Argentina come il Brasile: l’esercito nelle baraccopoli, ma per soldi

l’editorialista filo-governativo Horacio Verbitsky, che alimenta i suoi pezzi con i dispacci del servizio segreto, ha spiegato al mondo cosa ci fanno le forze armate argentine nelle baraccopoli: le stanno pacificando allo stile brasiliano, su insistenza di un consulente della Difesa, che lavora anche per un mercante di equipaggiamenti militari

Altolà: temibili narcos attendono l'arrivo dell'Esercito per essere pacificati (foto: FFiorini/PangeaNews)

Altolà: temibili narcos attendono l'arrivo dell'Esercito per essere pacificati (foto: FFiorini/PangeaNews)

Horacio Verbitsky è un tipo così, mentre scrive un editoriale fiume in cui parla del modo in cui l’ex dittatore argentino, Jorge Rafael Videla, abbia recentemente incolpato la Chiesa locale di collaborazionismo con il suo regime, con l’altra mano fa sapere di una comunicazione riservata in cui funzionari argentini chiedono ai loro pari brasiliani di dargli consiglio in merito al modo migliore per pacificare le baraccopoli, così com’è stato fatto dalle loro Forze Armate a Rio de Janeiro.
Ecco spiegato perchè, allora, da un paio di settimane a questa parte sono comparsi elmetti e mimetiche in alcune delle maggiori villas miseria (così gli argentini chiamano le loro baraccopoli) di Buenos Aires, pacificamente intenti a pacificare, distribuendo deboli scodelle di plastica, ripiene di una zuppetta molto trasparente. Precisamente, è stata dislocata la Marina nella Villa31, vicino al centro della capitale, l’Aeronautica Militare a Ciudad Oculta, scenografia del recente film del regista autoctono Pedro Trapero, Elefante Blanco, con il premio Oscar Ricardo Darin, e l’Esercito nei pressi di Campo de Mayo, la più grande base militare di tutto il paese, situata qualche chilometro fuori da Buenos Aires.
Apparentemente, non c’è nulla di male nel fatto che una forza lavoro notoriamente mal usata come quella degli eserciti, venga impiegata per distribuire cibo ai poveri. A destare sospetti, però, è il fatto che in Argentina non sembra esserci alcuna vera necessità di utilizzare la forza per “pacificare” le villas, luoghi certo poverissimi e colpiti dalla criminalità, ma lontani dai casi brasiliani in cui i narcos si erano sostituiti allo Stato, instaurando un potere feudale de facto.
In quelle battaglie che portarono alla pacificazione delle favelas brasiliane, persero la vita molte persone ed i narcos arrivarivarono, per esempio, ad abbattere un elicottero dell’esercito con un razzo. In tanti anni di lavoro nelle villas argentine, i giornalisti di Pangea News hanno visto qualche vecchia pistola a tamburo o delle automatiche Colt 95 fatte con l’impugnatura di una pistola e la canna di un’altra, ma un razzo, mai.
Secondo quanto scrive Verbitsky, che da storico intellettuale di sinistra, ex portavoce dei guerriglieri peronisti di Montoneros durante l’ultima dittatura militare, ormai non si preoccupa nemmeno più di nascondere l’evidente provenienza di intelligence delle proprie fonti, dietro alla pacificazione argentina c’è qualcosa di più impellente della minaccia narco-terrorista, un fattore che supera quest’ultima e che ne è anche il motore: il denaro.
A richiedere la consulenza brasiliana sull’uso degli eserciti nelle baraccopoli, è stato Fabian Calle, già consulente del ministro della Difesa argentino, Arturo Puricelli, nonchè collaboratore del mercante di apparecchiature militari, Mario Montoto. Sarebbe allora un crimine diffamatorio, oppure, un gesto di vera malafede, chiedersi se per caso, dietro alla richiesta di dispiegare le Forze Armate a pacificare un luogo pacifico, non ci sia in realtà il tentativo di vendere materiali militari ad un’istituzione che in tempo di pace ne consuma troppo pochi per le necessità di bilancio dei suoi fornitori?

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