricordano le stampe inglesi sulla Rivoluzione Industriale, ci sono viadotti che si alzano tra i palazzi, casette dignitose col giardino e, dopo cena, può capitare di sentire sparare le pistole dei giovani «bandidos».

Lanus, 07/06/16 - Workers of the Campos de Fatima butchery, where beef are sold in three installments to face the raise in food and other goods prices that's hitting Argentina in the last months.

Bistecche a rate, nelle macellerie Campos de Fatima a Lanus. (foto: Pangea News)

L’Argentina è ancora l’undicesimo produttore mondiale di manzo, ma a «Campos de Fatima» hanno iniziato a vendere le bistecche a rate. «Tre quote senza interesse, con Bancomat o carta di credito», spiega Carlos da dietro il bancone e aggiunge: «L’idea è nata sotto le feste. Siccome di questi tempi la gente fatica ad arrivare a fine mese, abbiamo deciso di continuare».

I loro clienti appartengono al ceto medio, ma se si scende ancora nella scala sociale, si trova chi sta cambiando abitudini alimentari. Alla Boca, il quartiere del vecchio porto, dove è nuovo solo il cielo e il gergo del tango sporca ancora la parlata dei residenti, un gruppo di uomini scarica un pick-up Ford colmo di buste della spesa. «Le abbiamo pesate una ad una», promette Nicolas, che fa parte della «Mision Mecopo», una rete di acquisto all’ingrosso di verdure, saponi, scatolame e altri beni di prima necessità.

È un’idea nata sui social network, in seno a un piccolo partito della sinistra radicale. In sei mesi, hanno aperto 25 centri di smistamento solo a Buenos Aires. Con circa 100 mila licenziamenti da gennaio ad oggi, sono convinti che il loro movimento continuerà a crescere.

Una storia a parte, poi, è quella delle bollette. I governi Kirchner hanno tenuto i prezzi bloccati di acqua, luce e gas dalla crisi a oggi. Le compagnie che forniscono questi servizi, vendono in perdita ormai da dieci anni, non hanno investito un centesimo sulle reti e gli impianti collassano. D’estate, a Buenos Aires manca la luce per i troppi condizionatori d’aria. D’inverno, manca il gas a causa dell’uso dei riscaldamenti. Ora che Macri ha cancellato parte dei sussidi, ci sono stati aumenti compresi tra le quattro e le dieci volte.

La reazione dei consumatori è stata molto forte e una gran parte di loro ha trovato protezione nella giustizia, che ha deliberato l’illegalità degli aumenti eccessivi, esentandoli dal pagare. Messo spalle al muro dal dissenso e dall’intervento dei tribunali, Macri ha accettato di fare marcia indietro, è riuscito a salvare il ministro competente, Juan Josè Aranguren, le cui dimissioni venivano chieste a gran voce, ma ha dovuto invitare la popolazione a non pagare le bollette, in attesa che ne fossero emesse di nuove, con gli sconti.

Buenos Aires, 10/06/16 - A family of farmers from La Plata, stands in the middle of the bags of food the just delivered to the Mision Mecopo collection center in La Boca neighborhood, of Buenos Aires. This bags of vegetables and cleaning products were bought by a social networks group of collective buyers, to reach better prices and face the raise in the inflation rate, registered in the last months in Argentina.

Distribuzione di alimenti a La Boca: la Mision Mecopo ottiene prezzi più agibili attraverso una rete di acquisto collettivo nata in rete. (foto: Pangea News)

Gli effetti di questo adeguamento brusco del mercato dei servizi, si vedono passeggiando per l’avenida Corrientes, la via dei teatri famosa per le sue insegne sfavillanti, che ora vengono spente prima di mezzanotte. Carlos Rottenberg è il principale impresario teatrale del Paese, ha gli occhi di uno che dentro brucia d’inventiva. «Corrientes è la nostra Broadway, non mi fa piacere vederla buia e credo non piaccia nemmeno al governo», dice. La settimana scorsa, ha sostituito l’insegna del teatro Tabaris con un telone di plastica.

Ancora peggio del settore dello spettacolo, se la passano le scuole che sospendono le lezioni perché non possono accendere il riscaldamento o i circoli di quartiere che chiudono per sempre, sommersi dai debiti. Tuttora forte del 53% dei consensi, il governo appronta misure d’emergenza e in certi casi (come per le bollette o per i circoli di quartiere), ha attivato dei piani d’aiuto. L’appoggio della cittadinanza viene dalla sensazione che non possa essere colpa sua. Dallo sdegno per gli scandali di corruzione che stanno investendo la precedente amministrazione e nell’abitudine nazionale ad affrontare periodi di crisi. Ma quanto tempo ancora durerà questo mandato di fiducia?

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