Brasile: 50 anni fa, la dittatura. ma la giustizia, quando?

Nella notte tra il 31 marzo e il 1 aprile del 1964, il Brasile smise di essere un caotico stato democratico sudamericano ed entrò nella tirannide. Fu un sonno della Repubblica che durò 21 anni e con cui il gigante verde non ha ancora fatto del tutto i conti. La Commissione per la Verità, indaga ma non ha potere. Le Forze Armate invece si

50 anni fa tramontava la democrazia brasiliana (foto: la rete)

50 anni fa tramontava la democrazia brasiliana (foto: la rete)

João “Jango” Goulart era un presidente di sinistra, nonostante questo, proveniva da una ricca famiglia brasiliana. Da alcuni poteri conservatori era considerato addirittura comunista, anzi, per calarci perfettamente nel clima della Guerra Freda che infuriava all’epoca, bisogna dire che era considerato un pericolo rosso. Il Brasile, poteva diventare come Cuba, ma con dieci volte più risorse di Cuba. D’altra parte, non per questo il potere di Jango si basava esclusivamente sui sindacati, sugli studenti e sulla retorica degli intellettuali. Dalla sua, c’erano anche parte della Chiesa, parte dell’Esercito e finanche della Marina. Tutte istituzioni che al contempo erano formate da elementi cospiratori, che si riunivano con gli esponenti dell’ambasciata americana a parlare della premura di fare fuori il bolscevico e del modo in cui farlo.

Goulart era arrivato dove era arrivato dopo una serie di peripezie politiche. L’eccentrico sistema elettorale brasiliano aveva permesso che fosse eletto come vicepresidente, sotto un presidente di destra, un ruolo in cui, per costituzione, aveva pochissime facoltà. Poi, la Repubblica era passata dal presidenzialismo al parlamentarismo e poi di nuovo al presidenzialismo e lui era galleggiato fino in vetta, con un buon appoggio popolare. L’idea di Jango, non era del tutto socialista, diciamo che era progressista. Comunque, qualche giocata forte l’aveva fatta e se l’avessero lasciato correre, dio solo sa se non sarebbe veramente arrivato fino a L’Avana o addirittura a Mosca, facendo lui per primo, o magari il suo successore, una dittatura.

Tra le cose belle che ebbe il tempo di fare, così belle che poi non furono revocate nemmeno dai militari, ci fu per esempio la riforma agraria. Un carta che risconosceva una serie di diritti necessari, tipo la pensione minima, a un ceto di braccianti sfruttato per anni. Poi, fondò la Banca Centrale e varò lo statuto degli studenti. D’altra parte, molte fabbriche furono nazionalizzate e i loro vecchi proprietari non ne rimasero affatto contenti.

Per questo, le grandi compagnie estere, i grandi latifondisti brasiliani, i circoli di ufficiali, le alte sfere del clero, l’America e le destre tutte si spazientirono e decisero che bisognava agire in fretta. La prima mossa che il movimento golpista segreto mise in atto per attivare il golpe risale ad almeno 5 anni prima del golpe stesso. Nel 1959 fu fondato Instituto Brasileño de Acción Democrática (IBAD) e di seguito qualche tempo dopo l’Instituto de Pesquisas e Estudos Sociais (IPÊS). Erano quelli che oggi chiameremmo think tanks, ma andavano anche un po’ oltre il mero esercizio di pensiero che gli attribuisce questo nome.

Di fatto, erano piattaforme di propaganda filo-statunitense, liberale ed anti-comunista, che iniziarono a comunicare con le grandi masse operaie, con gli studenti e con il popolo intero, allo scopo di convinverlo ad abbandonare Jango. Con loro ci furono anche varie case editrici ecclesiastiche e principali giornali brasiliani, quali quelli dell’attuailità: O Estado di San Paolo, La Folha e O Globo, che vedevano nella deriva socialista degli ultimi mesi, un buoi futuro per i ceti borghesi e l’alba di una nuova casta di privilegiati.

Questi, tuttavia, furono solo i preparativi. L’operazione vera e propria ebbe inizio una notte di cinquant’anni fa, quando il generale Olimpio Mourão Filho mosse le proprie truppe dallo stato di Minas Gerais verso Rio de Janeiro, dove stava Jango. Con lui si attivarono anche molte altre brigate e, in minoranza, altre si opposero alla cospirazione. Tuttavia, la prospettiva di una guerra civile spaventava tutti e in particolare Goulart, il quale ordinò alle forze lealisti di abbassare le armi. Il 2 aprile, un Congresso controllato dalla destra, votò la destituzione di Jango e la fine dell’era democratica.

Oggi, a distanza di mezzo secolo, sappiamo ancora molto poco su quel che fu la dittatura brasiliana che venne poi. In quanto al dispotismo, si crede sia stata molto meno dura che le vicine argentina, dove si stima si uccisero 30 mila persone, o che in quella cilena, dove gli omicidi politici furono 3 mila. Qui, forse, non arrivano a 500. Tuttavia, molti affermano che furono molto di più. Lo affermano, ma non lo dimostrano, poiché i responsabili non furono mai messi a giudizio, come invece accadde altrov. La Commissione Nazioanle per la Verità, creata nel 2013 dalla presidente Dilma Rousseff a lo scopo di identificare i responsabili delle violazioni dei diritti umani, ha un intento mobile, ma non ha alcun potere punitivo. Le sue mani sono legate dalla legge d’amnistia e dal potere che ancora detengono le nostalgice forze armate, nel Brasile moderno. Un paese in cui tutti gli ultimi 4 presidenti sono stati in qualche modo perseguitati dal regime.

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