mercoledì 15 ago 2018

Bolivia: i cileni si preparano alla guerra

Un diplomatico di La Paz attira l’attenzione sulle spese belliche del governo di Piñera, e annuncia: «Sembrano sul punto di scatenare una guerra». Solo qualche mese fa, l’hanno minacciata

Carica: davanti alla minaccia cilena, la Bolivia ha una scarsa prestanza militare (foto: Efe)

Carica: davanti alla minaccia cilena, la Bolivia ha una scarsa prestanza militare (foto: Efe)

La possibilità di avere un porto sul mare per i boliviani non è mai stata accolta di buon grado dai cileni, che al massimo hanno concesso una zona franca, di cui di fatto continuano a beneficiarsi. Di qui a preparare una guerra, però, ce ne passa. Eppure, secondo quanto dichiarato da un funzionario militare del ministero degli Esteri boliviano, questa non è una possibilità remota per Santiago, anzi, a giudicare dalla quantità di denaro destinata al budget per l’armamento, si potrebbe addirittura dire che i cileni sono quasi pronti ad imbracciare le armi.
A parlare, di fatto, è stato il presidente della Direzione Strategica per le Rivendicazioni Marittime (Diremar), Juan Lanchipa, secondo cui il parlamento cileno «sta considerando la nuova strategica di sicurezza e difesa nazionale (ENSYD), come un piano di finanziamento e potenziamento del proprio esercito, sull’arco del biennio 2012-14».
Secondo lo stesso politico, che lavora alle dipendenze degli Esteri di La Paz, poi, «il governo – del presidente cileno Sebastian – Piñera è entrato in una serie di contraddizioni, per cui, anche se a parole mantiene un discorso pacifista, nei fatti adotta provvedimenti che sembrano rappresentare il preludio a una guerra».
Concretamente, il Cile sta vagliando attraverso il proprio Senato una legge che calcola in 3 miliardi di dollari l’anno quanto speso per tutto l’ultimo decennio in armamenti e che stabilisce un limite minimo pari al 70% di questa cifra, come budget per i prossimi 4 anni.
Negli scorsi mesi poi, quando le questioni territoriali con la Bolivia sono tornate in vetta all’agenda diplomatica, il Cile non ha mai esitato nel mandare allo scoperto uno dei suoi funzionari di seconda fila per minacciare la possibilità di scatenare una guerra, nel caso in cui il paese limitrofe avesse continuato a non rispettare quella che Santiago intende essere la corretta applicazione dei trattati internazionali.

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