Bolivia: sciopero della polizia al quinto giorno, Governo «tentano il golpe»

botte in piazza tra gli agenti “ammutinati” e i sostenitori di Morales. Il governo ha ceduto parecchio, ma la polizia si sente forte e, forse, viene aiutata da chi vuol far cadere il governo

Maschera: chi si nasconde dietro le richieste salariali della polizia boliviana? (foto: La Prensa)

Maschera: chi si nasconde dietro le richieste salariali della polizia boliviana? (foto: La Prensa)

Il sindacalismo nelle forze di polizia ha ultimamente deciso di dare libero sfogo a quella tradizione tutta boliviana di farsi giustizia da sè. Da giovedì scorso, infatti, una disputa salariale sta lasciando il paese senza le proprie forze di pubblica sicurezza, entrate in sciopero ad oltranza, scontratesi in piazza con i sostenitori di Morales ed accusate di essere lo strumento di un tentato golpe orchestrato dalla destra.

Nelle prime ore di ieri, precisamente alle 5:00 del mattino, si era arrivati ad un accordo tra cinque ministri del Governo e i capi sindacali dei poliziotti, in merito all’aumento di stipendio, della tredicesima, del budget della mensa ed altri benefici generici, poi però gli “ammutinati” hanno deciso che era troppo poco, hanno destiuito i loro rappresentanti, eleggendone dei nuovi, che naturalmente il Governo non riconosce.

«Chi ci dice che questi nuovi capi sindacali rappresentino veramente i lavoratori che protestano?», si è chiesto legittimamente il vicepresidente ed ideologo del pachamamismo di Evo Morales, Alvaro Garcia Linera ieri in una conferenza stampa. Tuttavia, visto il potere di ricatto che può vantare un settore del mondo del lavoro come questo, e considerato che sta arrivando alle porte di La Paz una nuova manifestazione indigena, svincolata dai poliziotti, ma pur sempre contro al governo, quest’ultimo non ha certo un gran margine d’azione.
Ieri per esempio, associazioni che sostengono il progetto politico di Evo Morales si sono scontrate in piazza con i poliziotti in sciopero, tutti di rango basso o medio-basso. Teatro del parapiglia, consumatosi secondo i cronisti boliviani a calci, pugni e bastonate, e nel quale sono stati tirati anche dei gas lacrimogeni (sevvebe non sia chiaro a che titolo, visto che nessuno era presente in veste di tutore dell’ordine in servizio), è stata la storica plaza Murillo della capitale, i cui quattro ingressi sono stati chiusi dai poliziotti, che ne hanno fatto un bastione.

Attualmente, un sottuficiale di polizia boliviano prende un minimo di circa 153 euro al mese. Il governo era disposto ad arrivare a 238, garantendo poi il pensionamento con il 100% dello stipendio ed altre concessioni, tra cui, per esempio, la garanzia di impunità per gli scioperanti. Nonostante l’offerta fosse consistente, gli “ammutinati” hanno però rovesciato lo scacchiere e sono tornati sulle barricate. Secondo il vicepresidente Linera, dietro la loro intransigenza c’è il foraggio della destra di Santa Cruz, diretta discendente dell’orrendo golpismo boliviano degli anni Settanta, Ottanta e Novanta, nonchè bianco e perenne avversario dell’indigenismo di Morales.

In termini di partito, Morales è stato eletto ad un secondo mandato consecutivo con un amplissima maggioranza ed ha composto un parlamento in cui detiene più dei due terzi in entrambe le camere. Tuttavia, proprio ieri sia il Congresso, che il ministero degli Esteri hanno dovuto sospendere le attività fino a data da destinarsi per mancanza del personale di sicurezza. Questo come fatto concreto ad espressione del paradosso per cui una legittimità istituzionale di ordine democratico può essere aggirata e sgambettata per un interesse settoriale (legittimo o meno che sia), nell’ancora debole sistema boliviano e quindi, la minaccia di tentativi di destabilizzazione o addirittura di golpe che denunciano i vertici, sia infondo concreta, nonostante la maggioranza elettorale.

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