mercoledì 24 mag 2017

Boom della destra in #Argentina, pareggio coi peronisti e ballottaggio a sorpresa

Si deciderà tutto fra un mese, le forze politiche che sono rimaste escluse professano un aperto anti-kirchnerismo. Il sindaco di Buenos Aires intasca il primo round e arriva favorito a una finale elettorale, in i giochi sono ancora aperti

Macri guarda avanti: un altro mese di campagna e ballottaggio il 22 novembre per decidere le presidenziali in #Argentina. (foto: Pangea News)

Macri guarda avanti: un altro mese di campagna e ballottaggio il 22 novembre per decidere le presidenziali in #Argentina. (foto: Pangea News)

Buenos Aires – Hanno dovuto attendere sei ore dopo la chiusura dei seggi per avere i primi risultati parziali, ma alla mezzanotte di lunedì, la sorpresa dei cittadini argentini è stata enorme: il peronista Daniel Scioli non è il candidato più votato delle presidenziali 2015, ma ha a mala pena pareggiato i conti col rappresentante della destra Mauricio Macri. Ora, si deciderà tutto in un ballottaggio in cui le forze politiche che ne sono rimaste escluse professano un aperto anti-kirchnerismo.

Con il 93,1% dei seggi scrutinati, la Direzione Nazionale Elettorale assegna il 36,3% al Frente para la Victoria, il partito della presidente Cristina Kirchner e di Daniel Scioli che, dopo tre mandati di governo, rischiano di dover sgomberare la Casa Rosada, tallonati dal 34,7% dei voti a Cambiemos, la coalizione capitanata da Macri. Né le primarie obbligatorie dell’agosto scorso, non i sondaggi delle ultime settimane e nemmeno gli exit poll di ieri sera avevano previsto il colpo di scena.

Alla vigilia, Scioli era dato al 40%, con qualche possibilità di risolvere la disputa al primo turno. Invece, dalle urne è emerso un rifiuto al suo programma, il disaccordo su quanto ha fatto negli ultimi otto anni come governatore della provincia di Buenos Aires e anche una bocciatura all’operato recente della Kirchner, che lo ha designato suo erede e appoggiato su tutta la linea. Il sentore che qualcosa di inatteso stesse per accadere è arrivato poco dopo le nove di sera, quando dal bunker di Macri è stato prima annunciato l’ingresso al ballottaggio e poi il trionfo sulla provincia e la città Buenos Aires, nonché sul territorio di Cordoba.

La somma dei collegi compresi in quest’area supera ampiamente la metà di tutta l’anagrafe elettorale. Conquistare queste piazze, equivale ad ottenere tutto il paese. Senza la disponibilità di uno spoglio definitivo, che arriverà solo tra una settimana, non è possibile affermare con certezza chi tra i due contendenti sia quello di maggioranza, ma non c’è dubbio sul fatto che Scioli sia il grande deluso del primo round e Macri l’entusiasta, premiato per aver ceduto su certe posizioni e creato una coalizione d’opposizione.

A capo chino: risultato deludente e tutto da rifare per il candidato del peronismo kirchnerista, Daniel Scioli. (foto: Pangea News)

A capo chino: risultato deludente e tutto da rifare per il candidato del peronismo kirchnerista, Daniel Scioli. (foto: Pangea News)

Ora, l’ago della bilancia nel ballottaggio del 22 novembre saranno i 4 milioni di elettori che hanno portato il peronista conservatore Sergio Massa al 20% e il milione e mezzo che ha preferito la sinistra radicale, i progressisti ed altre declinazioni peroniste. Nel suo discorso alla militanza, Massa ha detto che si riunirà quanto prima coi propri quadri, per preparare un documento pubblico in cui prenderà posizione sul secondo turno. Chiederà ai suoi di votare Macri? Che lo faccia o meno, bisogna tenere conto del fatto che lui e gli altri esclusi sono tutti nemici del governo in carica e pertanto anche di Scioli. L’affluenza, in media con gli ultimi anni, è stata del 79%.

Una versione di questo articolo è stata pubblicata su LaStampa.it

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