Brasile, Jango Dissotterato: l’ex presidente Goulart fu ucciso dalla CIA?

La salma del presidente brasiliano Joao “Jango” Goulart sarà riesumata oggi, per verificare se le denunce di un ex spia urugaiana e della famiglia del politico sono vere: dicono sia stato ucciso per ordine della CIA, che aveva già fomentato il golpe che lo destituì nel ’64

Jango felice: domani riavrà gli onori che gli furono negati (foto: la rete)

Jango felice: domani riavrà gli onori che gli furono negati (foto: la rete)

Un giorno di settembre dell’anno 1999 la polizia della città brasiliana di Gravataì, nello stato di Rio Grande do Sul, si alzò di buon mattino per realizzare un’operazione importante. L’ex tenente dell’esercito uruguaiano ed ex agente segreto Mario Neira aveva nell’ultimo anno attraversato la frontiera in ripetute occasioni, precisamente, una in più di quella che le autorità brasiliane erano disposte a tollerare.

Dopo aver fatto irruzione nel suo appartamento, le forze speciali trovarono Neira nella cattiva compagnia di un intero arsenale militare e di un altro ex agente della vecchia guardia uruguaiana, Ricardo Mendieta. Prima di trasformarsi in trafficanti d’armi, entrambi erano stati ricercati (ma mai arrestati) con l’accusa di aver commesso crimini contro i diritti umani nell’epoca del governo de facto a Montevideo.

Una volta in cella, i due amici si sentirono forse a ragione traditi da uno dei loro ex soci e iniziarono a vuotare il sacco su decine di casi di corruzione nelle polizie dei due lati della frontiera, che avevano fatto quello che in queste valli chiamano “la vista cicciona” e che in Italia chiamiamo “chiudere un occhio”, davanti al loro mercato. Tra le molte novità di poco conto che raccontarono, una colpì gli ascoltatori più delle altre: l’ex presidente brasiliano Joao Goulart, detto Jango, era stato avvelenato dal servizio segreto uruguaiano, per ordine della CIA e della dittatura militare brasiliana.

Jango Goulart fu un presidente progressista che cercò uno sviluppo brasiliano compatibile con le necessità sociali di un Paese povero. Sarebbe difficile definirlo politicamente con una categoria del partitismo europeo senza correre il rischio di sbagliarsi o, ancor peggio, di annoiare. Di lui tuttavia si può dire che con i suoi viaggi in Urss, Cina e Vietnam contribuì al superamento dell’idea per cui i comunisti si nutrissero di bambini, anzi, tornò da questi luoghi così ammirato che volle applicare parte di ciò che aveva visto anche in patria, ma si scontrò spesso con un potere militare costantemente ostruzionista.

Benché confusa, la sua idea piacque a molti, ma scontentò i molto potenti, nella fattispecie, i ceti dominanti di quel Brasile ancora in divenire che egli governò tra il 1961 e il 1964, i quali corsero subito a dirlo agli americani. Gli americani, che in fondo non sono cattivi, ma che all’epoca temevano il comunismo più di ogni altra cosa, pensarono che fosse bene prevenire il pericolo rosso nel Paese verdeoro, organizzando un colpo di Stato, e lo realizzarono precisamente il 15 aprile del 1967.

Il loro cavallo era Humberto de Alencar Castelo Branco, un maresciallo dalla faccia eternamente schifata che si preoccupò subito di abolire i partiti, di cancellare l’elezione diretta del presidente della Repubblica e istituire una polizia segreta. A Jango Goulart non restò che andarsene in esilio, un luogo nebbioso che lui collocò in parte in Uruguay e in parte in Argentina, senza però accettare mai l’ostracismo a cui l’avevano obbligato e non smettendo mai di parlare.

A quanto dicono oggi due loschi figuri del traffico d’armi del sud del mondo e come sostenevano da anni i suoi familiari, questo fatto risultò insopportabile alla CIA, che pensò bene di dare all’intelligence brasiliana, SNI, il via libera per farlo fuori. Ora, le sue spoglie saranno riesumate e, mentre specialisti internazionali cercheranno in esse tracce di veleni, le autorità dello Stato che un tempo gli diede la caccia e che ancor prima governò, gli renderanno gli onori che gli furono negati alla sua morte, il 6 dicembre del 1976. Lo ha ordinato la presidente Dilma Rousseff.

Lascia un tuo commento