Argentina, kirchnerismo: crisi di un modello economico, politico e sociale

Da dieci anni l’entourage kirchnerista sta dirigendo un paese che soffre ogni giorno di più i colpi dell’inflazione, le critiche interne ed esterne e la necessità di legittimare le sue posizioni. Il discorso politico e la sua controparte economica perdono pezzi e alla fine toccherà radunarli e sperare

Kirchner: un successo discutibile (foto: Pangea News)

Kirchner: un successo discutibile (foto: Pangea News)

Iniziare un articolo con un aneddoto personale fa perdere allo stesso autorità e oggettività. A volte, però, alcune frasi che si riportano hanno un valore molto più esteso di quello di un modello macroeconomico, politico o di una dichiarazione di un familiare dopo un omicidio. E quello che ho sentito dire recentemente a un economista mi ha fatto molto riflettere sulla realtà argentina.

Chiedevo che opportunità avesse un argentino di risparmiare, comprare una casa ed avere figli, un progetto a lungo termine insomma. Un po’ quello che volevo fare io in realtà, o qualunque giovane della mia età. E la risposta è stata secca, senza sospirare. Come se tutto quello che avesse studiato nelle migliori scuole economiche argentine si fosse frantumato difronte a una realtà che diviene sempre più probabile, senza rimedio.

“Comprare dollari nel mercato nero (oggi sono il 71% più cari del cambio ufficiale) e sperare che non entrino ladri a casa e te li rubino”.

Quest’affermazione porta con se molte sfumature che descrivono l’attuale situazione del paese e prima di tutto la crisi di un modello che ha fatto risorgere l’Argentina dopo un default devastante nel 2001.

Le promesse in quel momento erano diverse però la logica, la stessa: tiriamo avanti finché si può e poi vediamo. Troviamo alleati in America Latina e imprenditori fedeli in Argentina; costruiamo un discorso nazional-populista e cominciamo con l’assistenzialismo. Manovre politiche arcaiche però effettive in un clima post-crisi.

A dieci anni dall’assunzione del primo governo di Nestor Kircher e dopo due mandati consecutivi della moglie Cristina Fernandez la situazione è la seguente: l’economia non funziona più, il protezionismo non ha fatto esplodere lo sviluppo di un’economia diversificata con un forte componente nazionale e dieci anni di crescita quasi costante sono stati spesi per politiche sociali che avevano come unico obiettivo una logica elettorale.

In termini economici, il PIL crescerà quest’anno intorno al 2% mentre l’inflazione è quasi al 30%. L’INDEC, istituto di statistiche argentino, fa un po’ quello che gli viene suggerito dall’esecutivo: truccare le statistiche per dare supporto al discorso politico. Purtroppo, il Fondo Monetario ne è informato, la Banca Mondiale e tutte le istituzioni finanziari internazionali, gli investitori e l’opinione pubblica internazionale anche, con la conseguente perdita di credibilità per l’Argentina e la sua capacità di attrarre nuovi investimenti. Il rischio paese cresce così come i problemi interni.

La banca centrale non può permettersi di finanziare Futbol para todos, planes sociales, e le varie campagne pubblicitarie del governo, però, lo farà lo stesso aumentando il debito pubblico, stampando molti più pesos con i conseguenti problemi inflazionisti, allontanandosi così dalla logica di apparente separazione del potere esecutivo sulle scelte economico-finanziarie.

La politica economica del governo sembra avere ormai un solo obiettivo: frenare la fuga di dollari e lottare l’inflazione. Non fomentare lo sviluppo e la produzione nazionale come millanta da anni. Purtroppo la nuova strategia adottata (congelamento dei prezzi e iniezione con contagocce di dollari nel sistema per almeno dare l’opportunità alle imprese di pagare i pochi prodotti importati) non funziona più. Il governo convoca continuamente, infatti, sedute speciali con i referenti del ministero dell’economia per dipingere il quadro della situazione e trovare analgesici per tirare avanti contro un’influenza generalizzata.

Dal punto di vista politico, il dialogo è polarizzato in una dicotomia compagno, avversario. Tutte le strategie di comunicazione del governo stanno poco a poco scontrandosi con la realtà. Come nel caso della produzione petrolifera, cavallo di battaglia della nuova gestione Kirchner.

In questo caso, a un anno dalla nazionalizzazione di YPF la produzione è calata vertiginosamente e le importazioni energetiche aumentate, considerando che l’Argentina possiede uno dei giacimenti più grandi del mondo (Vaca Muerta), però lo vuole sviluppare solo con soci fedeli, sudditi internazionali desiderosi di assicurare l’autopoiesi del discorso kirchnerista. Però stiamo parlando di molti rischi in gioco e molti soldi sotto forma di investimento sul tavolo. E la pianificazione aziendale anche quella di corto periodo, richiede sicurezze reali e non immaginare, di poca politica e molto pragmatismo.

Dall’altro lato, i primi segni di riduzione delle politiche assistenziali hanno fatto scatenare saccheggi in supermercati, centri commerciali e negozi, con morti e detenuti. E per le strade si è creata una polarizzazione delle posizioni esplosiva. L’opinione pubblica è fratturata, così come l’opposizione, e quello che scrivono i giornali non è del tutto credibile, bensì risponde a logiche di potere politico ed imprenditoriale.

Che fare allora? Comprare dollari, nasconderli e sperare che tutto finisca nuovamente per ricominciare? La logica non è del tutto errata però a pagare saranno sempre gli stessi, gli argentini o almeno solo alcuni di loro. Il sistema si ristrutturerà, si creeranno nuovi consensi politici ed economici e la logica sarà sempre la stessa: aspettare la prossima crisi, salvarsi e reinventarsi?

1 commento

  1. Clotita scrive:

    Buen articulo. Tambien cabe mencionar el proyecyo x (ley antiterrorista que censura la protesta social). Ahora el gobierno la aplicara al campo, a los productores de soja especificamente. Segun Cristi los sojeros son terroristas que con el obejtivo de perjudicarla evitan exportar soja. Ademas el pasado 24 de marzo se refirio a los militantes del PTS (partido de los Trabajadores Socialista) como “rojos”, cualquier similitud con los milicos es pura coincidencia.

    Saludos Clau

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